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Home Senza categoria

Sanità, Giudici: “Ma l’Asl unica di Romagna è veramente necessaria?”

Redazione di Redazione
30 Settembre 2022
in Senza categoria
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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Il tema è caldo, anzi caldissimo. La riorganizzazione istituzionale del territorio prevede (anche) la revisione dell’attuale assetto della Sanità pubblica. E le dichiarazioni sono a dir poco catastrofiste. “Se ci saranno altri tagli, il sistema sanitario regionale salta” è arrivato a dire ieri Carlo Lusenti (foto), assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna.

Dalle nostre parti, scampata per un soffio la chiusura dei “piccoli” ospedali (in provincia di Rimini i nosocomi interessati sarebbero stati tre su cinque ovvero Novafeltria, Santarcangelo e Cattolica) rimangono gli “slanci” da fuori per aggiudicarsi la sede “dell’Asl unica”. Circola, con sempre maggiore insistenza, il nome di Cesena. Sarà. In realtà, lo scenario più “inquietante” è  relativo al possibile “svuotamento” delle eccellenze sanitarie locali conquistate in tutti questi anni a suon di investimenti milionari pubblici. Ad intervenire sul tema con una nota congiunta sono stati il presidente della provincia di Rimini, Stefano Vitali, e il sindaco Andrea Gnassi. A fargli da contraltare ci ha pensato, in particolare,  il consigliere comunale Eraldo Giudici. Vediamo che cosa hanno detto.

“Il dibattito politico e tecnico sull’ipotesi di costituire un’unica Azienda sanitaria della Romagna – dicono i due pubblici amministratori – non ha bisogno di maldestri diktat ‘che, purtroppo, continuano a provenire da alcuni amministratori. La salute è qualcosa di più delicato e di più vitale rispetto a qualsivoglia logica egemonica. Se il territorio riminese ha dato larga disponibilità a ragionare sul tema più generale del riordino istituzionale, deve essere già da ora ben chiaro come sulla sanità e sui servizi al cittadino le istituzioni locali assumeranno ogni iniziativa, a partire da una contrarietà espressa formalmente, circa qualunque ipotesi atta in via diretta e indiretta a penalizzare il territorio riminese, le sue eccellenze, i suoi progressi, i suoi risultati, i suoi investimenti in ambito sanitario, ottenuti grazie principalmente a consistenti investimenti, leggi sacrifici, da parte dei suoi residenti. Riteniamo obbligatorio affermare ora e per tempo questo assunto, proprio in relazione alle continue fughe in avanti in avanti di chi non ha ancora ben focalizzato come ogni passo male calcolato ha un effetto dirompente su un processo ‘in progress’. Non vorremmo che, a causa di questi spericolati kamikaze, l’effetto da ‘dirompente’ divenisse ‘letale’.

La prospettiva di confluire in un’unica azienda sanitaria romagnola – continuano a dire Gnassi e Vitali – è per molte, comprensibili ragioni anche giustificata. Pertanto all’ipotesi si può serenamente lavorare. Le ‘ragionevoli ‘’condizioni’ per poterlo farne sono in parte di forma e in parte di sostanza. In altre parole, il territorio riminese deve avere le necessarie ‘garanzie’ di partecipare a pieno titolo e con pari opportunità allo svolgersi del percorso di costruzione della nuova Azienda, tenendo conto che questa road map incentrata su una visione di sistema più ampia, non può prescindere dal rafforzamento delle eccellenze sanitarie riminesi. Come ad esempio, tra le tante, il sistema dell’emergenza/urgenza (completamento del DEA di Rimini, la cardiologia interventistica) o la ricerca di un punto di equilibrio sull’area oncologica che permetta di definire una vocazione chiara e garantire sostenibilità economica all’ IRCSS di Meldola, ma al contempo non ‘mortifichi’ la logica della rete e quindi il ruolo attivo delle oncologie sui territori. Che non siano richieste irragionevoli è dimostrato dai numeri, assolutamente da primato in Romagna per l’Asl riminese per quanto riguarda l’autonomia finanziaria (e dunque la non dipendenza dai ripianamenti economici regionali) e l’indice di dipendenza della popolazione delle strutture ospedaliere pubbliche e private per Azienda Usl di residenza.

Per essere più pragmatici – e così concludono il loro intervento – crediamo che sia innanzitutto necessaria una fase di elaborazione di un Documento ‘costituente’ in cui impostare i principi generali e quindi via via entrare tecnicamente nello specifico attuativo sul quale, ribadiamo, Rimini ha le carte in regola per recitare un ruolo strategico a servizio della propria comunità e dei propri cittadini. Ogni altra scorciatoia, sia pure tentata a parole, magari per ‘vedere l’effetto che fa’, porterebbe a scenari diversi e peggiorativi della situazione attuale e dunque, se così fosse, per parte nostra dichiariamo già oggi di non essere disponibili a percorrere una via che legittimamente contrasteremmo con i mezzi che la legge e le norme mette a disposizione”.

Di tutt’altro tenore la riflessione del consigliere Eraldo Giudici dei Popolari Liberali nel Pdl. “Negli anni passati – dice Giudici Rimini è stata la cenerentola in ambito sanitario, infatti gli investimenti maggiori sono stati concentrati storicamente in Emilia. I rappresentanti del locale PCI non “contavano “ molto in Regione , inoltre non s’interessavano ad incrementare l’offerta dei nostri Ospedali, privilegiando,si fa per dire, investimenti sul turismo, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Nell’area romagnola fanno eccezione Cesena e Forlì dove la classe dirigente locale,comprendente un radicato PRI, ha creato gli Ospedali che oggi sono per loro un fiore all’occhiello. Solo nell’ultimo decennio, e di poco, si è aumentata la nostra offerta sanitaria riducendo il divario con quelle romagnole, incolmabile con le realtà emiliane!

Entrando nel merito dell’Asl unica Giudici si chiede: “Visto il peso politico riminese, c’è veramente qualcuno che pensi che possa arricchire il nostro territorio?” In tempi di spending review – aggiunge – pensiamo davvero che un centro decisionale “lontano” ci permetta di raggiungere standard che altre realtà hanno già? L’accentramento del potere decisionale nella persona di un unico Direttore Generale – secondo il consigliere di opposizione – determina la netta riduzione della possibilità di un determinato territorio nel poter programmare risposte ai propri bisogni. Si riduce nettamente la democrazia, intesa come possibilità di organizzare risposte ai bisogni della propria gente.

Quanto al “collega” Roberto Piva, riminese, che a Bologna siede in Consiglio, il suo parere è “commovente” quando afferma che “ che vigilerà, a Bologna, sul mantenimento delle nostre eccellenze sanitarie”.  Non è infatti – argomenta Giudci – un problema di vigilanza, bensì una concreta capacità d’incidere da parte dei rappresentanti politici: in primis i Sindaci e poi le forze politiche del territorio d’appartenenza. Avanza un modello organizzativo che sull’onda della crisi economica e degli errori di singoli politici,privilegia il parere decisionale dei “tecnici” .

Insomma, sarà vero risparmio? Giudici fa il punto della situazione. “Già ora abbiamo un Laboratorio centralizzato a Pieve Sistina e quindi, cosi affermano, ci sono risparmi. Già ora le gare d’appalto per beni e strumentazioni ,avvengono in Area Vasta: si potrebbero aumentare per le parti mancanti, e quindi dove avverrebbe l’ulteriore risparmio? Ora tutti i patrimoni delle singole ASL confluirebbero in un’unica Tesoreria romagnola. Potrebbero servire per “coprire “ i deficit sanitari di altre realtà a discapito di un potenziamento della nostra offerta socio-sanitaria. Della convenienza per il nostro territorio di una simile prospettiva nutriamo serie riserve e grandi preoccupazioni”.

 

Tags: aslgiudicignassilusentiromagnatesoreriaunicavitali
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