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Angolo del dialetto. Rimini. L’an (L’anno)

Redazione di Redazione
3 Gennaio 2026
in In primo piano, Rimini
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
A A

di Vincenzo Sanchini

 

 

L’an                                                 L’anno

 

Ad Ginèr ta cli campagn                               In Gennaio in quelle campagne

i n s’amaza si lavur,                                        non si ammazzano coi i lavori,

i sistéma i grep slamèd                                   sistemano i greppi slamati,

j arfà i fès ch’in scola pio.                              rifanno i fossi che non scolano più.

 

Cl’ètre mes quel dla Candlòra                       Quell’altro mese, quello della Candelora

i se pasa pòch ad fora,                                   se lo passano poco di fuori,

pio che èlt i sta ml’ajòla                                 più che altro stanno all’aiola

e i travèsa e’ vin dal bèt.                                e travasano il vino dalle botti.

 

D’Mèrz se’ vent per cumpagnìa                     In Marzo col vento per compagnia,

i pagn gros i bota via,                                    i panni pesanti buttano via (cambiano)

da tla stala i chèva l’ bèstje                            dalla stalla fanno uscire le bestie (buoi, vacche)

e cum s’dis i vanga a ètchj mòrt.        1         e come si dice, vangano a occhio morto.

 

Dep d’Avrìl si prim temp bun,                       Dopo in Aprile con le prime belle giornate,

s’chjìlt lavur ch’i è armast da fè,                    con gli altri lavori rimasti da fare,

j ha ancà l’pjéntje da inistè                             hanno anche le piante da innestare

e li smént da mèta tl’òrt.                                e le sementi da mettere nell’orto.

 

Quij ch’in cnèsc u su mistjèr                          Quelli che non conoscono il loro mestiere

te’ mes d’Mag i vanga l’vid                           nel mese di Maggio vangano le viti,

per u rèst i tosa l’ pègre                                  per il resto tosano le pecore

e j arpasa e’ furminton.                                  e zappano di nuovo il granoturco,

 

Su sol d’Giogn ch’ u s’ fa sintì                      Col sole di Giugno che si fa sentire,

i s’agòba a mèda insen,                                  si curvano a mietere insieme,

i fa l’motchj di cavajùn                                  fanno i mucchi dei cavaglioni,

ta di pèst i castra i mlùn.                                in dei posti castrano i meloni.

 

Per fè l’médje e po i pajér                              Per fare le biche e poi i pagliai,

dè la pedra mla falc-nèra                               dare la cote alla falce fienaia,

bat se’ frosct la fèva tl’èra                              battere col correggiato la fava nell’aia

e’ mes bon us sa ch’l’è Loj.                           il mese buono si sa che è luglio

 

Si caldùn du sol lion                                     Coi ‘caldoni’ del solleone

i sistéma torna chèsa,                                     sistemano attorno a casa,

gira e prela i cerca l’èmbra                             gira e rigira cercano l’ombra,

tot è masme i fa la canva.                              al massimo tagliano la canapa.

 

Ad Sitèmbre ch’ u s’ ripìra                             In Settembre che si respira,

i pripèra i chemp pla sèmna                           preparano i campi per la semina,

schélz ti tnac i pesta l’uva                              scalzi nei tini pigiano l’uva

e l’patèd i chéva fora.                                     e le patate dissotterrano.

 

Ta che mes ch’cminzèva l’ scòl                    In quel mese che cominciano le scuole

quij ch’urmaj j ha già simnèd                         quelli che ormai hanno già seminato,

s’j è la luna ch’la s’angròsa                            se c’è la luna che cresce

i fa l’bus da piantè j èlbre.                              fanno le buche per piantare gli alberi.

 

Cant l’ariva po nuvembre            2                Quando arriva poi Novembre

so pli schél tra chi brancùn                            su per le scale tra quei rami

sli ciregn a spingiulùn                        con le gerle a penzoloni

prima ch’ bufa i chèj l’ulìva.                           prima che nevichi raccolgono l’oliva.

 

Tl’ultme mes, sèta Nadèl                              Nell’ultimo mese, sotto Natale, (periodo natalizio)

gio tla stala i cuntadìn                                               giù nella stalla i contadini

i s’ badùrla a fe’ chèch petchj                         passano il tempo a fare qualche lavoretto

aspitand… ch’ è fnesca l’an.                           aspettando…che finisca l’anno

 

 

  1. Prima che spuntino le gemme.
  2. Potatura: da Novembre a fine Febbraio. ‘Taglio delle cime in modo da lasciare per ciascun fusticino solo uno o due frutti’. Cfr. Usi e pregiudizi nei contadini della Romagna di Michele Placucci per cura di Giuseppe Pitrè, A. Forni

 

1995

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