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Home Cultura

Rimini. Quinto Orazio Flacco (Venosa, 8 dicembre 65 a. c. – Roma 27.8.a.c)

Redazione di Redazione
18 Gennaio 2026
in Cultura, Rimini
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
A A

di Vincenzo Sanchini

                                               Libro II

  • Ma Tribazie a fèj prisént A Trebazio a fargli presente

bèh, sla pèna da stè tént,                              bèh, con la penna di stare attento,

-la risposta fin ch’e’ viv                                 -la risposta finchè vive

che li satire u scriv–                                       che le satire lui scrive-

senza tènta puesìa                                         senza tanta poesia,

sa Urazie… a la fac mia.                               con Orazio… la faccio mia.

 

  • Sa Ufeglie pusidént,             Con Ofelio possidente

satira da téna a mént,                                  satira da tenere a Mente,

pla cundana di stravizi                                  per la condanna degli stravizi

‘d quij us sa, ch’i n’ha giudizi.                       di quelli si sa, che non hanno giudizio.

 

Loda sce dla timpirènza,                               Lode si della temperanza,

quèsta insèma… la sustènza.                         questa insomma… la sostanza.

 

  • La pio lènga e sti vèrs                                    La più lunga (326 vv.) e questi versi

bèh, scigùr ch’i va ‘d travèrs:                                   bèh, di sicuro che vanno di traverso:

la pazìa l’argumént,                                      la pazzia l’argomento,

tot j è mat tran u sapiént.                             tutti sono matti tranne il sapiente.

 

‘Na sinténza a dè u spunt,                             Una sentenza a dare lo spunto,

l’è di Stoici… per l’apunt.                              è degli Stoici… per l’appunto

 

  • Sa Urazie per la strèda Con Orazio per la strada

l’è a fè ‘na tchjacarèda                                 è a fare una chiacchierata

un cèrt Caio ch’u j arconta                           un certo Caio che gli racconta

(gli è ‘na masa a fè la conta)                                    (sono molte a fare la conta)

 

dli ricètie dla cusìna                                      delle ricette di cucina

ch’li fa ni…  po l’aqulìna.                               che fanno venire… poi l’acquolina.

 

  • Quij a cacia ‘d tistamént Quelli a caccia di testamenti

contra ‘d lor da tèna a mént,                                   contro di loro da tenere a mente,

sa Tiresia a cunsiglié                                     con Tiresia a consigliare

ma Ulisse da brighè,                                     a Ulisse di brigare,

 

-da i Proci per arfès-                                     -dai Proci per rifarsi-

ma un vètchj… ‘d fèglie fè adès.                    ad un vecchio… di farglielo fare adesso.

 

  • Micinèd po ringraziéd Mecenate poi ringraziato

per la vela avuda indrèd,                              per la villa avuta in passato,

l’è la vita dla campagna                               è la vita della campagna

che u loda, su cumpagna,                             che lui loda, sua compagna,

 

sa cla fèla arpurtèda                                     con quella favola riportata – vv.79-117

di do sòrc… e dimustrèda.                 dei due topi (di città e di campagna) …e   dimostrata.

 

 

  • Dèv, u sèrv a dè lizion ,                                   Davo, il servo a dare lezione,

bèh, sta volta me’ padron,                            bèh, questa volta al padrone,

che ‘ncà lo s’ èn vo sintì                                che anche se non vuole sentire

ma chècdun la da ubdì,                                 a qualcuno deve ubbidire,

 

l’è di Stoici la murèla                                    è degli Stoici la morale

miga tènt… una sturièla.                               mica tanto… una storiella.

 

  • Sa Urazie a stè dmandè Con Orazio stare a domandare

ma Fundaine d’arcuntè                                 a Fundaino di raccontare

ad cla cena se’ padron                                  di quella cena col padrone,

bdòtchj arfat, per l’ucasion,                          pidocchio rifatto, per l’occasione,

 

ch’ancà po s’us dà da fè,                               che anche poi se si dà da fare,

l’ha ‘na masa …d’ amparè.                           ha molto… da imparare.

 

 

  • Bib http://.sapere.it/spere/strumenti/studiafacile/letteretura- latina/augusto/orazio/IL-…
  • Orazio– Le satire A cura di Renato Ghiotto – paperbacks classici latini e greci /11l – Newton Compton editori – i978

 

Gennaio 2019.

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