Rimini-Riccione-Misano-Bellaria-Cattolica-Gabicce Mare-Pesaro. Turismo, almeno meno 15 per cento. Boccheggia anche la Costiera Amalfitana.
Pienone il sabato e la domenica e rallentamento nei primi 5 giorni della settimana.
Tale indicatore economico arriva da un’azienda del Riminese che vende prodotti alimentari di livello medio-alto in tutt’Italia. Afferma l’azienda a chi scrive: “Lo scorso anno la Costiera Amalfitana se l’è cavata meglio del resto dell’Italia. Quest’anno anche loro hanno un segno meno. Nel nostro territorio si fanno dei gran fine settimana; nel resto siamo attorno al meno 15 per cento”.
Gli stessi indicatori sono anche di una primaria azienda che distribuisce prodotti alimentari a bar, alberghi e ristoranti che opera in Romagna e Marche. Quale potrebbe essere la chiave di lettura? Molteplici le risposte. Ci sono ragioni interne ed esterne.
Le interne, sono legate alla qualità dell’accoglienza (umana e professionale), del territorio, di una politica del turismo senza una visione organica di medio e lungo periodo.
Poi ci sono le ragioni esterne: la concorrenza mondiale della vacanza balneare, i disastri geo-politici.
Se la parola crisi nel suo significato originario vuol dire cernita e selezione, il territorio e l’Italia dovrebbero mettere ad un tavolo coloro i quali ne sanno di turismo e cercare di invertire la rotta con un progetto ben fatto capace di lavorare sul medio e lungo arco temporale. Aspettare e continuare come si è sempre fatto, sarebbe un lento declino.













