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Home Focus

Riccione. IL GIORNO IN CUI PACO IMPARÒ A FERMARSI

Redazione di Redazione
10 Marzo 2026
in Focus, Riccione
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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Martina Montanari

Martina Montanari

A cura di Daniela Sammarini
Spiega l’esperto
di Martina Montanari,
psicologa clinica
Una storia di limiti, confini e cura di sé.

“Paco era un uccellino gentile e disponibile che viveva nel bosco. Aveva costruito nel corso del tempo un nido caldo e accogliente tra i rami di un grande albero e tutte le mattine, quando si svegliava, spiccava il volo e girava per tutto il bosco. Paco era molto conosciuto tra gli abitanti del bosco, per il fatto che quando lo chiamavano, lui accorreva subito in gran fretta. Accorreva quando un amico aveva bisogno di aiuto per raccogliere i semi, oppure quando il nido degli amici doveva essere sistemato dopo una tempesta. Per questo tutti gli uccellini del bosco volevano molto bene a Paco. Sapevano che, per qualsiasi problema, potevano sempre contare su di lui. Passava il tempo e Paco continuava, giorno dopo giorno, a darsi da fare per aiutare gli amici del bosco. Un giorno tuttavia, tornando a casa dopo aver aiutato un amico, si accorse che del suo nido non rimaneva quasi nulla: i pochi rami rimasti erano tutti spezzati, e il vento aveva spazzato via tutti i semi che aveva raccolto. Si fermò a pensare vicino a quel poco che era rimasto del suo nido, e sentì le sue ali molto affaticate. All’improvviso arrivò Milo, un amico che aveva bisogno di aiuto per raccogliere i rametti per il nido, e Paco, guardandolo, si prese un attimo per riflettere.”

Quante volte è capitato anche a noi di essere un po’ come Paco? Di voler essere sempre disponibili, sempre pronti ad aiutare gli altri, senza mai fermarci un momento per ascoltare ciò di cui avremmo davvero bisogno? Molte persone pensano che dire di no, o scegliere di prendersi del tempo per sé, possa essere un gesto egoista. Per questo, nel timore di deludere amici, familiari o colleghi, finiamo per mettere da parte le nostre emozioni e i nostri bisogni, e diciamo sì anche quando dentro di noi sentiamo che vorremmo dire no. A lungo andare, questo può farci sentire stanchi, frustrati e disconnessi da ciò che proviamo.

Ma perché è così difficile dire di no alle persone a cui vogliamo bene? Spesso, quando un conoscente avanza delle richieste, temiamo che un nostro rifiuto possa ferire e causare dolore, o farci apparire come persone poco generose o poco orientate verso gli altri: in poche parole, persone egoiste o troppo centrate su se stesse. Questo accade perché nella nostra società l’altruismo è visto come una qualità dal valore estremamente importante, e in parte è vero: l’aiuto e l’affetto nei confronti dei nostri cari è una qualità che arricchisce e impreziosisce le nostre relazioni. Tuttavia, è importante distinguere tra un sano altruismo, che nasce spontaneamente dal desiderio di essere presenti per gli altri, e il sacrificio di sé, che rischia di farci dimenticare le nostre necessità.

Un altro motivo per cui dire no ci mette così tanto in difficoltà è il senso di colpa che spesso proviamo dopo averlo fatto. Quando siamo abituati a mettere gli altri al primo posto, il solo pensiero di mettere un limite può farci sentire in difetto, o addirittura ingrati. Cosa rischiamo di perdere? Forse non è tanto il dire di no in sé, ma la paura di perdere l’amore e l’affetto degli altri. Io credo, però, che prendere consapevolezza di tali paure possa essere un primo passo per provare a vedere le cose da un altro punto di vista.

Mettersi in ascolto di sé e scegliere di dire di no non significa essere egoisti, ma fermarsi un momento e riconoscere che anche noi abbiamo dei limiti e dei confini che meritano di essere rispettati. Quando si parla di relazioni, è importante ricordare che i confini sono essenziali, perché ci aiutano a mantenere un sano equilibrio tra ciò che diamo agli altri e ciò che teniamo per noi. I confini non sono muri che ci separano dagli altri, ma assomigliano a una porta: possiamo aprirla quando scegliamo di accogliere qualcuno e dedicarci a lui, ma possiamo anche chiuderla quando sentiamo il bisogno di prenderci cura di noi stessi. Stabilire dei buoni confini ci aiuta a capire quando è il momento di fermarci e dedicarci a noi, così da poter poi tornare nelle relazioni con maggiori energie e con una presenza più autentica. Riconoscere i propri bisogni e fermarsi non significa essere egoisti, ma significa ricordarci che, tra le persone che meritano attenzione e cura, ci siamo anche noi.

Ma quindi… cosa è successo al nostro amico Paco?

“Per un attimo rimase in silenzio, osservando il suo nido distrutto. Poi guardò Milo, e con gentilezza gli disse che quel giorno avrebbe dovuto aspettare. Prima di aiutarlo, aveva bisogno di fermarsi per occuparsi del suo nido. Milo accettò, mentre Paco raccoglieva alcuni rametti e iniziava a ricostruire il suo nido. E mentre lavorava, Paco capì una cosa importante: fermarsi ad ascoltarsi e prendersi cura di sé era una sensazione nuova… e piacevole.”

martinamontanari.psicologa@outlook.it

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