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Home Ambiente

Rimini. Il canneto del Parco Marecchia e la cecità nel fare bellezza della natura selvatica

Redazione di Redazione
11 Marzo 2026
in Ambiente, Cultura, Rimini
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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I fiori di malva in via Matteotti

I fiori di malva in via Matteotti

di Arianna Lanci

Rimini. Il canneto del Parco Marecchia e la cecità nel fare bellezza della natura selvatica.

 

Quanta natura selvatica vive dentro la città? Tanta, e bellissima.

Basta soltanto avere occhi per vedere.

In particolare, a San Giuliano la presenza del tratto urbano del fiume Marecchia ci regala bellezza inconsuete per un contesto cittadino in cui ancora la natura sembra venire integrata solo nella forma più “addomesticata”. In questi giorni poi lo spettacolo comprende tante specie di uccelli, come cormorani in abito nuziale, marangoni minori, aironi cenerini, germani reali, ballerine bianche e gialle- un elenco molto lungo al quale presto si uniranno anche le rondini e i balestrucci che nidificano sotto i ponti della ferrovia. Per non parlare delle fioriture, che in ogni più piccolo ritaglio, non solo lungo il Marecchia, stanno prendendo vita, in una esplosione di colori tra il giallo, il bianco e il violetto. Solo che servono occhi- per accorgersi.

Serve una visione di città come ecosistema complesso.

Basti pensare agli sfalci, che a breve- in nome di un’idea di ordine che coincide con rimasugli di erba che si secca al sole e rifiuti triturati- spazzeranno via insieme alla ricchezza dei fiori selvatici anche particolari simbiosi tra diverse forme di vita vegetali, come ad esempio quella tra malva e pini che è forse la cifra più commovente e lucente della trafficatissima via Matteotti.

Ma se nella gestione dei cordoli cittadini sembrano risultare invisibili le bellezze selvatiche, questa cecità ripresentandosi ogni anno in forma plateale all’arrivo della Pasqua- mi chiedo come mai il tanto amato canneto del parco Marecchia lo troviamo ridotto a qualche sparuto ciuffo, quando avrebbe dovuto essere un cuore libero e selvaggio. Il povero canneto dentro il Parco Marecchia avrebbe dovuto essere un’area a sviluppo naturale, almeno nelle intenzioni del cartello che era esposto, quindi nelle intenzioni della nostra Amministrazione. Ma il cartello è sparito, e come lui, puntualmente, la gran parte del canneto: selvatica bellezza sacrificata. Una brutta e desolante immagine. Da notare inoltre la plastica triturata, altro regalo degli sfalci, sul quale sembra impossibile qualsiasi tipo non dico di azione, ma almeno di mitigazione. Non si può, è impossibile pulire prima di sfalciare, non c’è niente da fare: sembra una legge di natura. E sembra strano non si riesca ad integrare il selvatico nella cura degli spazi cittadini, neanche in un’area che nasce con questo stesso proposito.

Il canneto quando è folto non è solo bello da vedere: ospita tanta vita.

Il canneto è tra gli habitat più importanti in assoluto– ci ho visto persino un Porciglione qualche anno fa- un uccello molto difficile da scorgere, figuriamoci in un parco cittadino!

I tempi sarebbero maturi per cogliere nel rapporto tra uomo e natura dentro la città il punto cruciale di una possibile e necessaria convivenza. I tempi sarebbero maturi per superare la dicotomia tra natura e cultura sulla quale si sono sviluppare le città del mondo occidentale. Nella trasformazione di questo rapporto infatti starebbe la vera svolta: il recupero della biodiversità e la riduzione dell’inquinamento. E si potrebbe partire ripartire proprio dal canneto del Parco Marecchia.

Viola-odorosa-e-ficaria-verna-in-uno-dei-cordoli-di-Via-Matteotti
Greto del Marecchia

 

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