• Chi siamo
  • Redazione
  • Collabora con noi
  • Pubblicità
  • Contatti
MENSILE DI POLITICA ECONOMIA CULTURA SPORT E COSTUME DELLE PROVINCE DI RIMINI E PESARO - TEL. 0541-611070
martedì, Settembre 15, 2026
23 °c
Rimini
22 ° Mer
23 ° Gio
  • Login
 
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino
 
  • Politica
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • CRONACA
    • DALLA NOSTRA TERRA
    • LA BUONA TAVOLA
    • L’OPINIONE
    • L’ALTRA PAGINA
    • VARIE
    • SPIEGA L’ESPERTO
  • Inchieste
No Result
View All Result
  • Politica
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • CRONACA
    • DALLA NOSTRA TERRA
    • LA BUONA TAVOLA
    • L’OPINIONE
    • L’ALTRA PAGINA
    • VARIE
    • SPIEGA L’ESPERTO
  • Inchieste
No Result
View All Result
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino
Home Economia

Economia. Urge un piano di ricollocazione per i lavoratori ex Ilva

Redazione di Redazione
15 Settembre 2026
in Economia
Tempo di lettura : 5 minuti necessari
A A
Vignetta di Cecco

Vignetta di Cecco

Tratto da lavoce.info

Di Lucia Valente, professore ordinario di Diritto del lavoro nel Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza

 

I giudici hanno confermato la sospensione dell’attività dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Per i lavoratori la situazione si fa critica. Però l’Istat registra la crescita degli occupati e della domanda di manodopera anche nel Mezzogiorno.

Il diritto dei cittadini alla salute prevale sull’esigenza di produrre acciaio

La corte d’appello di Milano nel mese di luglio, con decreto confermato in sede di reclamo, ha stabilito che entro ottobre l’area a caldo dello stabilimento di Taranto deve essere sospesa. Per due ragioni: deve essere rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti anche confinati (cowper); e occorre ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza.

Per la corte milanese tra il diritto dell’acciaieria all’esercizio dell’impresa autorizzata dalla pubblica amministrazione e quello dei cittadini alla salute e al rispetto del limite di tollerabilità delle immissioni di polveri sottili PM10 e PM2,5, non può che prevalere quest’ultimo (principio reiteratamente affermato, senza contrasti, dalla giurisprudenza di legittimità ed europea). La pubblica amministrazione con la sua autorizzazione e controllo (e qui il riferimento va all’autorizzazione integrata ambientale) non può ledere né affievolire, con i suoi provvedimenti di proroga e deroghe ai parametri di sicurezza, un diritto soggettivo fondamentale come quello alla salute.

In pratica il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 (e dall’articolo 9 per la tutela dell’ambiente nell’interesse delle future generazioni e dall’articolo 41) della Costituzione, opera anche nelle relazioni private, e limita l’esercizio dei pubblici poteri, nel senso che esso è vincolante anche per le amministrazioni pubbliche, le quali non hanno alcun potere, neppure per motivi di interesse pubblico, di pregiudicarlo direttamente o indirettamente.

È quindi illusorio pensare che in Italia si possa continuare a produrre acciaio primario ai danni di cittadini e lavoratori se non si cambia il sistema di produzione eliminando definitivamente l’amianto e le emissioni nocive che interessano l’area a caldo dello stabilimento di Taranto. È dal 2012 che se ne parla, ma nessuno finora è riuscito a rispettare questo principio sostituendo gli altoforni a combustibile fossile con i forni elettrici.

Va anche detto che lo stabilimento ex Ilva non produce solo acciaio: produce anche perdite per circa 20 milioni al mese. Tutte le società in amministrazione straordinaria sono in perdita. Il passivo di Acciaierie d’Italia spa si aggira attorno ai 5 miliardi, mentre quello dell’ex Ilva ammonta a circa 6,6 miliardi. Tra i creditori. oltre ai lavoratori, vi sono le banche, i fornitori (per esempio la Snam per il gas), lo stato (che ha prestato solo nell’ultimo anno 390 milioni ad Adi) e gli enti locali (per primo il comune di Taranto).

In una situazione di questo genere non è possibile pensare, come taluno fa, di accollare la massa debitoria allo Stato attraverso la nazionalizzazione. O di accollare il rischio di gestire lo stabilimento a “cordate” di operatori privati che non sarebbero certo in grado di pagare i debiti maturati fin qui e dovrebbero quindi comunque esserne esonerate.

Insomma, le soluzioni per l’attuazione del piano di decarbonizzazione presentato a novembre scorso dal governo non sono a portata di mano e la situazione è ormai divenuta ingestibile. Il punto è che lo spegnimento dell’area a caldo e con essa la cessazione della produzione di acciaio primario, comporterà inevitabilmente una dichiarazione di esubero anche dei lavoratori addetti allo stabilimento di Taranto.

Crescono gli occupati e le opportunità di lavoro anche nel Mezzogiorno

Nelle stesse ore in cui la magistratura milanese prendeva, suo malgrado, il posto della politica, l’Istat ci ha fatto sapere che nel secondo trimestre 2026, dopo il rallentamento del precedente trimestre, si è accentuata la crescita tendenziale del numero di occupati, che ha raggiunto 24 milioni 447mila unità (+246mila, +1 per cento rispetto all’anno scorso). Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,9 per cento (-0,7 punti), per giunta con un calo più pronunciato tra le donne, i residenti nel Mezzogiorno e i giovani.

La diminuzione dei disoccupati riguarda sia quanti hanno precedenti esperienze di lavoro sia quanti sono alla ricerca della prima occupazione; la diminuzione coinvolge soprattutto coloro che cercano lavoro da almeno 12 mesi, la cui quota, sul totale dei disoccupati, scende al 47,7 per cento (-4,3 punti), per un totale di 731mila persone. Anche le rilevazioni mensili del sistema informativo Excelsior realizzate da Unioncamere in accordo con il ministero del Lavoro confermano il trend generale nazionale all’aumento della difficoltà di reperimento di personale da parte delle imprese (skill shortage) che nella regione Puglia nel periodo di luglio/settembre si esprime in un 38,5 per cento di vacancies che restano scoperte a lungo per difetto di offerta. E tra le professioni più ricercate nella regione compaiono quelle relative agli operai specializzati e conduttori di impianti e macchinari (entrate previste nel mese di settembre 11.680 con difficoltà di reperimento per mancanza di candidati pari al 27,9 per cento): una sorta di “serbatoio occupazionale” attualmente inutilizzato, che consentirebbe agevolmente di assorbire tutto il personale destinato a perdere il posto presso l’ex Ilva, se venissero attivati subito i percorsi personalizzati e gli incentivi economici adeguati per favorire e sostenere la mobilità dei lavoratori intra-regionale.

Questi numeri nel loro complesso sono incoraggianti e suggeriscono di pensare a un serio piano per la salvaguardia dei livelli occupazionali nella zona di Taranto. Se si guarda con attenzione al mismatch tra domanda e offerta di lavoro, al pensionamento dei baby boomer nei prossimi anni, all’obsolescenza dei profili professionali si capisce quanto importante, anche da un punto di vista macro-economico, sia mettere mano a un effettivo piano di riqualificazione e di ricollocazione dei lavoratori il cui posto di lavoro nell’acciaieria non ha più un futuro (ne ha scritto anche Pietro Ichino qualche anno fa).

Un piano per la riqualificazione e la ricollocazione

Fino a oggi nessun ente a ciò preposto (ministero del lavoro, Sviluppo lavoro Italia spa, Inapp, Regione Puglia) ha elaborato un piano di politiche attive per i lavoratori interessati dalla crisi dello stabilimento. Nel piano per la decarbonizzazione presentato a Palazzo Chigi lo scorso novembre ben 6mila lavoratori interni risultano in cassa integrazione. A questi vanno aggiunti i lavoratori dell’indotto. Nello stesso piano si dà atto di un Tavolo Taranto insediato al ministero delle Imprese e del made in Italy lo scorso maggio per la reindustrializzazione delle aree sia interne sia esterne allo stabilimento. L’idea è favorire l’insediamento di nuove imprese nel campo della carpenteria metallica, energie rinnovabili, logistica, innovazione digitale, automotive, ferrovie, nautica, agrivoltaico, idrogeno, eolico off shore e intelligenza artificiale. Nello stesso progetto il Governo e la Regione Puglia si sono impegnati a garantire l’attuazione del piano di decarbonizzazione in quattro anni e l’immediata disponibilità per realizzare l’impianto Dri (Direct Reduced Iron): un impianto di preridotto di ferro per la decarbonizzazione del sito siderurgico. Se avverrà per davvero, tra quattro anni potremmo dire che una parte, forse meno della metà, dei lavoratori attualmente in forza avranno continuato a lavorare nell’acciaieria. Ma per tutti gli altri occorrerà preparare servizi e misure di politica attiva, con particolare riferimento ai percorsi di riqualificazione e aggiornamento delle competenze, mirati al reimpiego di lavoratori appartenenti al bacino del siderurgico di Taranto, attraverso la cooperazione di tutti i soggetti competenti sopra indicati e l’integrazione delle risorse disponibili anche di fonte europea. I dati incoraggianti dell’Istat depongono a favore di una soluzione che non pesi più sui contribuenti, come è fin ora accaduto, con la cassa integrazione sine die e senza speranza, ma che dia un futuro occupazionale concreto ai lavoratori dell’acciaieria e all’intera città di Taranto.

Lavoce è di tutti: sostienila!
Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

SOSTIENI lavoce

Articolo precedente

Rimini. Ponte di Tiberio incappucciato per il restauro. Fine lavori entro Natale

Articolo seguente

Rimini. “Dalla parte del suolo. Per salvare dal cemento le nostre città”, conferenza con Paolo Pileri il 18 settembre alle 21 alla Sala polivalente delle Celle

Redazione

Redazione

REDAZIONE LA PIAZZA

Articoli Collegati

Massimo Cecchini
Economia

Pesaro. Massimo Cecchini: “Per Confindustria Marche priorità agli obiettivi, poi il nome del nuovo presidente”

11 Settembre 2026
Cultura

Riccione. Riccione Coraggiosa: “Bandi concessioni, no al Project financing. I beni comuni non sono appannaggio di pochi e dei loro eredi”

11 Settembre 2026
Economia

Rimini. Confesercenti: “Aumento dei tassi, aggravio di 460 milioni l’anno per le piccole imprese”

11 Settembre 2026
Riccione
Economia

Riccione. Spiagge, bandi per le prime 14 concessioni balneari di proprietà privata

10 Settembre 2026
Il quartiere fieristico di Rimini
Economia

Rimini. Sigep 2027, Vietnam ospite. Nazione in forte crescita

8 Settembre 2026
Vignetta di Cecco
Economia

Economia. Il recupero dei salari non vale per tutti

6 Settembre 2026
Filippo Sacchetti
Cultura

Santarcangelo di Romagna. Osservazioni al Pug, prorogate al 28 ottobre. Terzo incontro sul Piano regolatore il 9 settembre

6 Settembre 2026
Economia

Misano. International Bike Festival: 65mila presenze in tre giorni

6 Settembre 2026
Mostra più articoli
Articolo seguente

Rimini. "Dalla parte del suolo. Per salvare dal cemento le nostre città", conferenza con Paolo Pileri il 18 settembre alle 21 alla Sala polivalente delle Celle

Ricerca articoli e archivi

No Result
View All Result

Articoli

gruppo292.com

Articoli recenti

  • Rimini. “Dalla parte del suolo. Per salvare dal cemento le nostre città”, conferenza con Paolo Pileri il 18 settembre alle 21 alla Sala polivalente delle Celle 15 Settembre 2026
  • Economia. Urge un piano di ricollocazione per i lavoratori ex Ilva 15 Settembre 2026
  • Rimini. Ponte di Tiberio incappucciato per il restauro. Fine lavori entro Natale 15 Settembre 2026
  • Riccione. Libertas Centro Karate, campionati italiani a squadre: argento nella categoria kata femminile e un bronzo nella categoria kata maschile 15 Settembre 2026
  • Verucchio. Inizio scuola, il sindaco Lara Gobbi in visita agli studenti (778) e personale 15 Settembre 2026
La Piazza | Notizie, Politica, Economia, Cultura e Società dalla Provincia di Rimini e Pesaro-Urbino

© 2025 .292-

La Piazza delle province di Rimini e Pesaro. Redazione : Piazza Gramsci, 34 - 47843 Misano Adriatico | p.iva 02540310402

  • Chi siamo
  • Redazione
  • Collabora con noi
  • Pubblicità
  • Contatti

Direttore Responsabile: Giovanni Cioria

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • Home
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
  • Sport
  • Turismo
  • Eventi
  • Rubriche
    • Cronaca
    • Dalla nostra terra
    • La buona tavola
    • L’opinione
    • L’altra pagina
    • Spiega l’esperto
  • L’inchiesta
  • Redazione
  • Pubblicità
  • Contatti

© 2025 .292-