Rimini. Le reti idriche di Amir passano a “Romagna Acque – Società delle Fonti”
di Alessandro Rapone*
Verso il completamento della parabola della più antica azienda partecipata di Rimini.
Il 2026 si apre con un passaggio letteralmente storico per quanto riguarda AMIR Spa, azienda pubblica proprietaria delle infrastrutture del servizio idrico integrato della Provincia di Rimini.
Nei giorni scorsi infatti, ho sottoscritto presso il notaio Maltoni di Cesena il conferimento delle reti di proprietà di AMIR Spa a “Romagna Acque – Società delle Fonti” Spa. L’atto, dovuto, discende da un preciso mandato conferitomi da due distinte assemblee dei soci AMIR rispettivamente del 9 e del 22 dicembre scorsi.
Stiamo parlando di un’operazione di dimensioni considerevoli, che per la precisione ammonta a 32,8 milioni di euro, tanto è il valore di perizia di migliaia di km di reti di acquedotto e fognatura (reti di adduzione, distribuzione e collettamento), impianti tecnologici e di trattamento (tra cui il depuratore di Santa Giustina), opere accessorie e complementari (serbatoi, vasche di accumulo e di laminazione), nonché terreni e beni su cui insistono gli impianti.
A ben vedere, questo conferimento rappresenta a tutti gli effetti una cessione di sovranità che il territorio riminese effettua sull’altare di quella “area vasta Romagna” che spesso si vuole come depositaria di un’azione razionalizzatrice, ma che non sempre nella realtà si traduce in una equilibrata distribuzione interprovinciale di risorse, competenze e centri decisionali.
Questa importantissima trasformazione societaria, concepita come “Progetto Patrimoniale unica” si configura come un’iniziativa finalizzata ad un rafforzamento patrimoniale, in un’ottica sicuramente auspicabile di crescente efficientamento gestionale. Fermo restando che la logica sottostante è di tipo squisitamente politico.
L’impostazione generale, vagamente tecnocratica, tiene aperti alcuni interrogativi su come una politica riformista possa conciliare efficienza organizzativa e tutela del servizio pubblico: questo percorso, in atto nel nostro Paese da circa 30 anni nei servizi pubblici locali vede infatti una sempre maggiore attenzione alla logica industriale e finanziaria, con un allontanamento dei sistemi decisionali e gestionali di presidio dai rispettivi territori, in specie quelli minori e periferici.
AMIR Spa in cambio delle Reti ha ottenuto (previo aumento di capitale sociale approvato all’unanimità nell’Assemblea soci di Romagna Acque –Società delle Fonti Spa del 12 dicembre) n. 58.678 Azioni “speciali di categoria A”, mantenendo al momento inalterato il proprio capitale sociale, che, in base al bilancio preconsuntivo 2025, si prevede in 37,7 milioni di euro (con un patrimonio netto di 40 milioni di euro).
La prospettiva concreta di AMIR Spa dopo il suo “svuotamento funzionale” e la sua trasformazione in una “cassaforte” di azioni di “Romagna Acque – Società delle Fonti” SpA del territorio riminese, diventa quindi verosimilmente quella di una messa in liquidazione – previa nomina di un commissario ad hoc – dopo l’assemblea dei soci che si terrà la prossima primavera.
Si concluderà così una vicenda iniziata nel 1965 con la costituzione di AMAC (azienda municipalizzata acquedotti comunali), poi ri-denominata AMIR (azienda municipalizzata industriale Rimini) nel 1973 e che nel 1995 si era trasformata in Società per Azioni, mentre nel 2002- con il contestuale affitto del ramo d’azienda ad HERA Spa – era evoluta in una “società degli asset patrimoniali”.
Il Servizio Idrico Integrato ovviamente, continua ad essere erogato sul nostro territorio con le stesse modalità operative.
*AMMINISTRATORE UNICO AMIR SPA











