di Lorenzo Dolci
– Giuseppe Pala muore nel 1972. Insieme alla famiglia porta avanti un’allevamento di pecore a Tavoleto: agnelli e formaggi. Il figlio Dino è in seminario a Rimini, ha 19 anni. Chiede al vescovo un anno sabbatico per aiutare i famigliari; gli viene concesso. Quando pascola si porta con sé testi di greco e latino. Un giorno passa di lì un cacciatore di Croce di Montecolombo. Incuriosito dalle letture, si ferma a far domande e chiacchierare. Qualche anno dopo, Dino viene invitato dalla fidanzata Antonella (per tutti Anto) a conoscere i genitori. Quel curioso signore di quel famoso giorno era il babbo della morosina.
Dino Pala, sardo di Bitti, insieme alla famiglia arriva a Tavoleto alla fine degli anni Sessanta. Raggiungono i cugini Pintus in Romagna e Marche dagli anni ‘50. I Pala-Pintus hanno qualcosa di unico: il lavoro ben fatto, amanti della cultura ed un profondo senso per il rispetto. Il babbo di Dino quando giunge in queste terre dice ai cinque figli (Sebastiano, Pasqualina, Tonino, Dino e Giovanni): “Ricordatevi, qui siamo ospiti, ci dobbiamo ben comportare…”.
Pastori in Sardegna in Barbagia, pastori tra Marche e Romagna. Nel libro “Una vita… bella e vissuta” (La Piazza Editore, pagine, 186) Dino Pala racconta la saga dei Pala-Pintus (la madre di Dino) in Sardegna e Marche-Romagna. Nei vari mestieri si sono distinti, raggiungendo il vertice. Per molti dire Pintus-Pala significa dire allevamenti di ovini e formaggi. Buonissimi.
Inizia, Dino, con la presentazione della famiglia, includendo la marea di parenti ed anche amici. Per ognuno ha un aneddoto, spesso divertente, a volte un po’ malinconico: mai pesante o triste. Già dal primo capitolo, quello dei genitori e fratelli, se ne coglie lo spirito. Pala racconta le sue esperienze, le amicizie e i preziosi ricordi senza alcuna pretesa di riconoscimento, ma per non dimenticare, e ciò che è stato ed è importante per lui e chi lo conosce.
La bellezza dell’autore è la capacità di raccontare il senso della vita, coinvolgendo anche un estraneo; libro famigliare, dedicato alle persone che conoscono la storia di Pala, anche il lettore fuori riesce a specchiarsi. In fondo, la storia di un uomo può essere la storia di tutti.
I capitoli: La mia famiglia originaria; La mia famiglia attuale; Rosanna e Franca; Sergio e Simonetta; Bitti (Vitzi) (1953 – ‘55); Luogosanto (Locusantu) (1955 – ‘61); Santa Teresa di Gallura (1961 – ‘65); Tempio Pausania (1965 – ‘69); Cuglieri (1969 – ‘70); Marche e Romagna (dal 1970); Seminario di Rimini (1970 – ‘72); Bologna (1974 – ‘77) Università, facoltà di Agraria; Il lavoro (1977 – 2011); Sindaco (2001 – ‘06); Volontariato (2008 – tuttora).
Scrive nella prefazione, la bellissima moglie Antonella: “Questo libro racconta, con semplicità e leggerezza, la storia di un uomo che ha vissuto intensamente ogni capitolo della sua vita, dalla breve infanzia bittese, all’età adulta in quel di Croce piccolo paese della Romagna dove tuttora vive. Il libro raccoglie testi di una vita piena e mai subita, in contesti diversi sia per cultura che per tradizioni, ricordi vivi al cuore e alla mente, aneddoti pieni anche di umorismo, capaci di delineare persone e personaggi di un tempo ormai passato.
Il libro è per lettori noti all’autore, che hanno condiviso con lui parte del suo cammino; a volte per brevi tratti, altre volte per tratti più lunghi, ma sempre lasciando un segno, una relazione. Sì, perché Dino è capace di lasciare il segno, di farsi notare senza mettersi in mostra, e di essere ricordato.
Questo suo scritto vuole essere un dono per tutti coloro che hanno segnato la sua vita; ma io credo che sia soprattutto un inno di ringraziamento per il molto che ha ricevuto e, aggiungo io, per il molto che ha saputo dare”.
I primi capitoli parlano della vita in Sardegna, della quale conserva un bellissimo ricordo, legato all’infanzia e alla gioventù, nonostante fosse un periodo difficile e le scuole, il seminario in particolare, siano state un’esperienza dura. È condita di frasi, detti e motti nell’idioma locale; sapori da genius loci. Divertente l’aneddoto di “Giulietta”, l’asina di famiglia, che si divertiva a cavalcare da bambino, imitando i cow-boys: nel bel mezzo della macchia mediterranea, coll’animale lanciato in velocità, il sottopancia si spezza e il piccolo Dino cade, non molla le briglie e si fa trascinare… Cinematografico.
Questo speciale lessico famigliare lo dovrebbero leggere tutti gli adolescenti e non solo.
A corredo delle belle pagine, un ricco apparato fotografico: i genitori, i famigliari, gli amici, le pecore al pascolo. Istantanee dal sapore comune, che chiunque di noi potrebbe avere in casa. Il libro si legge con la forza di un romanzo di appendice: coinvolge. L’animo è diviso su due cultura: la Sardegna amatissima tutt’ora, e le Marche-Romagna, che lo hanno accolto per i gli studi ed il lavoro. Età adulta che lo vede impegnato non solo nel lavoro, dopo Agraria a Bologna, ma anche nel sociale, nella politica (sindaco a Montecolombo) e soprattutto nel volontariato (papa Giovanni). Con Antonella hanno due figlie: Rossella e Natalia (magistrato).














