La lettera (firmata)
Finalmente c’è il risveglio a Misano Monte, sono arrivati i conquistatori.
No, no, guardate bene, non sono i conquistatori ma i soliti predatori.
Questa storia mi sembra di averla già sentita raccontare da chi l’ha vissuta personalmente.
Poi per averne la conferma basta aprire il volume sulla storia di Misano Adriatico scritto da un misanese doc, il prof Vincenzo Rossi.
La prima rapina avvenuta a Misano Monte è stata quella dell’edificio del Comun trasferito a Misano Mare con la promessa di lasciare almeno i servizi per la popolazione, visto che si spostava di qualche KM.
Il mare voleva dire sviluppo, boom turistico, interessi economici.
La popolazione di allora fece resistenza a questo trasloco e alcuni cittadini perse perfino la libertà.
Per anni l’antico edificio comunale funzionó come scuola elementare e alla fine abbandonato perché si costruì un nuovo edificio scolastico.
Oggi è ancora in attesa dopo 70 anni di un recupero della memoria, che invece fanno gli altri comuni lungimiranti della Romagna per poi sbandierare con orgogli proprie bellezze artistico-storiche. Questa buona pratica servirebbe inoltre a sollecitare l’integrazione della popolazione del territorio grazie all’apertura di progetti e servizi nei locali recuperati dal restauro.
In questa piazza oltre al Municipio esisteva anche un castello con torre e annessa chiesetta, il tutto durante l’ultima guerra venne bombardato.
In ogni paese dopo la guerra c’è stata la ricostruzione, invece qui hanno pensato cancellare tutto. Con il vecchio materiale hanno costruito delle “bellissime” case popolari cosiddetto casermone che sarebbe a ricordo del castello!!).
Con il passare degli anni, dei volontari del paese si sono fatti domande su quel mucchio di sassi rimasti a testimonianza e hanno recuperato almeno la vecchia torre, mancante del campanile e della sua campana. Della chiesetta è stata salvata da “solletici” vicini la statua della Madonna, e guarda caso non è più stata restituita; è stata sostituita con una moderna, un po’ silenziosa, perché, udite udite, sono ritornati i predatori…
Quindici anni fa sempre dei volenterosi si sono presi l’impegno di rileggere il vecchio libro di storia e studiando i documenti hanno creato il PALIO del Capitano.
Castello. Lo scopo principale di quest’evento era il recupero della memoria, la valorizzazione del territorio, la tutela dei cittadini e dell’ambiente e la partecipazione alla vita della comunità locale. Così è stato per diversi anni.
Ora direi che c’è stato un ultimo strappo alle radici di questo paese e senza nessuna resistenza contro questa perdita. Tutto questo comporta sempre più la perdita della memoria da cui segue come diretta conseguenza la mancanza d’integrazione dei cittadini, delle frazioni, dei comitati presenti sul territorio misanese.












