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Rimini. Zannoli: “Dopo 6 giorni di digiuno totale, niente cibo e niente acqua, riprendo ad alimentarmi, prevalentemente frutta, circa 400 kcal al giorno”

Redazione di Redazione
15 Maggio 2026
in Cronaca, Rimini
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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Daniele Zannoli

Daniele Zannoli

Rimini. Zannoli: “Dopo 6 giorni di digiuno totale, niente cibo e niente acqua, riprendo ad alimentarmi, prevalentemente frutta, circa 400 kcal al giorno”
“Continuo con questa azione pacifica per dire STOP al riarmo che nella storia ha sempre preparato nuove guerre, STOP all’invio di armi ad altri paesi per sostenere le guerre all’estero, STOP alla collaborazione con paesi che commettono crimini di guerra, per il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione Italiana, del diritto internazionale e dei diritti umani, per il ripristino della PACE globale.

Ricordo quando il nonno ci raccontava della guerra che aveva vissuto.

Quella volta che stava sorvolando il mare con un aereo in legno, trimotore ad elica in servizio presso l’Aeronautica Militare. L’unico rumore che si sentiva era il rombo dei motori nella notte. All’improvviso uno scoppio, un lampo di luce fuori dal finestrino lo svegliarono di soprassalto, le fiamme ad uno dei motori. Dalla paura gli si rizzarono i capelli sulla testa. Poco dopo le parole del pilota: “Prepararsi al lancio con il paracadute”. Avrebbe significato morte certa per tutti, nessuno avrebbe potuto ritrovarli in quelle condizioni e con i mezzi di ricerca dell’epoca. Il portellone che si aprì, i ragazzi pronti al lancio, prima di dare l’ordine il comandante provò un unico possibile tentativo per spegnere l’incendio, un estintore automatico puntato direttamente sul motore. Incredibilmente il fuoco si spense, scaricate le bombe in mare si tornò alla base, riuscendo miracolosamente ad atterrare con un motore fuori uso e con un’ala che stava più bassa dell’altra..
In Africa la razione di cibo giornaliera era un piatto di brodo di caprone, sopra galleggiavano le mosche gialle del deserto che dovevano essere scartate con il cucchiaio, poi si poteva bere un po’ di brodo e lasciare la sabbia sul fondo.  Era molto magro, pelle scurita dal sole e dalla sporcizia, si era accovacciato sulla sabbia quando un caccia inglese lo vide e lo puntò. Cosa fare? Scappare a piedi non sarebbe servito a nulla se non a peggiorare la situazione. Rimase immobile, il soldato inglese lo scrutò e si avvicino ma non gli sparò, probabilmente scambiandolo per un abitante del luogo..
L’acqua per lavarsi non c’era, qualcuno lavava i vestiti con la benzina. Un giorno uno scoppio, un incendio in cui rimase bruciato, scottatura grave per oltre il 40% del corpo. Fu rimandato in Italia in nave, vicino al lui un ragazzo siciliano, aveva perso una gamba, era molto grave, si lamentò per il dolore tutta la notte. Voleva vedere la Sicilia. Al mattino, sollevatosi al finestrino, riuscì a vederla, poi morì. Quello è stato l’ultimo viaggio della nave ospedale verso l’Italia, nel viaggio successivo fu colpita e affondata con tutto il personale a bordo. Gli inglesi avevano scoperto che oltre ai feriti venivano trasportate anche le armi, avevano chiesto di smettere di farlo, minacciando l’affondamento, ma non erano stati ascoltati.
Poi tre mesi di ospedale, le tecniche di allora erano inadeguate al trattamento di quel tipo di ustioni, dolore fortissimo, la pelle che rimaneva attaccata alle bende ad ogni medicazione..
La guarigione, l’armistizio dell’8 settembre ’43, il ritorno a casa in vespa da Brindisi, i familiari che nemmeno lo riconobbero da quanto era sporco e impolverato dal viaggio..
Arrivò la disfatta dell’esercito, la guerra civile, l’occupazione nazifascista, la resistenza. Gli fu offerto di partecipare alla lotta partigiana ma lui rifiutò, non voleva combattere contro altri italiani, uccidere altri italiani. Così scappò nei boschi, si nascose a casa di contadini che lo ospitavano in cambio di aiuto nel lavoro nei campi. Aveva imparato da piccolo a fare il falegname, riparava e faceva gli zoccoli nuovi a chi ne aveva bisogno. Dopo due anni da sfollato poté finalmente tornare a casa; finalmente la fine della guerra, la Repubblica, la Costituzione..
In tanti non sono mai riusciti a raccontare i fatti vissuti in quegli anni, lui riusciva a farlo con serietà ma anche leggerezza, ci faceva incuriosire come se stessimo guardando un film. Ha sempre avuto un carattere forte, nonostante tanti dolori e difficoltà riusciva a voltare pagina ed andare avanti, a vedere comunque la vita con ottimismo.
Quasi tutti abbiamo oggi la fortuna di non avere vissuto una guerra, eppure occorre far sentire la nostra voce perché perché si torni a lavorare in direzione della PACE, proprio come era nell’intento dei padri costituenti che la guerra l’avevano vissuta e che, attraverso l’Articolo 11 della Costituzione, volevano scongiurare il ripetersi di una così grande tragedia.
Un dato mi fa particolarmente riflettere: l’1% delle spese militari globali basterebbe a sconfiggere la fame nel mondo. In un colpo solo potremmo dare da mangiare e da bere a tutti in maniera adeguata e anche fermare la costruzione di armi di sterminio, di bombe che colpiscono bambini che vivono con meno di un euro al giorno, lanciate da aerei che volano a 40.000 euro all’ora. Denaro proveniente dalle nostre tasse e che finisce direttamente nelle casse dei produttori di armi.
Continuo ad avere fiducia, un giorno riusciremo a vivere in PACE fra di noi e in armonia con il Pianeta. Continuiamo ad ascoltare il nostro cuore, capire cosa possiamo fare a partire da noi stessi, i vicini, la famiglia, il lavoro.. Costruiremo assieme un mondo nuovo dove regneranno pace, bellezza, armonia e felicità; non facciamoci spaventare, le cose da fare sono tante ma anche noi siamo in tanti. Ognuno è solo una goccia ma insieme formiamo il mare!
Forza e coraggio! Uniti e pacifici ce la facciamo!”.
Agricoltore, studente, professore, Diego Zannoli
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