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Home Eventi

Una Rimini che non c’è più e che si deve (ri)scoprire

Redazione di Redazione
29 Settembre 2022
in Eventi, In primo piano, Rimini
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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di ALBERTO BIONDI

STORIA I lavori di isolamento dell’Arco d’Augusto dopo la Seconda Guerra Mondiale in una foto tratta dall'archivio della Gambalunga

Da quando la fotografia ha fatto la sua comparsa intorno alla metà del diciannovesimo secolo, non è stata solo l’arte figurativa a cambiare e trasformarsi. Accanto alla ricerca di prospettive nuove per rappresentare l’uomo e la realtà, si è verificata una vera rivoluzione nella nostra maniera di “guardare” il mondo, di concepirlo e di viverlo. Si capì fin dalla sua nascita che la fotografia possedeva un potere strabiliante, tantopiù se affiancato alla riproducibilità infinita delle immagini attraverso la stampa. Walter Benjamin ipotizzò che sotto il peso schiacciante della civiltà delle immagini l’arte, così come era stata concepita fino ad allora, sarebbe stata de-sacralizzata e quindi morta.

Senza arrivare a posizioni così estreme, oggi possiamo dire che, grazie alla fotografia e al suo diretto figlio il cinema, il concetto di opera e di valore artistico si è ampliato piuttosto che atrofizzato. Osservando le fotografie scattate nella Rimini del primo Novecento, dalle figure leggermente sfocate, le strade ampie e bianchissime, i profili volitivi e le auto d’epoca, si ha come l’impressione di trovarsi di fronte a immagini “sacre”. La fantasia vola a quei giorni lontani, l’occhio si immerge nella vita di un passante con la bombetta, di un soldato magro in uniforme, di un gruppo allegro di bagnanti straniere, e senza accorgercene abbiamo già iniziato a viaggiare. Qualcuno disse che la fotografia è come una “scrittura dotata di sintassi e ideologia”, capace di condensare simboli, vite ed esperienze, e per questo possiamo accoglierla a pieno titolo sul Parnaso delle arti più antiche.

Nel mese di settembre, saranno aperte al pubblico ben cinque mostre fotografiche promosse dall’Assessorato alla cultura del Comune di Rimini. Tra queste, spicca l’esposizione allestita al Museo della Città “Negli intersizi del tempo” inaugurata oggi. Dal ricchissimo Archivio della Bibblioteca Gambalunga sono state scelte alcune tra le fotografie più preziose e suggestive della Rimini che non c’è più: scorci di borghi, vedute sulle piazze del centro storico, il lungomare, la spiaggia e frammenti della vita dei suoi cittadini. L’allestimento è pensato come un percorso dai reperti più antichi, raccolti nel 1871 da Luigi Tonini, fino alle fotografie degli anni ’60 e ’70. La concezione ottocentesca, figlia del romanticismo, di riunire in uno stesso edificio Biblioteca, Archivio, Pinacoteca e Galleria Archeologica, ha permesso alla Gambalunga di superare la riduttiva funzione di “deposito librario” per diventare, nel corso dei decenni, un deposito culturale. Il percorso di immagini al Museo inizia pressoché dal Risorgimento e tocca diverse fasi salienti della nostra storia: il terremoto del 1916, le ristrutturazioni artistiche, l’origine dell’industria dei bagni e del turismo, il ventennio fascista, la guerra e la ricostruzione degli anni successivi. Pannelli descrittivi accompagnano il visitatore nella scoperta dei vari ruoli assunti nel corso della storia dalla fotografia. L’Archivio Gambalunghiano, che in totale conta un milione di reperti fotografici conservati, sarà in mostra al Museo della Città fino al 29 settembre, con apertura al pubblico dalle 16.30 alle 21.30 (chiuso di lunedì).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Tags: archiviofotograficagambalungamostra
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