Rimini. Marco Croatti, senatore del M5S: “Concessioni balneari, il nuovo bando-tipo non difende gli interessi generali”.
“Con sei mesi di ritardo rispetto a quanto dichiarato dal governo viene finalmente pubblicata la bozza del bando-tipo e come era facile prevedere gli aspetti centrali e sostanziali del testo vedono l’interesse pubblico sacrificato agli interessi di pochi. Le premesse del bando ammettono per altro che il contenuto è frutto di un confronto con le associazioni di settore e l’Ordine dei commercialisti. Non risulta invece alcun coinvolgimento di cittadini e utenti, associazioni dei consumatori e ambientaliste, né di operatori non ancora presenti sul mercato. Per comprendere questo approccio corporativo del governo è sufficiente valutare alcuni specifici punti del bando. Ne riporto alcuni. Il vantaggio per gli uscenti. Nella ripartizione esemplificativa, fino a un quarto del punteggio può premiare elementi legati alla posizione del concessionario uscente o di operatori già presenti: esperienza pregressa, strutture ricettive confinanti già concessionarie e con gli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni, il vantaggio potrebbe arrivare addirittura ad un terzo del punteggio totale. L’interesse pubblico rimesso alla discrezionalità degli enti. Libero accesso non discriminatorio, equilibrio tra spiagge libere e in concessione, clausola anti-esclusività e compensazioni sulle spiagge libere limitrofe(pulizia, salvamento, accessibilità) sono presentati come facoltativi, previsti “ove previsto” o alternativi a un mero criterio premiale. Servono invece obblighi minimi uniformi, e requisiti minimi che non siano dichiarati “non vincolanti”. I limiti all’accumulo di concessioni. Le soglie di partecipazione e di aggiudicazione sono lasciate in bianco e operano solo nell’ambito del singolo ente concedente. Sono invece indispensabili soglie vincolanti anche su base sovracomunale o regionale, con controlli sui collegamenti societari. Ci sono poi ulteriori, gravi criticità, soprattutto sulla trasparenza degli esiti. Ma il problema più serio è che, nelle parti lasciate alla scelta degli enti, il bando-tipo consolida la posizione di chi già gestisce, mentre le garanzie per la collettività restano opzionali. Dopo quattro anni persi a raccontare menzogne, il governo presenta un bando-tipo nazionale privo di una difesa reale e vincolante dell’interesse generale, della concorrenza effettiva e della trasparenza. È un atto che dimostra ancora una volta l’inadeguatezza dell’esecutivo e la sua enorme distanza dalle esigenze dei territori e dei cittadini. Poiché l’oggetto dei bandi sono beni demaniali di uso collettivo, chiediamo con forza che l’adozione del documento definitivo sia preceduta da una consultazione pubblica aperta a cittadini e utenti, associazioni dei consumatori e ambientaliste con pubblicazione dei contributi ricevuti e delle ragioni del loro accoglimento o rigetto”.











