di Vincenzo Sanchini
C: contadino
M: maestro
- Già che Dante l’è nud fora Già che Dante è venuto fuori
a capesc ch’ èn basta un’ora, capisco che non basta un’ora,
sla Cumedia, la su storia, con la Commedia, la sua storia,
mò èn pèr, isce a mimoria, ma non pare, così a memoria,
ch’ l’ava spés dli grèn paròl che abbia speso delle grandi parole
sla Rumagna e i Rumagnòl. sulla Romagna e i Romagnoli.
- Da quel grande con ragione
ricordata è sta regione,
ma in effetti a guardar bene
non so poi se ci conviene,
perché forse a farsi vanto
di quei versi è solo il canto.
- Bèh, però sa quel ch’l’è stèd Bèh, però con quello che è stato
a Ravèna sistimèd, a Ravenna sistemato,
s’na casèta, l’ultme pòrt, con una casetta, l’ultimo porto,
la su Gèma, i fiol e l’òrt la sua Gemma i figli e l’orto
a pinsè me’ Paradìs a pensare al Paradiso,
cio, amènch un mez surìs… “cio”, almeno un mezzo sorriso…
L’ è è le che che’ purèt E’ lì che quel poveretto
cum ho det l’ha tròv un tèt come ho detto ha trovato un tetto
e scigur ch’ l’ha ringraziéd, e di sicuro ha ringraziato,
mò e’ pjat è n’ ha lichéd. ma il piatto non ha leccato.
- Da Polenta ripagati
son dai versi dedicati Inf. V – Lussuriosi travolti dalla bufera.
alla stirpe con Francesca – Francesca da Rimini, Paolo Malatesta
a narrar della sua tresca “Siede la terra dove nata fui
ed il mare a ricordare su la marina dove ‘l Po discende”… vv. 97- 98
dove il Po va a riposare.
- Tot li vòlt ch’ ai dagh n’ arlèta Tutte le volte che gli dò una “riletta”
a pròv sciopte ‘na grèn strèta provo subito una grande stretta
sa cl’ amor ch’ u j à purtèd con quell’amore che li ha portati
da ‘n curnùd èsa scanèd, ad essere scannati da un cornuto,
e ‘ncà dlà è le a cuclès e anche nell’aldilà a farsi le coccole
tot do insen, a t’e’ cunfès tutti e due insieme, te lo confesso
ch’ l’è perch’ èl dura in etèrne che è perché dura in eterno
che sinò un po’ tl’ Infèrne… che sennò un po’ nell’ Inferno…
- Come un tempo innamorati
è perché lor son dannati,
chè il terrestre in Paradiso
col divino è condiviso,
ma tornando a casa nostra
col poeta sulla giostra,
è nel canto ventisette -Inf. XXVII, consiglieri fraudolenti
che quel genio ci fa (a) fette avvolti nelle fiamme
con quel Guido “cordigliero” – Guido da Montefeltro
frode al Papa consigliero.
- Quel ch’l’ha dmand se pès o guèra Quello che ha chiesto se pace o guerra
j è in Rumagna, la su tèra? c’è in Romagna, la sua terra?
- Sì, risponde che i tiranni
sono ancora a fare i danni
e così per accennare
Malatesta è lì a succhiare.
- Ah! Adès a l’ho prisént, Ah! Adesso l’ho presente,
ch’ è n’ è ‘rmast po tènt cuntént che non è rimasto poi tanto contento
sa chel diavle a mèta in riga con quel diavolo a mettere in riga
ma Francèsch ch’ èn fa ‘na piga, a(san) Francesco che non fa una piega,
cante l’alma u j à scarpìd quando l’anima gli ha strappato
perch’ asòlt senz’ ès pintìd. perché assolto senza essere pentito.
- Mancò a lui la contrizione
e con ciò l’assoluzione
fu di certo invalidata
e chissà se poi c’è stata.
- E pio in gio ti mutilèd E più in giù nei mutilati
un ma Remne l’ha ‘cinèd. uno a Rimini ha accennato.
- E quel Pier da Medicina
ad offrir la ciliegina – Pier da Medicina inf. XXVIII, 73
del Monocolo a chiamare – Malatestino da Rimini, monocolo fin dalla nascita
due di Fano per trattare, – Guido del Cassero
dal vascello poi gettati – Agnolello da Carignano
chiusi in sacco e “mazzerati”, – inf. XXVIII, seminatori di discordie feriti di spada
ma Focara col suo vento da un diavolo. // Fiorenzuola di Focara, XXVIII, 89
ch’ ha nel canto il sopravvento.
- E mla screta t’ che’ paés E alla scritta in quel paese (sopra l’arcata d’ingresso)
og ancora uj si dà pés; oggi ancora si dà peso;
bèla granda è là s’ un mur bella grande là su un muro
a fè spech ancà tu scur. a fare spicco anche al buio.
- Più giù ancora tra i tormenti
poi quel frate dei Godenti,
de’ Manfredi l’Alberigo – Fra Alberigo dei Manfredi, inf. XXXIII, 118
al banchetto con l’intrigo traditori degli amici e dei commensali
pei parenti ch’ ha invitato
e alla frutta trucidato.
un po’ troppo a lamentare
che la pena è da scontare.
- Quel ch’ è bèda mli muligh Quello che bada alle molliche
sa chi datre invec di figh, con quei datteri invece dei fichi,
che po Dante l’ha frighéd che poi Dante ha fregato
s’ la prumèsa fata indréd. con la promessa fatta indietro.
E’ pigior u l’ha disceret, Il peggiore l’ha descritto,
mò ancà… s’ u stèva zet. ma anche… se stava zitto.
- Guido su nel Purgatorio,
sì Duca in quel mortorio, – Guido del Duca, purg. XIV, 81, Invidiosi
chiusi gli occhi per guardare indossano il cilicio e hanno gli occhi cuciti
col cilicio a domandare… col fil di ferro.
che ricorda i tempi andati
con quei nomi snocciolati:
il contrasto ed il rimpianto
tra l’allora e ora il canto.
- E sl’ amigh a n du ch’ l’è nèd E con l’amico (Rinieri da Calboli) dove è nato.
mi cunfìn l’ha po ‘cinèd, ai confini ha poi accennato,
quij alora dla Rumagna quelli allora della Romagna
ch’ og ancora in sla sgavagna. che oggi ancora non si raccapezzano.
- “Tra ‘l Po e ‘l monte e la marina – purg. XIV, 92, (Guido del Duca a parlare)
e ‘l Reno“…in cartolina
dove al posto dei famosi
sono “sterpi velenosi” – L. Ariosto, inizio nell’ Orlando furioso:
e le donne e i cavalieri (purg. XIV,109) -“Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,
a invogliare fino a ieri le cortesie, l’audaci imprese io canto”…
quell’amore e cortesia
parto ormai di fantasia,
pel dolore poi troncare
il discorso e farlo andare.
- Tot sumèd andèda bén Tutto sommato andata bene
sa tot quij ch’ l’è stèd insén, con tutti quelli che è stato insieme,
e la tèra ‘n du ch’ l’è nèda e la terra dove è nata
la Francesca l’ è dvintèda Francesca è diventata
un t’ chi pèst ch’ ancà d’ pasag uno di quei luoghi che anche di passaggio
j è ‘na masa a vlé fè ‘n viag. sono in molti a volere fare un viaggio.
Per adès a fèna basta, Per adesso facciamo basta,
ch’ a dèj drénta…po la s’ guasta. che a dargli dentro…poi si guasta.
- 8. 2004
II
- Francesca da Rimini. Inf. Cerchio II. Lussuriosi. Nacque a Ravenna da Guido il vecchio da Polenta. Fu sposa di Gianciotto Malatesta di Rimini, uomo deforme e potentissimo. Tra il fratello di Gianciotto, Paolo Malatesta e Francesca nacque una passione colpevole che li travolse e li portò ad una tragica fine. Furono infatti uccisi da Gianciotto in un impeto di gelosia. Sbattuta fra le tenebre della bufera, perché nell’offuscamento dell’intelletto si lasciarono trascinare dal turbine delle passioni.
- Guido da Montefeltro. Inf. XXVII. Cerchio VIII, bolgia VIII. Consiglieri fraudolenti. Signorotto ghibellino, famoso e astuto capitano prese parte alle frequenti lotte contro i Guelfi e il papato col quale si inimicò e riconciliò più volte. Bonifacio VIII lo indusse al peccato del consiglio fraudolento, con la promessa, che non può mantenere, di preventiva assoluzione. Avvolti in fiamme aguzze, perché i loro consigli furono scintille che suscitarono incendi.
- Malatestino da Verucchio. Inf. XXVII. Nobile signore di Rimini, violento e sanguinario. Malatesta il vecchio e Malatestino cacciano i denti come succhielli per straziare la città di Rimini.
- Pier da Medicina. Cerchio VIII, IX bolgia. Inf. XXVIII. Seminatori di discordie. Sono mutilati e divisi da demoni, perché fecero altrettanto nel corpo religioso o sociale o nei suoi membri
- Malatestin Due migliori cittadini di Fano. Guido del Cassero e Angiolello da Carignano.
- Dal monte di Focara, tra Catttolica e Pesaro, spirano venti fortissimi che rendono difficile la navigazione in quel tratto di mare: perciò i marinai facevano voti e preghiere per liberarsene.
- Alberigo dei Manfredi. Inf. Cerchio IX, Tolomea. Frode in chi si fida, traditori degli amici. Durante un banchetto, alle frutta, fece uccidere i parenti. Immersi nel ghiaccio colla faccia volta all’insù e con gli occhi coperti di lacrime congelate. Frate dell’ordine dei Godenti, (ordine cavalleresco di S. Maria, così soprannominati dal popolo, per l’agiatezza della vita che conducevano i suoi membri) fu uno dei capi guelfi di Faenza. ‘il peggiore spirito di Romagna’ (vv.154).
- Guido del Duca degli Onesti. XIV, invidiosi, cornice II. Come in vita ebbero i volti lividi dall’invidia, guardarono di malocchio il bene degli altri, tentarono di danneggiarsi a vicenda, così ora sono coperti di vile cilicio, con gli occhi cuciti da un filo di ferro, sorreggendosi scambievolmente con le spalle. Signore ravennate di parte guelfa, fu giudice a Rimini.
- Rinieri dei Paolucci da Calboli, piccolo feudo nella valle del Montone in Romagna, dove oggi è il comune di Rocca San Casciano.
- L’Ariosto fece suo questo verso con l’inizio dell’Orlando furioso.
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