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Misano Adriatico. Osterie perdute e la ristorazione nelle mani degli stranieri che hanno voglia di fare…

Redazione di Redazione
26 Marzo 2026
in Attualità, Misano
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
A A
Portoverde

Portoverde

di Paolo Giannini, già ristoratore a Monaco di Baviera

LOCANDE,TAVERNE,TRATTORIE, BETTOLE, FIASCHETTERIE, OSTERIE:  LA NOSTRA STORIA…

Sempre più stranieri aprono e gestiscono locali.

Extracomunitari,  figli di seconda generazione, arrivano da molte culture, a  maggioranza  albanesi, da me osservati, sono ormai a tutti gli effetti italiani, nei costumi e nell’identità. Scuole specializzate del settore ristorazione, lingua e nostre  abitudini, imparata la nostra cultura  gastronomica nazionale e locale, sono in grado di poter soddisfare le esigenze culinarie romagnole. Perché ostacolarli? Saranno loro i nostri futuri  ristoratori e osti. Anzi, lo sono già. Alcuni  a Rimini, Misano, Riccione, Cattolica e altri vicinati sono già nelle loro maestranze. Ristorante Maresco  a Riccione, Darsena a Misano Porto Verde, sono i miei visitati, forniti di ottima professionalità.

Per le mie modeste previsioni saranno il futuro della nostra cultura culinaria, ormai giunti nella  nostra scia. Uno chef albanese; Fundin, cucina in uno dei migliori ristoranti a sua volta famosa OSTERIA di ROMA  (ANTICO ARCO.)  Raffinata cucina romana, provenienza popolare, creativa, con moderne tecniche e fantasia, ha creato un luogo, scolarizzando giovani cuochi, figli di immigrati da  anni in Italia. Afferma con  convinzione, che la nostra gastronomia ne ha  estrema urgenza e dice anche di essere conosciuto in Romagna per averci lavorato alcune stagioni in ottimi ristoranti.

La  nostra  società è completamente alterata, alcune delle 1752  osterie recensite, solo 16 sono state definite autentiche rimaste, alcune da me citate: Cesena OSTERIA DEGLI USIGNOLI e la citata Bologna, OSTERIA DEL SOLE. In qualche sperduto borgo della Romagna potrebbe esserne qualcuna, una non ancora avvistata dalla guida  SLOW FOOD e da giovani amanti dello spazio, storia, paesaggi, fruscii dei venti, canti degli uccelli, tramonti mozzafiato e la filosofia del vivere sano. E in primavera, anche a piedi, potreste scoprirne una magari nascosta, abbandonata o sepolta, in qualche angolo di un borgo ormai disabitato; salite su una bicicletta, imitate il nostro idolo Marco Pantani, arrampicatevi anche voi in qualche nostra verdeggiante collina, fatela rinascere.

 

Locande nella storia

La locanda nell’Impero Romano, luogo di sostituzione ferratura cavalli, ristoro con cibi locali e vino in abbondanza, altri tempi! E magari con un breve soggiorno nei soprastanti collettivi  dormitori. Cavalieri, mendicanti, artigiani, prostitute, tribuni e plebe. Si mangiava con le mani e sdraiati. I ROMANI nel mangiare erano in parte influenzati dagli antichi Illirici, capostipiti degli ALBANESI e altre culture balcaniche provenienti dal lontano oriente e da  altri popoli occupati. Popoli coltivatori di cibi mediterranei, minestre, miele, formaggi, ortaggi, agnelli, volatili, frutta e altro.

Ai nostri giorni definita   DIETA MEDIDERRANEA. Parte degli   ILLIRICI, pastori nomadi, i capi si cibavano  in gruppi  nelle loro capanne. Queste erano le loro osterie, si discuteva, poi  riposandosi in luoghi pur se improvvisati riparati, protetti dai loro cani. I Romani dal 500 avanti Cristo fino alla loro decadenza affinarono poi  il mangiare di  tanti altri  popoli  occupati. Olive, Cereali, Pane, Farro, Pesce, Carne, abbinandoci  nuovi  prodotti; Vino, e il tutto più raffinato, servito dagli schiavi, la PLEBE doveva nutrirsi con zuppe di cereali e loro avanzi.

Le OSTERIE, TRATTORIE, TAVERNE, LOCANDE e BETTOLE nel Rinascimento diventano luoghi socializzanti, ristori e alloggi collettivi per viaggiatori, mercanti e centri postali, situate nelle città importanti vicino alle mura di cinta. Bologna privilegia una delle più  storiche, dal 1465. Unica rimasta, con le tipiche caratteristiche;  il mangiare portarlo  solo da fuori e altre popolari pietanze: Pane, Salumi, avvolte  nello storico  FAZZOLETTO DA SPESA, fagotto dei contadini usato nelle campagne nel gelido freddo e cocente sole, la borraccia ricoperta di pelle di pecora con acqua del pozzo, nascosta tra le erbacce  nel corso della limpida  acqua, oscurata da querce secolari;  il  vino lo serve l’oste.

FRANCESCO  GUCCINI non è il solo fedele ospite, per citarne uno. Antica Osteria di  Venezia, OSTERIA  DO MORI, 1462, Giacomo Casanova la frequentava per programmare  conquiste amorose, manipolazioni psicologhe, imbrogliare  popolo e nobiliari, con le sue ciarlatane profezie e  presunte scoperte di  nuovi alchimismi.

Roma!! OSTERIA SORA LELLA, famosa non solo per gestire la storica osteria della città Santa, anche  per il suo umore tipico romanesco: sorella di ALDO FABRIZI e  compagna sul set di Alberto Sordi; OSTERIA famigerata per averci svolti immortalati film, e meta di artisti di tutto il mondo. Insieme con altre dieci osterie, definite dalla guida SLOW FOOD, una delle  più originali e storiche della nostra penisola, citando come le più originali, anche osteria  Pommidoro, unica nel servire vere ricette storiche ormai scomparse dai tavoli e OSTERIE: Coda alla Vaccinara, Pajata, Animelle.

Osteria  LA PAROLACCIA da CENCIO, pubblico specialmente donne, vengono offese con un umore di un canovaccio teatrale e  cabaret, risolto poi con umore e simpatia, annullando ogni forma di offesa, ma trasformata in veri complimenti per la compagna, inizio ad offendere  l’accompagnatore con linguaggio petroliniano, avanguardista  genio del varietà.

NOI DUE, osteria medioevale di  un piccolo borgo, dove si ospitano solo due clienti, poi pernottamento in un fienile addobbato a camera da letto è nascosto nei monti sabini.

Citata  anche HOSTERIA DEL CHIUCCHIOLICIINO, esistente dal mille e cento a Ferrara,  dallo scrittore inglese CHARLES DICKENS  nel saggio  PICTURES FROM  ITALY, esterrefatto dalla desolazione della città,  perché troppa erba non curata negli abbandonati marciapiedi e vuota di umani, sospesa nel tempo, evocando malinconia, ma cita la bellezza della osteria.

Raggiunta in barca, la piazza, la casa di ARIOSTO, la prigione del TASSO, il  duomo GOTICO e la detta osteria, affollata di personaggi suoi simili, ispirandogli la sua critica  letteratura sociale.

Delle osterie locali ne ricordo una particolare, da giovani  in giro in  bicicletta, sostavamo  dalla  LA PILLIGRINA  DI  SAN GIOVANNI IN MARIGNANO, una signora affascinante dai capelli scuri, comportamenti umili, grazia e provocazione rurale, la sua bellezza; immortalava non solo un personaggio FELLINIANO, anche le nostre fantasie e sogni giovanili, la facevamo venire al tavolo per futili motivi.

La guida  di OSTERIE ne cita  1726. BOLOGNA nel tardo Ottocento ne aveva centocinquanta, in  altre città pur se minori erano molte. A maggioranza attualmente scomparse o trasformate. Con la rivoluzione industriale prima, il consumismo poi, il nascente turismo di massa e viaggiatori stranieri, fanno scoprire le osterie. Con quale gioia vivevano, come il nostro popolo era sensibile, umano, generoso, pieno di cultura,  pur se in quei borghi la nostra gente aveva sapere empirico. Osterie  gestite da famiglie del luogo, donne di casa, contadini, nonne e figli, cucinavano piatti casalinghi, il tutto fresco e genuino come i popoli autoctoni citati.

Si arriva ai nostri giorni, le osterie in parte vengono trasformate in bar, chioschi, pizzerie, ristoranti. Cattolica, ne ha una delle poche ancora in vita, non spogliata del suo vestito; due giovani romagnoli  con passione e professionalità la gestiscono. Tagliatelle, Passatelli, Acciughe, il Pesce fornito da pescatori  locali.  Il nome OSTERIA da JONI, via Emilia  Romagna. Le nuove generazioni  ITALIANE, molti di loro  non amano essere osti, dedicarsi al sacrificio con tante ore di lavoro.

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