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Home Economia

Riccione. Piccola e media impresa: “Dopo 4 mesi di guerra con l’Iran, un’azienda su due rischia la chiusura entro il 2026”

Redazione di Redazione
20 Luglio 2026
in Economia, Riccione
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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Gianluca Spadoni

Gianluca Spadoni

 

Riccione. Piccola e media impresa: “Dopo 4 mesi di guerra con l’Iran, un’azienda su due rischia la chiusura entro il 2026”.

Analisi condotte dall’Osservatorio Evolution Forum Business School sulle PMI del riccionese Gianluca Spadoni

Dopo oltre 4 mesi di guerra snervante in Iran, le PMI italiane sono allo stremo, già fiaccate anche dalla politica dei dazi di Donald Trump e dal conflitto in Ucraina. La situazione rischia di diventare ingestibile, col rischio che 1 PMI su 2 rischi la chiusura entro la fine del 2026. Il protrarsi della guerra in Iran infatti sta causando pesanti ripercussioni in Italia in diversi settori: dall’aumento dei carburanti e delle bollette energetiche, ai trasporti delle merci, a tutto il comparto del turismo. Insomma, se la guerra in Iran dovesse durare sino a dicembre 2026, la metà rischia la chiusura.

E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio “Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni su un panel di oltre 1200 micro e piccoli imprenditori (cioè con fatturato sino a 1 milione di euro, e meno di 5 dipendenti). Inoltre il prezzo del gas ad Amsterdam il 1 luglio è salito a 43,7 euro al MWh (valore che non toccava dal 15 giugno), mentre la chiusura a singhiozzo dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran sta già facendo aumentare il prezzo della benzina e del diesel. Se a questo si aggiunge il calo della capacità di acquisto da parte dei consumatori, ecco che, in uno scenario a dir poco drammatico, oltre il 48% delle PMI italiane si dice molto preoccupato dal protrarsi di questo ulteriore conflitto. L’escalation delle guerre in tutto il Medio Oriente preoccupa più del 13% delle PMI italiane perché sta già provocando instabilità per tutte le economie del mondo. Nonostante tutto, gli imprenditori italiani conservano una visione positiva del futuro: “Anche se le guerre in Medio Oriente non accennano a finire, l’economia italiana non va male: sono fiducioso che questo trend continuerà per l’estate ed oltre”, afferma il 40,2% delle PMI interpellate.

L’altra grande preoccupazione (43%) delle nostre PMI è ancora la carenza di personale qualificato a tutti i livelli. A casa nostra una grossa mano agli imprenditori la darebbe la detassazione degli aumenti relativi agli stipendi che alimenterebbe l’appeal delle aziende avvicinando i giovani e allontanando il rischio di una possibile chiusura (64,3%). Alla domanda “Cosa ti spaventa di più in questo momento?” il 48,4% degli intervistati ha risposto l’instabilità causata dalle guerre. Al secondo posto la carenza di personale (43,4%), introvabile a tutti i livelli in questo inizio di 2026. Al terzo posto il caro vita (38,9%), al quarto la pressione continua dell’agenzia delle entrate (25,3%). Preoccupano poi, sempre secondo la ricerca dell’Osservatorio EFBS sulle PMI, l’escalation delle guerre a tutto il Medio Oriente (13,7%), la burocrazia UE (11,6%), il caro energia (8,4%) e i dazi USA (4,2%). Di contro, il suggerimento principale che le piccole e medie aziende danno al governo in vista della prossima Manovra finanziaria è quello di iniziare a detassare gli aumenti (64,3%) in modo che gli stipendi più alti possano motivare i giovani e convincerli a non abbandonare il Paese. Lo stesso vale per i premi e per i fringe benefit, sui quali vige ancora una pesantissima tassazione, come sottolineato dal 23,4% degli interpellati. I dati parlano chiaro: ad oggi le nostre retribuzioni sono ancora le più basse tra i Paesi più industrializzati e gli imprenditori reclamano iniziative già a partire da quest’anno. Si chiede poi anche un taglio poderoso dell’IRPEF (27,4%) e un’altra rottamazione fiscale (26,3%), secondo la ricerca dell’Osservatorio “Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni.

 

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