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Home Località Riccione

La prima volta del treno a Riccione, gennaio del 1862

Redazione di Redazione
19 Dicembre 2011
in Riccione
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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LA STORIA

di Fosco Rocchetta

– Un manifesto della fine del 1861, stampato dalla Tipografia Albertini di Rimini, testualmente enunciava: “I Riccionesi hanno ottenuta una Fermata del Treno della Ferrovia presso il loro abitato col giorno primo Gennaro 1862. Essi si fanno pregio di portarlo a cognizione delle popolazioni dei vicini Paesi, perché possano giovarsi della graziosa concessione. Dal canto loro offrono le migliori premure, e si ripromettono che non mancheranno quelle opportune comodità che sono richieste dalla esigenza dei Viaggiatori”.
Il tratto Bologna-Ancona, era stato aperto in pompa magna meno di due mesi prima da Vittorio Emanuele II il 10 novembre 1861. Un avviso dell’epoca riportava queste parole: “Concittadini! Il più legittimo fra i regnanti, il Re Galantuomo, l’Idolo de’ popoli Italiani, VITTORIO EMANUELE II domani sarà fra noi. Sarà fra noi ad inaugurare il tronco della ferrovia, che ci congiunge ai Fratelli delle Marche; di quella ferrovia che ci fu sempre negata, come simbolo di perdizione, dalla più stolta delle Tirannidi… ostinata nel suo connubio collo Straniero…” .
Proviamo ad immaginare, andando con la mente a ritroso nel tempo, quali emozioni abbia potuto suscitare nella popolazione riccionese, quella breve fermata su una landa sabbiosa, d’un convoglio trainato da una sbuffante locomotiva a vapore! Sicuramente, il coronamento d’un sogno a pochi mesi dall’apertura della linea Bologna-Ancona, se non altro per chi s’era battuto con maggiore determinazione perché, da subito, avendone compreso il valore “rivoluzionario”, quell’innovativo mezzo di locomozione, sostasse anche a Riccione. In primis si annovera un prete, don Carlo Tonini(1805-post 1878), ritenuto a ragione con Mary Boorman Wheeler in Ceccarini, Felice Carlo Pullè, e Giacinto Martinelli, uno dei personaggi cruciali per la crescita sociale, economica e civile della futura “Perla verde dell’Adriatico”. Ad ogni buon conto, dobbiamo constatare, non senza un certo rammarico, che a differenza dei due citati protagonisti, doverosamente ricordati in vario modo, non v’è stata un’amministrazione che dall’autonomia comunale del 1922 ad oggi, si sia degnata di dedicargli una via, o di onorarlo con un monumento o una lapide. In anni recenti sono state intestate diverse vie o piazze a persone meritevoli, ma non certamente paragonabili, per spessore culturale ed ampiezza delle vedute, a quel parroco, che ha avuto un ruolo prioritario nella promozione di Riccione come stazione balneare, fin dall’ultimo quarto dell”800. La fermata del treno, nel volgere di pochi anni, muterà il destino d’una misera borgata di Rimini, com’era definita allora Riccione, ponendo le basi d’uno sviluppo via via legato alla sorgente industria dell’ospitalità. Le trasformazioni saranno infatti già chiaramente palesi, in seguito alla costruzione degli ospizi marini, dei villini, dei capanni sulla spiaggia, dei primi alberghi, e di alcuni “arcaici” locali d’intrattenimento. L’ instancabile opera di don Tonini in favore dei riccionesi, si concretizzò altresì nell’avvio del movimento turistico, tramite l’accoglienza dei bambini scrofolosi presso le case del paese, e nella particolare attenzione rivolta all’istruzione dei giovani, fondamento per una comunità che andava sempre più recependo il valore della propria identità. “Non è mai troppo tardi”, era il titolo d’una trasmissione televisiva degli anni ’60 del Novecento, con il fine d’insegnare a leggere e scrivere agli italiani che non erano ancora in grado di farlo. Sarebbe quindi certamente lodevole un’iniziativa, non effimera, quale l’intestazione d’una via, o la posa d’un monumento, a ricordo d’un personaggio che tanto ha fatto per il progresso della comunità locale. In tal modo, si assolverebbe un debito di gratitudine che Riccione, com’è riconosciuto da tanti cittadini, ha nei confronti d’un convinto precursore del proprio movimento turistico.

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