Germano Bacchini si è spento il 19 aprile. Aveva 83 anni. Lascia la moglie Vanna e due figli. Ha amato il suo paese come pochi. Gli ha dedicato un libro “Guardè mè futur… sla forza dè pasèd…” (La Piazza Editore). La sua persona raccontata sulla Piazza nel luglio 2021.
Il rosario è martedi 21 aprile alle 20.30 mentre il funerale la mattina di mercoledì 22 aprile alle ore 10, presso la chiesa parrocchiale San Michele Arcangelo di Morciano.
– Germano Bacchini (Gerry per gli amici) nasce a Morciano nel 1942, studia agraria, ma ha svolto tutt’altre attività: artigiano, commerciante, e agente di commercio per tantissimi anni. Oggi, in pensione, si dedica al suo amore: il dialetto romagnolo e la storia locale.
Nel 1968 entra a far parte della Filodrammatica Morcianese di Mario Leardini e Carlo Brigo; per qualche anno mettono in scena commedie dialettali nei teatri della Bassa Romagna.
Nei primi anni ‘70, assieme a Giordano Leardini, figlio di Mario, fonda la Compagnia dialettale “Città di Morciano”, portando in scena le commedie scritte da Egidio Belisardi. Riscuotono grande successo di pubblico e di critica.
Negli ultimi decenni si è dedicato alla scrittura dialettale, pubblicando il suo primo libro “L’eria e iudur ad Murcen” (L’aria e gli odori di Morciano); ha inoltre scritto e diretto quattro commedie dialettali portate in scena dalla “Compagnia quei dla’ Veggia” (Compagnia quelli della Veglia) da lui fondata.
Oggi vive nella sua Morciano alla quale dedica tutto il suo interesse storico e culturale.
L’ultimo libro, Guardè me futur. Slà forza de pasèd” (Guardare il futuro con la forza del passato) raccoglie il genius loci morcianese. Racconta in dialetto (con traduzione nella seconda parte del volume) morcianese i personaggi che hanno fatto la storia della città lo scorso secolo: liberi professionisti, artigiani, commercianti, imprenditori e molto altro ancora. Le storie sono corredate da istantanee di una bellezza commovente.
Scrive Gabriella Macrelli nella presentazione del volume: “Pensiamo ad un albero …ricco di anni, il cui ‘libro’ ha molti cerchi. Le sue radici sono profonde, legate a tante altre radici. Ha perso qualche foglia… ma è vivo più che mai.
Perché? Perché nel suo tronco, nei suoi rami scorre ancora la linfa vitale: è la linfa della ispirazione, degli affetti, dell’attaccamento ai valori, che gli sono stati tramandati, del legame al suo paese, Morciano, al suo territorio, alla sua gente e anche al suo dialetto. Di questo, considerato da lui un patrimonio della nostra cultura, fa ampio uso nei suoi versi, nelle sue commedie, nelle ricostruzioni di spaccati di vita, nel tratteggiare brevemente i personaggi, che hanno favorito lo sviluppo ed hanno reso famosa la nostra città. Ancor più, escono dalla sua penna i profili di quelle persone, umili e modeste, che, pur rimanendo nell’anonimato, hanno contribuito a fare crescere la Comunità. Essi, sebbene la lotta contro le difficoltà fosse quotidiana, riuscivano a ritagliarsi uno spazio per ‘respirare’ e stare in allegria, nella convivialità, nello ‘sdrammatizzare’ le situazioni con una buona dose di ironia, mantenendo un sguardo positivo sul futuro.
Mi è sembrato che l’immagine dell’albero si adatti bene alla figura dell’autore di questo lavoro, intitolato ‘C’era una volta …una gran bella favola’.
Lui è Germano Bacchini, un Morcianese purosangue, attento ai fatti, alle persone, alla realtà, che presenta, spesso, con uno sguardo disincantato. In particolare, se si riferisce a quella attuale, adombrata dalle crisi e dalla caduta di quei valori autentici, che hanno guidato i saggi del passato, sembra di leggere una nota di tristezza. Però, in quello sguardo, è viva una luce di speranza, che ‘Gerri’ affida al presente lavoro e da questo noi tutti possiamo trarre una lezione: non dimentichiamo il nostro passato, se vogliamo costruire un futuro, in cui la vita per i nostri giovani sia vivibile”.












