Rimini. “Dalla parte del suolo”: oltre cento persone in sala.
Pubblico attento e coinvolto, a conferma di quanto fosse sentito il bisogno di affrontare il tema. Protagonista della serata il professor Paolo Pileri, docente al Politecnico di Milano e tra i massimi esperti della materia, che ha illustrato con competenza e franchezza la reale portata del problema. Spazio anche alla voce delle cittadine e dei cittadini, perché viviamo e vivremo sulla nostra pelle i frutti di scelte politiche scellerate. Un disastro che riguarda da vicino la nostra Regione, la nostra Provincia, il nostro Comune.
La serata si è articolata in due momenti: la divulgazione e il dibattito.
Nella prima parte si è chiarito che cos’è davvero il suolo: un ecosistema invisibile, il più fragile e insieme il più vitale del pianeta, grande regolatore climatico e custode di un terzo della biodiversità terrestre, habitat di miliardi di organismi che permettono alle piante di vivere, riserva preziosa d’acqua e fonte di quasi tutto il cibo di cui ci nutriamo.
Alla luce di questo, i dati sul consumo di suolo pesano come macigni. L’Emilia-Romagna è la prima regione cementificatrice d’Italia: nel solo 2023-2024 ha perso 1.013 ettari di suolo, il 13,1% del consumo nazionale. E di quei 1.013 ettari, oltre il 70% (721 ettari) è stato consumato in aree a media pericolosità idraulica: si continua a costruire proprio dove il rischio è più alto. La Provincia di Rimini ha aggiunto altri 24 ettari in un anno, mentre lungo la costa la situazione è ormai al limite: a Rimini oltre il 63% del suolo entro trecento metri dal mare è già cementificato, a Cattolica quasi il 70%.
Il problema, ha spiegato Pileri, è prima di tutto culturale. Per chi governa il territorio, e per buona parte degli urbanisti, il suolo resta una superficie piatta, priva di valore in sé: conta solo ciò che vi si costruisce sopra. Non a caso si parla di “uso” e di “destinazione”, ma mai del suolo per quello che è.
Tra i dati più allarmanti ricordati ieri sera, lo stralcio delle misure più ambiziose del Piano nazionale di ripristino della natura (Prn), chiesto dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) con il plauso dei costruttori: un Piano previsto in attuazione del Regolamento europeo sul ripristino della natura, a tutela della biodiversità e per la neutralità del degrado dei terreni. Nessun sindaco si è opposto. Nessuno.
Eppure gli strumenti per difendere il suolo esistono, e sono due. Il primo è il Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2024, sul ripristino della natura, che modifica il Regolamento (UE) 2022/869 e impegna gli Stati membri a invertire il degrado degli ecosistemi. Il secondo è la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), introdotta in Italia con la Legge 167/2025, che obbliga a misurare preventivamente gli effetti sociali e ambientali delle nuove leggi sulle giovani generazioni e su quelle future. Conoscerli e pretenderne l’applicazione è il primo passo.
Nel dibattito si è parlato anche di due progetti che riguardano da vicino il nostro Comune — l’ampliamento della fiera e il nuovo mercato ittico all’ingrosso di via Sinistra del Porto — grazie alla presenza dei rappresentanti dei due comitati cittadini. Un momento di ascolto e condivisione su una preoccupazione che attraversa l’intera città, non solo i residenti.
“Preziosa”: così il pubblico ha definito la serata. È ora più chiaro perché sia necessario passare al consumo zero. Zero, non riduzione: basta compromessi, è il tempo delle soluzioni. Ma serve cultura, servono conoscenze per porre le domande giuste ad amministratori, tecnici e urbanisti. È l’invito che raccogliamo da Pileri: dotarci degli strumenti per incidere in modo giusto e adeguato, perché la politica torni ad ascoltare la Natura e a mettere al centro il bene comune. Noi non ci fermiamo.
Le associazioni promotrici: Lipu Rimini, Monumenti Vivi Rimini, dnA Rimini, Wwf Rimini, Legambiente Valmarecchia, Arti in Cantiere.













