– Tagliatelle al ragù. Pollo allo spiedo con patatine fritte. Dolce e frutta. Questo fu il primo menù dell’albergo Hamilton. Siamo il 27 maggio del 1971. Era un giovedì. Ancora oggi, un piccolo classico; nel centro della settimana propongono la classica tagliatella, oppure le pappardelle. Cinquantuno anni fa, a tavola c’erano sette persone; due famiglie tedesche. Gli stranieri (soprattutto tedeschi), ancora oggi, rappresentano tra il 40 ed il 50 per cento delle presenze. Quando l’aeroporto di Rimini funzionava, la percentuale era anche superiore.
L’hotel Hamilton è lo specchio della stragrande maggioranza delle storie del fare accoglienza della provincia di Rimini e non solo. Dietro c’è la famiglia Bernardini. Originari di Colbordolo (Pesaro Urbino). Professione imbianchino (uno dei mestieri che caratterizzava e caratterizza Misano Adriatico), dopo il matrimonio scende in Romagna per maggiori opportunità. Abita per alcuni anni a Misano Cella; poi a Cattolica, zona Ponte Conca. Nel boom del turismo, compra il lotto in via Bramante, a Misano Brasile, a circa 450 metri dal mare. In economia, da solo, e l’aiuto degli artigiani, tira su una pensioncina di 16 camere; in tutto 2 piani. Lui si occupa degli acquisti, la consorte Maria è in cucina. Da allora, i Bernardini hanno sempre innovato ed arricchito l’offerta: sia come struttura, sia come menù, lasciando intatta la loro filosofia: far sentire il cliente-amico come a casa nella tradizione della Romagna. Le camere alla fine degli anni ‘70 diventano 24; nel 1978, sempre in via Bramante aprono un residence con 16 camere. In 50 anni, le due unità sono state ristrutturate tre volte.
Innovativi, si diceva. Il loro tre stelle già nel 1972, si dota dell’aria condizionata nella sala da pranzo; sarà uno dei primi nella provincia di Rimini. La climatizzazione totale ci sarà nel 2000, anno dell’ultimo restyling.
Quei famosi 450 metri dalla spiaggia a monte della ferrovia, potrebbero sembrare un handicap. Invece, la famiglia è così brava a far star bene gli ospiti, che dicono: “Quella passeggiata ci fa bene; ci fa smaltire i vostri piatti ed ossigena”.
In coro Donatella (l’unica figlia dei fondatori) e le sue due figlie, Eugenia e Beatrice: “Chi viene torna; difficile che possiamo perdere un cliente. Magari per ragioni di salute, si spostano in un albergo vicino al mare, ma ci vengono a trovare e noi capiamo benissimo. Abbiamo una fidelizzazione altissima: attorno al 90 per cento.
Piacere di accogliere, pulizia e cibo sono le tre colonne portanti dell’Hamilton. Si mangia alla romagnola, senza dimenticare cose nuove. Ad esempio, hanno introdotto la tartara. A mezzogiorno propongono tre scelte: sia di primi, sia di secondi; oltre al buffet iniziale (freddo e caldo). La sera, due primi (carne-pesce), più la zuppa, più due secondi (carne-pesce), più il vegetale; sempre nel segno della tradizione e della ricerca. Tutto viene fatto in casa, dal pane ai 7 cereali, fino alla classica torta della domenica. Iniziarono col pane nero su richiesta dei tedeschi; oggi va per la maggiore. Un’altra chicca mattutina è il burro rivisitato con erba cipollina e fiori. La signora Maria è stata in cucina fino al 2014; oggi c’è un cuoco.
La gestione è famigliare ed è alla terza generazione. Alla figlia Donatella, si sono affiancati il marito Giorgio (viene dal commerciale, buono il suo tedesco) e le figlie Eugenia e Beatrice. Tutti lavorano in divisa; diverse dal pranzo e dalla cena; per mezzogiorno: camicia, gilet e cravatta. Alle 13, il classico degli accessori, è nera; oro e verde acqua (il colore dell’albergo) la sera. Donatella invece indossa sempre la giacca.
Racconta, Donatella, con gli occhi sorridenti: “Il complimento più bello è quando ci dicono che qui è un tornare in famiglia ; che si mangia bene ed è pulito. Da quando abbiamo aperto il nostro obiettivo è lavorare con passione e nel segno della qualità. Vorremmo restare così e continuare a migliorarci. La speranza è che la clientela continui a seguirci. Sono loro a darci gli stimoli per fare sempre meglio”.










