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Pesaro. IL SOSTEGNO DI DE GASPERI ALLE LAVORATRICI MADRI

Redazione di Redazione
18 Agosto 2026
in Focus, Pesaro
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
A A
Alcide De Gaperi

Alcide De Gaperi (3.4.1881 - 19.8.1954)

 

di Giorgio Girelli*

Sono trascorsi 72 anni dalla scomparsa (24 agosto 1954) di Alcide De Gasperi e la sua memoria è viva nell’opinione pubblica ed anche nel dibattito politico. Durante i suoi governi (1945–1953), l’Italia realizzò importanti interventi strutturali ed economici per la ricostruzione post-bellica, tra cui la Riforma agraria (749.000 ettari espropriati ai latifondisti ed assegnati ai contadini), l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno (infrastrutture, strade e opere idrauliche nel meridione),  il Piano INA-Casa (due milioni di vani per famiglie a baso reddito) , la fondazione dell’ENI (perseguimento della autonomia nello sviluppo energetico del Paese), la Riforma tributaria ed economica ( risanamento del bilancio ed ancoraggio dell’ l’Italia a un’economia di mercato aperta e occidentale), la scelta europea ed il legame con gli Stati uniti e l’adesione alla NATO. Tanto che lo storico Piero Craveri concluse la  biografia dello statista trentino scrivendo che l’Italia di oggi è quella disegnata in età degasperiana.

Ma nella rievocazione di tanti meriti non trova posto, pur in tempi di intensa attenzione  alla emancipazione femminile, l’innovativo apporto di De Gasperi  allo sviluppo del ruolo della donna. Ed in particolare a quel settore che anche oggi non riluce nel dibattito femminile: la tutela delle lavoratrici madri. Eppure è un nodo attualissimo specie in presenza dell’ “inverno demografico” che dovrebbe indurre a misure che consentano alla mamma di conciliare lavoro e cura dei figli. In assenza delle quali, essendo spesso indispensabile lo stipendio della donna accanto a quello del marito per gestire dignitosamente una famiglia, la rinuncia ai figli è consequenziale. Ebbene, nel corso del sesto governo De Gasperi (27.1.1950- 26.7. 1951) venne compiuto un passo storico per la protezione delle donne con la legge 26 agosto 1950, n. 860, la prima organica e moderna normativa sulla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri  e tappa storica nel percorso voluto dalla Costituzione che all’articolo 37  recita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

La riforma  rappresentava  un forte stacco rispetto al passato perché,  dando corso alla attuazione   della Costituzione, segnalava come nel  dopoguerra il rilievo riconosciuto alle donne era un dato di fatto e, perseguendo l’intento di una disciplina più organica  di tutta la materia, tendeva, nei limiti oggettivamente  consentiti, ad una remunerazione adeguata al costo della vita. Gestì per conto del governo l’iter della legge l’allora ministro del lavoro Amintore Fanfani, lo stesso  statista cui si deve in Costituzione la definizione dell’Italia quale «Repubblica democratica fondata sul lavoro».

Come ricorda in un saggio Angela Maria Bocci, ordinaria di storia economica alla “Sapienza” di Roma,  “i punti fondamentali della legge, in termini sintetici, riguardavano il divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino; il divieto di adibire le donne in gravidanza al trasporto e al sollevamento di pesi o a lavori pericolosi; l’obbligo all’astensione dal lavoro nei tre mesi precedenti il parto e nelle otto settimane successive. Inoltre venivano previsti periodi di riposo per l’allattamento nonché – elemento fondamentale – il trattamento economico durante le assenze per maternità”. Traguardi non da poco tenendo conto delle gracili condizioni economiche del Paese di allora.

La relazione generale sulla situazione economica del Paese presentata dal Ministro del tesoro Pella alla Camera il 30 gennaio 1950 evidenziava infatti che le difficoltà strutturali della economia italiana dopo il secondo conflitto mondiale si erano aggravate. Inoltre, con il ministero del tesoro a Gustavo del Vecchio e con le finanze a Pella, il neoministro del lavoro e della previdenza sociale Amintore Fanfani si trovò a dover fare i conti con un gabinetto a egemonia liberista che, pur con alcune differenziazioni, tendeva a contenere la linea riformista della  politica del lavoro ispirata ai principi della dottrina sociale cristiana. Ma non mancò l’appoggio risolutore di De Gasperi secondo il quale la Dc è partito di centro che guarda a sinistra, intendendosi  con questa definizione l’irrinunciabile identità popolare e progressista del partito.  Aldo Cazzullo ha contestato che quella frase sia mai stata pronunciata. Ma lo smentiscono i fatti.  Quelle parole  appaiono in un editoriale de Il Popolo del 10 aprile 1945, firmato da Giulio Andreotti e concordato con De Gasperi, in risposta a una proposta di collaborazione politica di Togliatti, come ricorda Ortensio Zecchino, storico ed ex ministro DC.  De Gasperi stesso, in un’intervista a «Il Messaggero» del 17 aprile 1948, proprio alla vigilia delle elezioni del giorno successivo, definisce la Dc «un partito di centro che cammina verso sinistra». Definizione confermata da Andreotti su “Sintesi Dialettica” del 4.10.2007. Espressione poi richiamata anche dallo storico Pietro Scoppola a Borgo Valsugana il 19 agosto 2004  (“De Gasperi fra passato e presente”).

Il 18 ottobre 1953 in un discorso a Milano proprio De Gasperi volle dare l’interpretazione autentica della celebre frase: “Se sinistra vuol dire apertura verso il progresso sociale, verso la giustizia per i lavoratori, allora non è vero che noi non andiamo o non vogliamo andare verso sinistra: siamo per principio a sinistra in questo senso” (M. R. Catti De Gasperi, De Gasperi uomo solo, Mondadori 1964, pp. 388).

Come, al di là di ogni sterile disquisizione lessicale, confermano le numerose riforme sociali volute da De Gasperi.  Centrismo dunque, come successivamente la “centralità” di Forlani, che pone la DC quale architrave del sistema  con esclusione delle ali estreme di destra e di sinistra, e non certo  immobilismo sociale.

E oggi?  In Italia nel maggio 2022 il 42,6 % delle mamme tra i 25 e i 54 anni non era occupata e il 39,2% con due o più figli minori disponeva di un contratto di lavoro part-time.  Negli altri paesi, in alcuni va un po’ meglio, in altri peggio. Non è comunque senza significato che il 9 ottobre 2023 L’Accademia delle Scienze di Stoccolma ha deciso di assegnare il premio Nobel per l’economia a Claudia Goldin, storica dell’economia, economista del lavoro, docente dell’università di Harvard, che ha dedicato tutta la sua ricerca scientifica allo studio della condizione femminile nel mondo del lavoro.

*Coordinatore Centro Studi Sociali “A. De Gasperi”

 

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