Tratto da lavoce.info
di Gilberto Turati,
Quando il prezzo dei carburanti torna a crescere, torna puntualmente anche la richiesta di ridurre le accise. È accaduto ancora una volta nei giorni scorsi, quando il governo ha annunciato un intervento contro il caro- carburanti e ha dovuto affrontare il problema delle coperture. Tra le ipotesi discusse in Consiglio dei ministri c’era quella di finanziare il taglio delle accise sui carburanti aumentando quelle sui prodotti da fumo. La contrarietà di una parte della maggioranza ha però rapidamente chiuso la possibilità e ha orientato altrove la ricerca di coperture.
La vicenda è comprensibile dal punto di vista politico, soprattutto in estate, quando il prezzo del pieno diventa un indicatore immediato della capacità del governo di rispondere alle difficoltà economiche delle famiglie. Ma discutere le accise soltanto come fonti alternative di gettito rischia di lasciare in ombra una questione più generale: la coerenza tra gli strumenti utilizzati e gli obiettivi che la politica pubblica in materia di salute e ambiente dichiara da tempo di perseguire.
Non sono solo una fonte di gettito
Le accise sui tabacchi e sui carburanti hanno infatti una caratteristica particolare. Sono tributi che non servono soltanto a raccogliere gettito. Contribuiscono anche a far sì che il prezzo rifletta, almeno in parte, i costi che il consumo di quel bene impone alla collettività: nel caso del tabacco, quelli legati alle malattie provocate dal fumo; nel caso dei carburanti, quelli derivanti dall’inquinamento atmosferico e dalle emissioni di gas serra. La loro funzione è quindi duplice: finanziare la spesa pubblica e orientare i comportamenti individuali.
Gli incentivi di prezzo possono contribuire a modificare i comportamenti, ma raramente bastano da soli. La loro efficacia dipende anche dall’informazione disponibile e dall’esistenza di alternative concrete. Per questo la prevenzione del tabagismo richiede informazione e regolazione, mentre la transizione ambientale richiede trasporto pubblico, infrastrutture e innovazione. Le accise sono dunque uno strumento importante, ma devono essere inserite in una strategia più ampia.
Da questa constatazione non segue, tuttavia, che le accise possano essere considerate soltanto uno strumento di gettito, da aumentare o ridurre secondo le esigenze di copertura o per attenuare temporaneamente la spesa dei consumatori. Se la prevenzione del tabagismo e la riduzione dell’inquinamento sono obiettivi di interesse pubblico, è difficile sostenere che le accise possano essere valutate esclusivamente in termini di risorse che producono, dimenticando la funzione che svolgono nel promuovere comportamenti coerenti con gli obiettivi di salute pubblica e di tutela dell’ambiente. Proprio perché nessun singolo strumento è risolutivo, le politiche pubbliche dovrebbero essere progettate in modo che interventi diversi operino nella stessa direzione, rafforzandosi reciprocamente.
La coerenza che non si vede
È questa, forse, la domanda che si dovrebbe fare il governo. Non tanto se aumentare o ridurre una determinata accisa, quanto se i diversi strumenti risultino coerenti con gli obiettivi di salute pubblica e di tutela dell’ambiente che il nostro paese afferma da tempo di perseguire. Le politiche pubbliche vengono spesso discusse per compartimenti separati: il fisco da una parte, la sanità dall’altra, l’ambiente da un’altra ancora. Eppure, gli stessi strumenti possono concorrere contemporaneamente a finalità diverse. La coerenza delle politiche non garantisce il successo di una riforma. L’incoerenza, invece, ne riduce quasi sempre le probabilità di riuscita.
Lo stesso principio si applica agli obiettivi distributivi. Se l’intenzione del governo è aiutare le famiglie che incontrano maggiori difficoltà a sostenere il costo dei carburanti, un taglio generalizzato delle accise è uno strumento poco coerente, perché riduce il prezzo per tutti, indipendentemente dal reddito e dall’effettivo bisogno. Un trasferimento mirato alle famiglie più esposte sarebbe più coerente con quell’obiettivo e consentirebbe, nello stesso tempo, di preservare la funzione delle accise nel correggere i costi sociali associati al consumo dei carburanti (se ne è discusso su lavoce.info, per esempio qui e qui). Obiettivi diversi richiedono strumenti diversi. Alcune esperienze internazionali mostrano che è possibile conciliare i due obiettivi: mantenere la funzione correttiva delle accise e utilizzare parte del gettito per compensare chi è più esposto ai loro effetti redistributivi. È la logica che ispira il cosiddetto carbon dividend: utilizzare parte del gettito della carbon tax per finanziare trasferimenti alle famiglie, preservando così la funzione correttiva del tributo.
Naturalmente, se cambia l’obiettivo, cambia anche la logica della scelta. Se si persegue quello di massimizzare il consenso nel breve periodo, un taglio generalizzato delle accise ha il vantaggio di essere immediatamente visibile. Ma proprio perché il beneficio è distribuito su una platea molto ampia, deve essere sufficientemente consistente da risultare percepibile dai consumatori. In caso contrario, rischia di non modificare né i consumi né i voti.
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