Rimini. Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico e consigliera regionale dell’Emilia-Romagna: “Natalità, l’Emilia-Romagna non è immune. Il Pd apra una nuova stagione di politiche per la famiglia»
“L’Italia sta vivendo una delle più gravi emergenze demografiche della sua storia. Nel 2025 sono nati appena 355 mila bambini, il dato più basso mai registrato. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, mentre in Emilia-Romagna si è fermato a 1,22. Numeri che raccontano una crisi strutturale e che impongono una riflessione profonda sulle politiche economiche e sociali del nostro Paese.
Non siamo di fronte a una semplice questione statistica. Se ogni anno i decessi superano di quasi 300 mila unità le nascite, significa che stiamo perdendo popolazione, energie, capacità produttiva e prospettive di sviluppo. È una sfida che riguarda il futuro delle nostre comunità, del welfare, della scuola, della sanità e della stessa competitività del sistema Italia.
Le ragioni di questa crisi sono note. I giovani entrano sempre più tardi nel mondo del lavoro, spesso con contratti precari e salari insufficienti. L’accesso alla casa è diventato difficile, i costi della vita aumentano e mettere al mondo un figlio viene vissuto come un rischio economico più che come una scelta di libertà. A questo si aggiungono servizi ancora insufficienti per l’infanzia e una conciliazione tra lavoro e famiglia che continua a gravare soprattutto sulle donne.
Per questo credo che il Partito Democratico debba fare della natalità una delle grandi priorità della propria proposta politica.
Non servono slogan o misure episodiche. Serve una strategia di lungo periodo che metta insieme crescita economica, giustizia sociale e sostegno concreto alle famiglie.
Dobbiamo continuare a investire negli asili nido, nel tempo pieno scolastico, nei congedi parentali, nei servizi territoriali e nelle politiche che favoriscono l’occupazione femminile. Ma oggi è altrettanto indispensabile affrontare con decisione il tema dei salari e della qualità del lavoro. Non possiamo chiedere ai giovani di costruire una famiglia se non hanno un reddito dignitoso e una prospettiva stabile.
Occorre inoltre rilanciare una grande politica per la casa, favorendo l’accesso all’affitto e all’acquisto della prima abitazione da parte delle giovani coppie. Così come bisogna rafforzare l’Assegno Unico e rendere sempre più universali i servizi educativi nei primi anni di vita.
L’Emilia-Romagna ha costruito negli anni uno dei sistemi di welfare più avanzati del Paese. È una base importante, ma i dati dimostrano che neppure la nostra regione è al riparo dall’inverno demografico. Dobbiamo quindi avere il coraggio di innovare le politiche che hanno fatto crescere la nostra comunità, adattandole ai bisogni delle nuove generazioni.
La natalità non è un tema della destra o della sinistra. È una questione nazionale che riguarda il futuro dell’Italia. Ma proprio il Partito Democratico, forte della propria cultura riformista, può avanzare una proposta credibile che tenga insieme lavoro, diritti, welfare e sviluppo.
Perché mettere al mondo un figlio non deve diventare un lusso riservato a pochi. Deve tornare a essere una scelta possibile, sostenuta da uno Stato che accompagna le famiglie e investe davvero sul proprio futuro”.











