di Claudio Casadei
– Dialetto lingua che muore o
radice irrinunciabile delle proprie
origini? Il dibattito sulla sua reale
importanza è aperto da decenni.
Ma cos’è oggi il dialetto e come se
la passa in una terra, la Romagna,
che lo ha sempre amato e celebrato?
Le fredde definizioni enciclopediche
informano che il dialetto
romagnolo, la lèngua rumagnùla,
è una lingua romanza appartenente
al gruppo gallo-italico parlata in
tutta la Romagna, nella Repubblica
di San Marino, nella Romagna
toscana e nel nord delle Marche.
La lèngua, in Romagna è tuttora
radice storica e testimonianza viva
e importante. I suoi paladini sono
stati poeti dialettali come Nino Pedretti,
Raffaello Baldini, Tonino
Guerra, i più famosi di un numeroso
gruppo di autori che hanno
portato in alto la poesia dialettale
romagnola. Ma, oltre alla poesia,
la difesa del dialetto e delle tradizioni
romagnole ha anche un altro
importante baluardo: la commedia
dialettale.
A partire da “Stal Mami”, celebre
commedia dialettale scritta dal
non ancora diciassettenne Liliano
Faenza, Rimini e la sua provincia
sono ancora territorio prolifico
per compagnie dialettali e i loro
personaggi inventati dall’estro di
scrittori cresciuti all’ombra di centri
sociali e parrocchie. Tra questi
l’indimenticabile Guido Lucchini,
che negli anni 70 aveva creato “E
teatre rimnes” realtà per la quale
aveva scritto oltre quaranta commedie
alcune delle quali premiate
a livello nazionale. ”Scriv u m’fa
ste bein, e sa stàg bein a scriv” era
il motto di Lucchini, un principio
che sembra essere valido anche
per uno dei suoi più noti figli artistici:
Pier Paolo Gabrielli, anima
e motore della compagnia “La Carovana”
di Ospedaletto. Gabrielli
nasce artisticamente alla corte di
Lucchini ed è grande appassionato
del dialetto e della sua difesa.
Comincia a scrivere in “léngua”
fin da adolescente. Semplici corrispondenze
con un amico riccionese,
scritte senza una grammatica
precisa, che evidenziavano però
la sua vocazione. Fu l’incontro con
Olmeda O’Brien, famoso poeta
corianese, che lo aiutò a migliorare
la tecnica dialettale e a scrivere
in dialetto.
E fu sempre Olmeda a scrivere
“La Padreterna”, commedia che, secondo Gabrielli e il suo amico
Tonino Fabbri, era “troppo corta”.
I due decisero quindi di “allungarla”
e il risultato fu soddisfacente.
Nel frattempo per volontà di un
gruppo di amici nel 1987 era stata
fondata “La Carovana” che è
oggi la compagnia in attività più
vecchia di tutto il riminese. Anno
1989: va in scena “E curnud
cuntént!” la prima delle trentasette
commedie che ho scritto” dice
Gabrielli sottolineando “Io scrivo
pulito.
Non cerco la risata nella frase
volgare o nella parola sconcia”.
Loredana, moglie e attrice delle
commedie di Gabrielli sottolinea
“ricordi cosa ti diceva Guido Lucchini?
Te Paolo t-sarì e mi erede
perché um pis cum tscriv!” Ma,
chiediamo, come nasce e come
è cambiato nel tempo il modo di
scrivere le commedie? “Una volta
si scrivevano commedione con anche
diciotto elementi” racconta Paolo
”Adesso non si trova più gente
disposta a recitare in dialetto. Per
me scrivere una nuova commedia
è un attimo: un imput nella testa
e in pochi giorni la commedia è
pronta!
Posso scrivere quattro commedie
in un anno e nessuna per due
anni. Ad esempio quella che rappresentiamo
in questi giorni “Ho
avù un ics” è nata per caso quando
io e mia moglie Loredana eravamo
in ospedale per un controllo. Gli
dissi di ricordarmi quelle parole
che mi erano balenate in mente e
appena a casa cominciai a scrivere
la commedia!” “Quello che mi fa
ridere, interviene Loredana “è che
mentre scrive mi chiede di leggere
il lavoro fatto ogni tre quattro fogli,
ma se gli domando come finirà
la commedia mi risponde “a, se lo
sapessi!” I personaggi delle commedie
di Gabrielli arrivano dalla
vita reale. Sono soggetti della vita
quotidiana, simpatiche macchiette
che sanno, con naturalezza, strappare
un sorriso al pubblico.
Recitare aiuta anche a superare
momenti di difficoltà sottolinea
Loredana “Quando leggo un
copione e quando studio la mia
parte mi stacco da ogni problema
quotidiano. Questo mi aiuta a dimenticalo
in quei momenti e a vivere
meglio”. Da non dimenticare
la solidarietà. Paolo ricorda che
essendo venuti a conoscenza che
un locale ospedale non disponeva
di una particolare attrezzatura
necessaria al controllo oncologico
del seno, riuscì a coinvolgere altre
compagnie e, insieme, a raccogliere
la cifra (importante) necessaria
per l’acquisto della macchina. “Ho
avuto conferma che il “macchinario”
sarà consegnato in questi
giorni” afferma orgoglioso. Azzardo
“e le scenografie?” “Facciamo
tutto noi” racconta Gabrielli
“anche se è molto più faticoso di
un tempo! Ci vorrebbe qualche
giovane ad aiutare!” Chiedo quali
siano le persone che hanno lasciato
un ricordo particolare in questa
lunga avventura. Paolo e Loredana
si fanno seri e rispondono all’unisono.
“Chiunque è andato sul palco
ha lasciato un po’ di sé nella
memoria e nel cuore. Ma l’amico
Tonino Fabbri, il grande Franco
Bucci, Gilberto Muccioli, Agnese
Bricci, Liliana Santini Casadei,
Dario Casali e la Ilde Urbinati
sono stati, ognuno per le proprie
qualità, incontri speciali.” Chiediamo
quali siano le commedie
a cui Gabrielli è particolarmente
affezionato. “ Ci racconta di quelli
che per lui sono i commedioni: “E
curnud cuntent”, “Nadel ma chesa
ad Tugnon” e “La cariera ad Don
Cioch” paradigma di una carriera
al contrario. Paolo ci tiene a dire
che il dialetto romagnolo andrebbe
accettato in ogni sua declinazione.
Loredana invece si dice dispiaciuta
di non poterlo parlare con le nipoti
perché non lo conoscono. Infine
Paolo ci rassicura: anche se per
il momento non ci sono novità in
cantiere, l’anno è lungo e basterà
“un imput nella testa” per riempirlo
con un altro segno d’amore per
la sua Romagna!











