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Home Località Cattolica

Romanzo d’appendice. Capitolo 6. L’onorevole e il malocchio

Redazione di Redazione
24 Aprile 2026
in Cattolica, Cultura
Tempo di lettura : 5 minuti necessari
A A

di Tommaso Giagnolini

Capitolo 6

 

Dopo il loro primo successo nel tesseramento Pino e Lucio vanno ad esaminare le disagiate condizioni dei contadini di Paola.

Domenica 2 febbraio 1919

Erano passati 13 giorni dal tesseramento dei pescatori di Paola e dalla conoscenza del nonno di Mirco, Pino andava sempre in quella via per giocare a carte e a parlare con lui della situazione della città e dei ricordi dei tempi passati.

Un giorno, durante una loro conversazione, il nonnetto guardò negli occhi fissi e quasi docili di Pino e chiese con un tono dubbioso: “Pino mi hanno sempre detto che mio figlio è morto da eroe durante una carica nel dicembre del ’16, credo che eri con lui in trincea; dimmi allora come è morto il mio amato nipotino?”. E Pino stava per rispondergli con la verità, ma a quel pensiero che li balzò in testa, si trovo a disagio e in una apparente ansia. “Cosa hai fatto giovanotto?” domando il nonnino.  “Tutto bene?” domando ancora. E Pino con un filo di voce gli rispose: “E’ una lunga storia!” e iniziò a raccontare la storia della morte di Mirco.

Alla fine il vecchio marinaio iniziò a piangere per la felicità di avere avuto un nipotino così forte e coraggioso e di essersi sacrificato come un eroe, saltando su una mina per salvare gli altri suoi compagni e disse con un tono felice: “Lo sai che i miei antenati si sono sacrificati per Paola o nel lavoro o nella famiglia e dopo aver sentito il sacrificio del mio amato nipote, è ufficiale che lui sia stato il migliore Russo della storia!”.

Il nonno prese un po’ di vino da un’anfora e lo diede un po’ a Pino e i due bevvero in onore di Mirco e della sua dipartita.

Durante la strada del ritorno, incontrò per puro “caso” Lucio che stava ancora fumando uno dei suoi classici e grandi sigari, e quando vide Pino, prima sbuffò in faccia e poi disse rimproverandolo: “Dove eri testa di caprone?!

Ti ricordi che dovevamo andare alle sei a tesserare i contadini fuori città!”. “Scusa, ma ero con un mio amico”. “Dici quel vecchio ubriacone del marinaio?!”. Poi iniziò ad annusarlo come un cane con la sua preda e domandò: “Puzzi di alcool, hai bevuto come una spugna?”, disse arrabbiato Lucio.

Estrasse dal suo bastone da passeggio, un piccolo coltello e lo provò a puntare alla gola e disse: “Provami a fare brutte figure e io ti squarcio la gola!”. E in quel preciso momento a Lucio, gli vennero due occhi rossi a forma di un serpente e la sua voce, a quello squarcio, divenne raccapricciante ma poi tornò in sé e disse con un tono di scuse: “Scusami, ma ero già arrabbiato con gli altri miei soci oggi!”.

Toccò la spalla e si scusò sinceramente, e i due andarono via, ma Pino iniziò ad avere un po’ di dubbi su chi aveva veramente davanti.

Dopo un po’ di strada, andarono nelle grandi campagne di Paola, i contadini che avevano combattuto nella grande guerra quando tornarono a casa dalle bianche montagne delle Alpi, non si trovarono la terra promessa dai politicanti di Roma, anzi i politicanti non gli diedero per niente concessioni, né terre, che vennero più date ai latifondisti più ricchi, che mantenevano i loro guadagni e terre.

Per questo, che nacque la lega dei contadini vicina a vari partiti o associazioni (come per esempio quella dei combattenti), ma nessuna di queste aiutava la loro vita.

Vivevano in case insalubri, spesso combinate con gli animali da stalla e per questo le condizioni di salute erano scarse ed alcune volte inesistenti, e per questo che desideravano un cambiamento radicale.

Quando arrivarono ai campi, dove il grano l’autunno scorso era stato seminato e sarebbe cresciuto in primavera, vi erano due contadini che difendevano il raccolto dai primi storni di uccelli che stavano tornando da sud e dopo quel lungo viaggio, avrebbero avuto molta fame e i chicchi di grano sarebbero stati un’ottima pietanza e i contadini che non avevano neanche i soldi per lo spaventapasseri e non volevano rovinare gli unici vestiti che avevano in dotazione che servivano per vestirsi, stavano loro a controllare i chicchi.

“Visto neanche un uccello oggi in cielo; era meglio che stavamo con le nostre mogli”, disse un contadino, vedendo il cielo grigio a causa delle nuvole. “Ti ricordi l’ultima volta quando siamo andati via che gli uccelli hanno mangiato tutti i semi!?”, disse aggressivamente l’altro.

Lucio in lontananza urlò: “Hei voi! Ci serve parlare con il vostro capo!”. Poi i due li guardarono e uno di loro disse: “Cosa?!”. “Siamo del partito socialista e vogliamo parlare con il vostro capo di lega!”. “Cosa?!”. Urlò ancora: “Ho detto dobbiamo parlare con il vostro capo!”. “Cosa?!” urlò per la terza volta

“Sai una cosa? Vattene a quel paese!”.

I due se ne andarono verso le loro case, dove vi era anche la sede della Lega degli agricoltori: “Cosa ha detto quel pazzo?!”, domando un contadino. “Credo che ci abbia mandato a quel paese”, rispose l’altro.

Pino e Lucio dopo un po’ arrivarono ad un gruppo di case dove si vedeva una grande povertà: vi era fango e animali come maiali e pecore ovunque, e vedendo quella situazione Pino ebbe pieta di loro, ma Lucio si avvicinò e disse: “Non avere pietà di loro, anzi ignorali come fossero ratti in strada!”, ma vedendo Lucio, gli animali sembravano andassero contro.

Quando arrivò un ragazzetto con folti capelli arancioni che trasportava un secchio dal pozzo. “Mi scusi ragazzo!”, disse Lucio avvicinandosi. “Chi sei? Un amico del signor Gallucci?”. Disse il giovane: “Tranquillo Rosso malpelo, siamo del partito socialista e dobbiamo parlare con il vostro capo di lega”. “Perfetto, sembravano non venire mai quel giorno”, disse il ragazzo.  Poi fece il cenno di seguirlo verso una casa e lo seguirono.

Quando il ragazzo aprì la porta di quella piccola e ruvida casa rustica che sembrava quella più bella e resistente del villaggio, i due videro un grande signore parlare con un altro anziano, poi Lucio sbuffò e disse: “Ci scusi, siamo del partito socialista”. Poi quel grande uomo si alzò e si avvicinò e a quel socialista. Disse con un tono furioso: “Voi siete  quei maledetti che ci hanno abbandonato in questo stato!”. “Tranquillo, tranquillo! Siamo qua per collaborare con voi!”. “Collaborare?!”. Disse il signore: “Con voi non voglio più collaborare, perché il  vostro amato sindaco ci ha lasciato nella miseria e poi con la guerra siamo stati messi alle strette!”. “Non è colpa nostra della guerra,  è stato quel pazzo di Gavrilo Princìp a fare iniziare tutto!”. Disse salatamente Lucio: “Ora lasciateci in pace che devo riposarmi!”.

“Un attimo!” disse ancora Lucio, ma a quella frase il signore con le sue grandi mani prese la sua testa e la sbattè contro il muro. “Lasciatemi in pace!” urlò. E Pino provò a difendere il suo amico, provando a fargli perdere la presa: “Vedo che sei forte: allora fammi parlare!”

I suoi occhi divennero verdi e come per magia il signore perse la presa e disse: “Di che vuoi parlare?”. “Ora vattene socio che adesso ci parlo io”. E Pino usci dalla casa e aspetto furio da essa.

Dopo un’ora Lucio usci dalla casa: “Come e andata?” domandò Pino. “Perfettamente!”

“Come ha accettato?”. “E’ stato più facile che rubare delle caramelle a un bambino,  dobbiamo solo parlare con il signore Gallucci e tutto sarà risolto!”. “Con il proprietario terriero?”, domandò sconcertato Pino. Poi i due iniziarono a parlare come fare, poi videro arrivare Morf strisciando come sempre: “Ah, eccoti dove eri andato?” domando Lucio.  I tre tornarono a casa.

Dopo tre ore non vedendo più tornare i due contadini spaventa passeri chiamarono due grandi carabinieri e dopo un po’ di perlustrazioni le trovarono nella loro posizione morti con strani segni sul collo: “Che ne dici di questo?”. Domandò uno di loro, ovvero un ragazzo giovane e biondo. “Non lo so, ma sembrano stati uccisi da qualche grande pitone selvatico dai morsi”, disse il secondo Baffuto

“Camillo una domanda: a inizio anno,  Paola vi erano pochi crimini adesso sono cresciuti tanto!” disse il carabiniere Biondo. “Non lo so, ma questa deve essere o colpa del tempo freddo o del malocchio”, rispose il carabiniere credendo in queste superstizioni.

 

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