Giornate del Fai (Fondo per l’ambiente italiano) in provincia di Rimini il 10 e 11 ottobre: aperti Palazzo del Poggiano (Orario Sabato: 15:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Note: Turni di visita ogni 20 minuti, gruppi di massimo 15 persone.
Domenica: 10:30 – 12:30 / 14:30 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30)
Note: Turni di visita ogni 20 minuti, gruppi di massimo 15 persone)
e Santa Maria delle Grazie a Covignano (Orario Sabato: 14:30 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Domenica: 14:00 – 18:30 (ultimo ingresso 17:30)
Le Giornate FAI sono eventi di raccolta fondi: partecipare a ogni visita con una donazione significa sostenere la missione della Fondazione. In caso di particolare affluenza l’ingresso al luogo potrebbe non essere garantito. Chi ha la tessera FAI o fa la tessera direttamente in loco, ha diritto all’accesso prioritario.
POGGIANO
Il Palazzo del Poggiano è un’antica residenza nobiliare fortificata del XIV secolo situata ad un chilometro da Poggio Berni (oggi comune di Poggio Torriana) all’interno di un giardino storico con piante secolari, sulle colline dell’entroterra riminese in una zona in cui si concentravano molte risorse economiche (l’esistenza di un mulino sito a “Pozano” è documentata già dalla metà del ‘200) e che vede nel raggio di pochi chilometri la presenza di altre strutture malatestiane.
Fu fondato nella prima metà del Trecento come residenza di campagna e casino di caccia della signoria dei Malatesta di Rimini. Chiamato anticamente “Tumba Pozani” o “Tomba Poggiano” (il termine “Tumba” indicava un complesso fortificato con terre di giurisdizione), successivamente è appartenuto a diverse importanti casate, tra cui i Bentivoglio, i Montefeltro, i Nardini, i Della Rovere, i Doria, i Gonzaga, i Medici, sino ad arrivare, alla famiglia Tosi (XIX secolo). Alla Seconda Guerra Mondiale sono seguiti anni di degrado, fino al recente restauro (2000–2008) voluto dagli attuali proprietari.
La bellezza del palazzo racconta le epoche che ha attraversato. Conserva la struttura originaria massiccia a pianta quadrangolare dei fortilizi rurali difensivi e il cortile interno con le tracce del grande pozzo. Il recente restauro ha risanato l’antica residenza nel pieno rispetto della sua autenticità. Ancora oggi si può ammirare un frantoio adiacente alle cucine, testimonianza di una tradizione olearia secolare. Sono visibili le modifiche e gli ampliamenti che si sono sovrapposti nel corso dei secoli, come la piccola chiesa affrescata (XIX secolo) o la suggestiva scalinata seicentesca che conduce alla corte. Gli arredi e i decori del piano nobile risalgono alla nobile famiglia locale Tosi (1834-1940), alla quale si deve una parziale trasformazione in stile neogotico, con l’inserimento di decorazioni in cotto, e l’eleganza degli interni, impreziositi da originali arredi d’epoca. Il palazzo si affaccia su colline caratterizzate da oliveti ed è immerso in un grande parco che già nel Medioevo presentava una fitta vegetazione, con querce pluricentenarie sopravvissute fino a oggi. Nell’Ottocento si è arricchito di numerose nuove alberature, tra cui il suggestivo viale dei tigli.
ANTICA VIA CRUCIS E SANTUARIO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE
Il Santuario Santa Maria delle Grazie nasce secondo la leggenda nel 1286: un pastore intagliò in un tronco una statua della Madonna, completata da due angeli che la trasportarono via mare fino a Venezia, dove è tuttora venerata come “Madonna di Rimini”. I riminesi eressero sul luogo una cappella, sostituita nel 1391 da una chiesa (l’attuale navata destra), ampliata nel 1400 e nel 1578 (costruita la navata sinistra) e completata nel 1860. Danneggiata dai bombardamenti del 1943-44, fu ricostruita nel 1955; restauri del 1998-99 hanno recuperato affreschi del XVI-XVII sec. La Via Crucis è documentata dal 1550, quando furono erette le prime piccole celle in legno; nel 1690 fu acciottolato il viale, nel 1695 ritoccati i dipinti e nel 1750 Padre Lorenzo da Bologna aggiunse le altre 6 cappelle.
Superata la facciata, con frammenti di affreschi del primo ‘400, il Santuario Santa Maria delle Grazie si presenta come uno straordinario e prezioso palinsesto: un portalino gotico introduce ad una spoglia chiesa “moderna”, che comunica con una navata cinquecentesca coperta da un soffitto ligneo a “carena di nave” di epoca medievale e ornata alle pareti da affreschi seicenteschi, aperta su cappelle con ancone barocche e conclusa da un’abside impreziosita dalla Annunciazione di Ottaviano Nelli da Gubbio (prima della prima metà ‘400). Tutto questo è conseguenza della stratificazione degli avvenimenti susseguitisi; è dunque ricchezza di storia e di fede, una ininterrotta devozione a Maria. Nel convento è presente un piccolo museo con oggetti e documenti raccolti dai Frati minori durante le missioni di evangelizzazione in Cina, America latina e Africa. Gli attuali pannelli nelle cellette della Via Crucis sono opera di Elio Morri (Rimini, 1913-1992) – uno degli artisti più significativi del panorama riminese del Novecento -, realizzati tra il ’48 e il ’54, ceramicati da Anselmo Bucci, dopo che i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale avevano distrutto quelli in cotto di metà del ‘700 del bolognese Carlo Sarti. Frammenti delle terrecotte del Sarti sono conservate nel bel chiostro.
Santuario di Santa delle Grazie











