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Cattolica. Dieci anni fa l’addio a Umberto Eco, legami fortissimi con Cattolica e Monte Cerignone

Redazione di Redazione
20 Febbraio 2026
in Cattolica, Cultura
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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Umberto Eco e Marcello Di Bella

Umberto Eco e Marcello Di Bella

Cattolica. Dieci anni fa l’addio a Umberto Eco, legami fortissimi con Cattolica e Monte Cerignone.

A Cattolica insieme all’amico Marcello Di Bella, direttore della biblioteca, diedero vita al ciclo di conferenze “Che cosa fanno oggi i filosofi?”. Per la prima volta, la filosofia esce dalle aule universitarie e si apre agli appassionati. Il successo fu travolgente ed a Cattolica sono arrivati intellettuali di livello assoluto.

Invece, Monte Cerignone era il luogo del buon ritiro da decenni. Era abituale vederlo nel bar a giocare a briscola e tressette. Umberto Eco è stato tra i massimi intellettuali al mondo.

 

Tra i suoi maggiori successi letterari il romanzo ‘Il nome della rosa’ del 1980, che ispirò il film di Jean-Jacques Annaud  e ‘Il pendolo di Foucault’ (1988). Il suo ultimo libro critica al giornalismo, ‘Numero zero’ (LA RECENSIONE ANSA) è stato pubblicato da Bompiani. Oltre che di romanzi di successo internazionale, nella sua lunga carriera Eco è stato autore di numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia.

Nel 1962 Umberto Eco pubblica Opera aperta, analisi di testi letterari in termini strutturalisti a partire da Ulisse di Joyce, che fa discutere e diviene uno dei manifesti della neoavanguardia riunita l’anno dopo nel Gruppo ’63.

Nel 1980 esce invece il romanzo storico medioevale Il nome della rosa, che suscita consensi internazionali, best seller da oltre 12 milioni di copie.

Si svolge tra queste due tappe, meno lontane e diverse di quanto possa apparire, il lavoro di Umberto Eco. Da osservatore ironico e semiologo avvertito oltre che creativo, ha dimostrato in ogni occasione di saper cogliere lo spirito del tempo. Il suo Lector in fabula, saggio del 1979 (non a caso periodo in cui stava scrivendo proprio Il nome della rosa), è appunto il lettore che in un testo, in particolare se creativo, letterario, arriva a far interagire col mondo e le intenzioni dell’autore, il proprio mondo di riferimenti, le proprie associazioni, che possono creare una lettura nuova: ”generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui”. Un”opera aperta’ è proprio quella che più riesce a produrre interpretazioni molteplici, adattandosi al mutare dei tempi e trovando agganci con scienze e discipline diverse.

Una tesi che apparve dirompente in un paese legato alle sue tradizionali categorie estetiche, diviso tra crocianesimo e marxismo storicista. E il discorso di Eco non riguarda, ovviamente solo la forma, la struttura di un’opera, come intesero molti autori di quegli anni, tanto che poco dopo dette alle stampe La struttura assente, che spostava il discorso sulla ricerca semiologica e le sue interazioni. Così, forse, il tentativo più esemplare nel mettere in pratica le sue teorie, è nel 2004 La misteriosa fiamma della regina Loana, romanzo illustrato con foto di libri e riviste, manifesti, tavole di fumetti, che fanno parte del racconto e contribuiscono a far rivivere l’atmosfera dell’epoca (da fine anni ’30 alla guerra) a ogni lettore anche con i propri ricordi.

Insomma, anche un romanzo di un personaggio e studioso di questo tipo, attento alla cultura di massa e già autore di paradossali e ironiche pagine su aspetti minori della realtà raccolte in Diario minimo negli anni ’60, nasce entro questo spettro di riferimenti con una sapienza, non solo costruttiva e intellettuale. E il successo internazionale, col Nome della rosa, di un saggista raffinato, di uno studioso che aveva debuttato laureandosi sui problemi estetici in San Tommaso, finì per suscitare più polemiche delle sue innovative teorie saggistiche. Se in tanti parlano di ”libro geniale e assai notevole” come sintetizzava Maria Corti, ecco che per Geno Pampaloni c’era ”difetto di genio letterario”, Francesco Alberoni lo definiva ”libro privo di emozioni” che deve la sua fortuna all’essere divenuto un feticcio di cultura, mentre Stefano Benni ha ”chiuso a pagina trenta, assalito dalla noia”. Poi verranno gli altri romanzi, altri best seller che ne consolidano la fama e stemperano le astiosità: Il pendolo di Foucault nel 1988, L’isola del giorno prima 1994 e Baudolino 2001, La misteriosa fiamma della regina Loana 2004 e Il cimitero di Praga nel 2010.

Ancora una volta, attraverso la storia nel XIX secolo del tragico e graduale prosperare di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi di Sion, che ispirerà anche Hitler, un romanzo di ampio intreccio, ricco di erudizione divulgata con eleganza e in quella misura che impegna il lettore comune, ma non troppo, introducendolo con sapienza narrativa in una coinvolgente realtà di idee e storica. Fino all’ultimo romanzo sul mondo dei giornalisti e dell’editoria, Numero Zero. Insomma, ragioni per celebrare la grandezza di Umberto Eco ce ne sono molte, basta accettare che siano convissute in questo discreto e simpatico signore, che da amatore suonava il flauto dolce e non temeva certo di esporsi dichiarando le sue idee anche politiche, come ha fatto negli anni berlusconiani, il curioso e ironico autore delle Bustine di minerva o di romanzi ambientati nel passato e lo studioso altamente scientifico del Trattato di semiotica generale.

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