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Home Cultura

Rimini. Emilia – Romagna: lingue antiche, dialetti e…cucina

Redazione di Redazione
20 Gennaio 2026
in Cultura, Rimini, Saludecio
Tempo di lettura : 6 minuti necessari
A A
Rimini, arco di Augusto

Rimini, arco di Augusto

di Vincenzo Sanchini

 

  1. contadino autodidatta
  2. maestro

 

  1. Si Rumèn urmàj arvéd Coi Romani ormai arrivati

dal nòst pèrt andand indréd                                dalle nostre parti andando indietro

t’ u m’ po di’ cus ch’l’ è sucès,                             mi puoi dire cos’è successo,

(u s’ ni pèrla ancora adès)                                    (se ne parla ancora adesso)

che l’Emilia e la Rumagna                                   che l’Emilia e la Romagna

pli parlèd… do chén in ragna?                            per le parlate… due cani in lite?

 

  1. Il latino assimilato

da chi allora qui stanziato

(dopo prima opposizione,

bilinguismo, accettazione)

è il sostrato a influenzare

la pronuncia ed il parlare

che nel tempo trasformato

è dialetto diventato.

 

  1. Ancà quèst val a pinsè Anche questo vallo a pensare

che i djalet ch’ i s’ po truvè                                  che i dialetti che si possono trovare

i sia nèd pla riazion                                              siano nati per la reazione

mu latìn ta sta rigion                                            al latino in questa regione

ad cli lèngue ch’ i parlèva                                    a quelle lingue che parlavano

quij che gnint dep i cuntèva…                            quelli che niente dopo contavano…

 

  1. Il fattore preminente

qui dei Galli è per la gente

che poi molto del sostrato

nel parlare ha influenzato.

 

  1. J Emiljén e i Rumagnòl, Gli Emiliani e i Romagnoli,

èn s’ capesc dal tu paròl,                                      non si capisce dalle tue parole,

j è stèd sempre ‘na rigion                                     sono stati sempre una regione

o j à avud dli division?                                        o hanno avuto delle divisioni?

 

  1. Bèh, l’ “Aemilia” una regione

fu d’Augusto l’invenzione,

poi pensò Diocleziano

alla zona a metter mano:

con l’ “Aemilia” ad occidente

la “Flaminia” invece a oriente;

‘na frattura ch’ è saldata,

molta storia qui è saltata,

quando han chiuso la partita

con l’ Italia riunita.

 

  1. Se j è stèd sta division Se c’è stata questa divisione

per tot ch’j an ad sta rigion                                  per tutti quegli anni di questa regione

e po ugnùn per la su strèda,                                 e poi ognuno per la sua strada,

èn po ès che pla parlèda                                      non può essere che per la parlata

emigliéna – rumagnòla                                        emiliana – romagnola

sia ‘n sbàj tot ‘na paròla                                       sia uno sbaglio tutto una parola

e te’ pòst ad cla linèta                                          e al posto di quella linetta

una “e” s’duvrìa mèta?                                        una “e” si dovrebbe mettere?

 

  1. Ci può star l’osservazione

e la storia è la ragione:

sull’Emilia l’orientale

poi l’esarca è a comandare…

Longobardi ad occidente

che finir coi Franchi in niente,

con il Panaro a segnare

il confine da accettare

fra i possessi della Chiesa

e quei Franchi per l’intesa.

 

  1. A te l’ degh sinceramént Te lo dico sinceramente

arturnèna ml’ argumént,                                       ritorniamo all’argomento,

che sta roba ho sligiutchjéd                                 perché questa roba ho sleggiucchiato

mò l’è stèd tent an indréd.                                              ma è stato tanti anni indietro.

 

  1. L’emiliano e il romagnolo

a formare vanno un polo

e un cenno può bastare

al diverso nel parlare:

giusto allora come assaggio

l’ “A” latina in “E” il passaggio

in regione, l’orientale,

“pèga”, “mèl”…ancora tale,

verso Parma ormai sfumata

a Piacenza si è fermata.

 

  1. Un pasag ch’ u s’ ajutéva Un passaggio che si aiutava

sla via Emilia a n du ch’ la arvéva…                   con la via Emilia dove arrivava…

mò puseble da laso                                              ma possibile da lassù

ch’è n sia nud po gnint d’ ingio?                          che non sia venuto poi niente d’ingiù?

 

  1. Bèh, ti basti un elemento

che ben vasto è l’argomento:

grosso modo è la “u”

dei Lombardi a venir giù,

scritta su con due puntini,

gallo-italici i confini,

che sul Taro si è fermata

e in Romagna mai entrata.

 

  1. In efèti in Lumbardìa In effetti in Lombardia

per quatr’an la chésa mia,                                    per quattr’anni casa mia,

e’ “balu” l’era e’ palon                                          il “balu” era il pallone

ch’an pasèva…e gio quistjon.                              che non passavo… e giù questioni.

Una “e” ch’la va d’inso                                        Una “e” che va d’insù

s’una “u” a ni d’ingio…                                       con una “u” a venire d’ingiù…

poca ròba…dò vuchél                                         poca roba… due vocali,

mò chisà  ‘rbaltè e’ buchél…                               ma chissà a rovesciare il boccale…

 

  1. Il fenomeno è datato,

non remoto ed il sostrato

senza dubbio è lì a contare,

ma piuttosto è da pensare

a comuni condizioni,

dell’accento le ragioni,

le premesse lì a creare

per vocali trasformare,

dove autonome parlate

son da tempo sviluppate.

 

  1. E si spjéga l’ divisjon E si spiegano le divisioni

fra l’ parlèdje tla rigion…                                    fra le parlate nella regione…

mò isce ancà per capì                                           ma così anche per capire

n’ ènta ròba a t’ vrìa di’:                                       un’altra cosa ti vorrei dire:

la pilègra cum us sa                                            la pellagra come si sa

la n’ ha mand ‘na masa dlà,                                  ne ha mandati molti nell’aldilà,

pio in Emilia che in Rumagna                             più in Emilia che in Romagna

da un cont ch’ u ci sparagna                                da un conto che ci risparmia

e e’ mutiv, giost un mumént,                               e il motivo, giusto un momento,

s’ t’ aves voja…a n l’ ho prisént.                          se avessi voglia… non l’ho presente.

 

  1. Giusta infatti distinzione

nel mangiare è la ragione,

consistente, equilibrato

pei mezzadri ch’è qui stato,

che al boaro o giornaliero

su mancava a dire il vero.

 

  1. E’ prufùm, la stufaròla Il profumo, il tegame

si tripéj sora l’ajòla                                               sul treppiedi sopra l’aiola

la mandèva fina tl’èra                                          mandava fino nell’aia

i de d’ fèsta d’ quij sla tèra,                                 i giorni di festa di quelli con la terra,

cant invec quij ch’ i n la iva                                 quando invece quelli che non l’avevano

snò l’ udor giost i sintìva…                                 solo l’odore giusto sentivano…

e ‘n ghèc d’ aqua sla pulénta                                e un goccio d’acqua con la polenta

l’è da ès ‘na bèla sténta…                                    deve essere una bella stenta…

 

  1. Storia questa e così è stato

per quel male ch’ hai citato

e un confine alimentare

fra le zone ci può stare.

 

  1. In efèti adès ch’ a i pens In effetti adesso che ci penso

quel che t’ dis tu se’ ch’ l’ha séns:                                    quello che dici lo sai che ha senso:

i caplet se a n mi sbàj                                          i cappelletti se non mi sbaglio

j a l’arcòta se’ furmàj,                                          hanno la ricotta col formaggio,

i turtlìn e i agnulòt                                             i tortellini e gli agnolotti

j ha pio chérna pe’ masgòt…                               hanno più carne per il boccone…

pes e’ chérna sla gradèla                                    pesce e carne sulla graticola

po tl’ Emila…’na sturjèla.                                    poi in Emilia… una storiella.

 

  1. Pensa inoltre anche al castrato

con la pecora apprezzato

fino al Sillaro e a sfumare

in Emilia con l’andare…

 

  1. Sce divèrs ancà quel ch’ s’ magna Sì diverso anche quello che si mangia

fra l’Emilia e la Rumagna.                                   fra l’Emilia e la Romagna.

Se po arpens ma quel ch’ t’ m’ è det                    Se poi ripenso a quello che mi hai detto

sora l’ lèngue di puret…                                      sopra le lingue dei poveretti…

fors chi pèrla ‘d division                                     forse chi parla di divisioni

è po avé ancà l’ su rason,                                     può avere anche le sue ragioni,

mò l’è quest un argument                                    ma è questo un argomento

che d’ discuta è n’ è e’ mumènt,                           che da discutere non è il momento,

 

cumplichéd amènch per me                                 complicato almeno per me

e per og… è basta isce.                                        e per oggi… basta così.

 

Bibl.

  • Francesco Coco – Lingue antiche e dialetti, 277. Cultura popolare nell’Emilia Romagna.
  • Le origini e i linguaggi. Federazione delle casse di risparmio e delle banche del monte dell’E.milia e Romagna. Novembre 1982
  • Friedrich Schurr, La voce della Romagna, ed. del Girasole, 1974

 

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