Domenica mattina 12 aprile, attorno alle 11. Chi scrive sta affrontando la discesa prima del torrente Ventena tra Saludecio e Morciano. Forse zigzagava. Non ricorda. Era troppo rilassato ed immerso nella bellezza della natura per memorizzare. Ad un certo punto si sente un clacson abbastanza “maleducato” ed insistente. Si alza un braccio in segno di scusa. Sorpassa e strombazza con ancora più rabbia. Parte dallo scriba un: “vaffanculo”, insieme al gesto del braccio destro. L’auto inchioda tra due curve. Il ciclista si attacca ai freni; pensa di andargli addosso. Scorge sulla destra la deviazione che porta nella Valventena. Riesce a fermarsi dopo una ventina di metri senza danni. Riprende la strada maestra, con l’automobilista che lo insulta con rabbia. Data la posizione pericolosa della macchina, riparte, fa 100 metri e parcheggia sulla sinistra in una zona meno pericolosa. Esce dall’automobile: “Vieni qui. Fermati. Io ti spacco la faccia. Non mi mandi a fare in culo”. L’uomo è ben piazzato, con barba e senza capelli. Ha un’età indefinibile. Potrebbe avere 30 anni, ma se ne potrebbero dare anche 40. Si avvicina con rabbia e gli occhi fuori : “Anch’io sono un ciclista e ti disco che tu non sai andare in bicicletta; non puoi stare in mezzo alla strada… Devi imparare l’educazione. Sei un emerito testa di c…. Io ti rovino”. Lo scriba cerca di affrontarlo con un corpo rilassato, a braccia aperte, con una voce educata e ferma: “La prima volta le ho chiesto scusa col braccio. La seconda l’ho mandata a quel paese, ma lei non può comportarsi così. Mi scuso”. “Non le metto le mani addosso perché è vecchio”. Dall’automobile, apre il finestrino una giovane donna dagli occhi blu ed i capelli tinti di biondo: “Voi ciclisti siete tutti uguali. Indisciplinati e fate come vi pare. Fate schifo”. Nella quiete di una domenica mattina alle 11…











