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Home Attualità

Santarcangelo di Romagna. Giorno del Ricordo, le parole della sindaca Alice Parma

Redazione di Redazione
10 Febbraio 2022
in Attualità, Santarcangelo di Romagna
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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Giorno del Ricordo, le parole della sindaca Alice Parma

Il Giorno del Ricordo nasce per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani nell’esodo giuliano-dalmata, delle vittime delle foibe e delle vicende storiche del confine orientale. Una ricorrenza che ci invita, come e più di altre, all’approfondimento storico di una pagina poco conosciuta del Novecento europeo, sulla quale il lavoro di ricerca storica è ancora in corso di svolgimento.

Negli ultimi anni, a Santarcangelo, abbiamo avuto diverse occasioni per conoscere più da vicino le vicende del confine orientale, grazie alla presenza di esperti e testimoni che ne hanno delineato l’evoluzione. L’aspra contesa sul confine orientale italiano nasce all’indomani della Prima guerra mondiale, creando i presupposti per violenze e soprusi in continuo crescendo fino all’escalation nel periodo intorno alla Seconda.

Nel secondo dopoguerra, poi, si consuma il dramma dell’esodo giuliano-dalmata, che vede migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case per trovare riparo in altre parti d’Italia. Credo che una storia del genere insegni soprattutto quanto è pericoloso, e in ultima analisi anche sbagliato, litigare per i confini, pretendendo che questi rispecchino fedelmente chissà quale identità nazionale.

La diversità e la promiscuità hanno da sempre rappresentato una ricchezza delle regioni di confine, che però proprio per questo si sono ritrovate più esposte al fuoco alimentato dal vento del nazionalismo. Può sembrare assurdo, ma in fondo è la stessa cosa che vediamo accadere anche oggi, quasi un secolo dopo, al confine tra Russia e Ucraina, dove sta andando in scena una riedizione della Guerra fredda che tiene tutto il mondo con il fiato sospeso.

In nome di rivendicazioni identitarie più o meno plausibili e di interessi geopolitici che comunque non devono mai giustificare alcun conflitto, vediamo un popolo, quello ucraino, che si ritrova sull’orlo del baratro. Un popolo peraltro già martoriato da una guerra civile che dura dal 2014 nella parte orientale del Paese, che come in passato ha rappresentato il primo passo verso la situazione attuale.

Imparare dalla storia, lo dicevo anche qualche giorno fa in occasione della Giornata della Memoria, è qualcosa che non possiamo esimerci dal fare se non vogliamo ripiombare in quel clima di odio tra i popoli che così tanto male ha prodotto nel corso del Novecento. Quindi il nostro auspicio per quanto riguarda la situazione ucraina non può che essere una risoluzione pacifica dei contrasti attuali, attraverso lo strumento prezioso e insostituibile della diplomazia.

Il Giorno del Ricordo ci insegna che quando le persone si abbandonano all’odio non c’è più ritorno, e che in queste situazioni chi alimenta l’odio per i propri fini – magari convinto di poter mantenere il controllo – rappresenta un fattore decisivo per l’esplosione dei conflitti.

L’intero territorio dei Balcani, e non solo, ha continuato per mezzo secolo a subire le conseguenze di quanto accaduto durante la Seconda guerra mondiale, il che dimostra che la Storia non è altro che un concatenamento infinito di cause ed effetti.

Per questo dobbiamo continuare a essere vigili, e fare la nostra parte affinché le prove di forza per il controllo dei confini siano sostituite, ovunque, da uno spirito di collaborazione e fratellanza tra i popoli.

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