Rimini. Museo della Città, acquisisce “L’apparizione di Gesù ai discepoli sul lago di Tiberiade” di Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni.
La grande tela, citata dalle guide storiche come una delle migliori opere del pittore e ritornata alla luce dopo più di un secolo, entrerà a far parte del percorso espositivo della Pinacoteca del Museo
Il patrimonio artistico della città si arricchisce di un’opera di grande valore storico e artistico. Il Comune di Rimini ha approvato l’acquisto del dipinto L’apparizione di Gesù ai discepoli sul lago di Tiberiade di Giovanni Laurentini, detto l’Arrigoni (Sant’Agata Feltria, 1550 ca. – Rimini, 1633). Si tratta di un olio su tela di grandi dimensioni (220 x 140 cm), in buono stato di conservazione, databile ai primi anni del Seicento. Il dipinto è di proprietà di un collezionista privato, che lo ha acquisito sul mercato antiquario. L’acquisto avviene per un importo di 20.000 euro. L’opera sarà collocata nella Pinacoteca del Museo della Città “Luigi Tonini”.
In origine il dipinto si trovava nel refettorio dei Canonici Lateranensi di San Marino che sorgeva a fianco della chiesa omonima (poi dei Santi Bartolomeo e Marino, ora detta di Santa Rita da Cascia). Nel 1754 Carlo Francesco Marcheselli, nelle sue Pitture delle chiese di Rimino, lo indicava come «una delle migliori opere di Giovanni Laurentini Ariminese detto l’Arrigoni». Nel 1864 anche Luigi Tonini lo descriveva nella sua Guida del forestiere nella Città di Rimini. Lo storico annotava che la tela si trovava allora «in pessimo stato», pur restando «uno de’ migliori lavori di quel Concittadino». Dopo quella citazione se ne persero le tracce per oltre un secolo.
La tela è stata riscoperta e studiata da Pier Giorgio Pasini, che nel marzo 2013 la presentò come inedita durante la conferenza Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni. Pittura e devozione al tramonto del Manierismo. In quella stessa primavera l’opera fu esposta temporaneamente proprio al Museo della Città, nel marzo 2013. Oggi vi ritorna in modo permanente.
Il dipinto illustra l’ultimo capitolo del Vangelo di Giovanni. Dopo la pesca miracolosa, Gesù risorto appare per la terza volta ai discepoli e cena con loro sulle rive del lago di Tiberiade, con il pane e i pesci appena pescati. È un tema coerente con la destinazione originaria della tela, il refettorio di una comunità religiosa, ma raro nella tradizione pittorica. Ancora più insolita è la composizione: lo sfondo non è il cielo ma l’acqua del lago, come se la scena fosse osservata dall’alto, da un punto di vista vertiginoso. I discepoli formano un gruppo compatto e dinamico, interamente rivolto verso la figura di Cristo. La tela colpisce per lo splendore dei colori e per l’espressività dei volti e dei gesti.
Allievo ideale di Federico Barocci, Giovanni Laurentini è considerato l’ultimo grande artista del Cinquecento riminese. Pier Giorgio Pasini lo definisce l’anello di congiunzione tra il tardo raffaellismo di Bartolomeo Coda e il naturalismo di Guido Cagnacci. Laurentini si formò sulla pittura delicata e luminosa di Barocci. Il viaggio a Roma per il Giubileo del 1600 lo mise poi in contatto con le novità del naturalismo e con i pittori sensibili alla rivoluzione caravaggesca. Di lui si conservano numerose notizie ma poche opere (fra cui una Natività conservata ed esposta nella Chiesa dei Cappuccini nel suo paese natale, Sant’Agata Feltria) perché la Seconda guerra mondiale ha distrutto gran parte dei suoi capolavori, soprattutto le grandi pale d’altare. Finora il Museo della Città possedeva un solo dipinto del pittore, La consegna delle chiavi a San Pietro del 1600. La nuova acquisizione ne diventa l’ideale compagna anche sul piano narrativo.
Una volta completata l’acquisizione, il Comune informerà la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna per l’apposizione del vincolo di tutela sull’opera.
Le dichiarazioni
«Si tratta di una acquisizione importantissima e di un’opera di grande impatto visivo, che ricompare dopo più di un secolo di silenzio», dichiara Alessandro Giovanardi, direttore dei Musei Comunali di Rimini. «Laurentini ha fatto da ponte tra la pittura sensibile e luminosa di Federico Barocci e il naturalismo romano del primo Seicento. Questa tela lo dimostra con chiarezza, sia nelle pose sia nei caratteri delle figure. La sua acquisizione riaccenderà l’attenzione sull’opera del pittore. Soprattutto, apre nuove prospettive di studio sull’arte riminese del primo Seicento, nel punto in cui le fantasie devote della bella maniera incontrano la nascente vocazione al verismo e al luminismo. È un pregiato “innesto” nella ricca serie di opere del nostro Museo. Questa acquisizione, assieme anche al recente deposito alla Biblioteca Gambalunga da parte del Rotary Club Rimini di un importante disegno preparatorio attribuito a Giovanni Laurentini, ci permetterà di valorizzare e ripensare quel periodo a beneficio di cittadini, visitatori, studiosi e studenti.»
«Riportare a casa quest’opera significa restituire alla comunità un pezzo della propria storia – commenta Michele Lari, assessore alla Cultura del Comune di Rimini. Questo dipinto è nato per Rimini ed è stato conservato per secoli in un luogo della nostra città, ora entra stabilmente nelle collezioni pubbliche e sarà visibile a tutti. Questa acquisizione prosegue un lavoro costante di arricchimento delle nostre raccolte. Ne fanno parte il capitello di Roberto Malatesta, arrivato al Museo della Città grazie alla generosità di privati cittadini attraverso l’Art Bonus, e le acquisizioni che hanno ampliato il patrimonio felliniano. È la conferma dell’impegno dell’Amministrazione nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico cittadino. Il Museo della Città deve essere sempre più il luogo in cui Rimini racconta sé stessa, dalle origini romane fino al Novecento».













