Riccione-Rimini. ART DÉCO WEEK dal 18 al 24 novembre.
Dalle città di mare alle stazioni termali, dai cinema agli alberghi e alle architetture degli anni Venti/Trenta, una settimana di visite guidate e incontri online racconta il passaggio dal Liberty all’Art Déco. Filo conduttore della prima edizione: la conchiglia.
C’è un’Italia del Novecento che attraversiamo ogni giorno senza sempre riconoscerla. È nelle facciate dei palazzi, negli atri degli alberghi, nei cinema, negli stabilimenti termali, nelle architetture affacciate sul mare. È l’Italia che scopre la velocità, il viaggio, la pubblicità e nuove forme di eleganza. Dal 18 al 24 novembre 2026, Art Déco Week invita a guardarla di nuovo.
Il festival organizzato dall’Associazione Italia Liberty nasce da un’idea del curatore prof. Andrea Speziali, debutta con 40 itinerari guidati in 20 regioni italiane e sette conferenze scientifiche online, una al giorno. Incontri tenuti dall’autore del celebre francobollo postale “L’Art Nouveau in Italia. È un nuovo progetto nato dall’esperienza di Art Nouveau Week, che si ripeterà per la nona edizione dall’8 al 14 luglio 2027. Il racconto prosegue, seguendo la trasformazione del gusto tra gli anni Venti e Trenta.
<<La linea floreale del Liberty incontra la geometria. La decorazione si fa più netta, ritmica, essenziale. Cambiano le città e gli edifici, ma anche gli oggetti, la moda, la grafica, il cinema e il modo di rappresentare la figura femminile. L’Art Déco non appartiene a una sola disciplina: è un linguaggio che attraversa la vita moderna.>> Commenta Speziali
A guidare simbolicamente questa prima edizione sarà la conchiglia. Motivo naturale e insieme forma pronta a diventare ventaglio, raggiera, sequenza geometrica, riassume il passaggio che il festival vuole raccontare: dalla curva organica dell’Art Nouveau a una nuova idea di ordine e movimento.
QUARANTA PERCORSI
Il programma attraversa grandi città e centri meno raccontati. A Milano, il percorso dedicato a Piero Portaluppi parte dall’ex Albergo Diurno Venezia di piazza Oberdan. A Roma, alberghi e cinema conducono tra i luoghi del lusso degli anni Trenta. Torino racconta l’eleganza metropolitana; Palermo mette in relazione Futurismo, Déco e arti pubbliche; Bari prende le mosse dal Kursaal Santalucia.
Il mare offre un’altra chiave di lettura. A Senigallia, la Rotonda a Mare introduce la modernità della villeggiatura; al Lido di Venezia, il Palazzo del Cinema richiama il mondo dello spettacolo e della mondanità; a Genova, il percorso guarda alla città degli anni Venti e al rapporto con l’opera di Coppedè. A Viareggio, il racconto segue il passaggio dal Liberty al Déco attraverso la figura di Galileo Chini. Villa Argentina capofila dell’Art Déco. A Udine tappa al Caffe Contarena, edificio che si contraddistingue per i spettacolari arredi e affreschi tra i più belli d’Italia del periodo Déco.
Ci sono poi le architetture del benessere e dell’immaginazione: le Terme Berzieri di Salsomaggiore, al centro di un itinerario dedicato a Chini, e Villa Grock a Imperia, dove fantasia e geometria convivono. Da Pescara, con l’Aurum, a Napoli, con la Stazione Marittima, da Brescia, con piazza della Vittoria, a Cagliari, con la Palazzina Scano, emerge una geografia ampia e diversa. Gli itinerari includono anche confronti con il tardo Liberty, l’eclettismo, il Novecento e il Razionalismo, per mostrare come il gusto sia cambiato nei luoghi concreti della vita quotidiana. In Sicilia, l’Art Déco trova alcune delle sue espressioni più significative nei grandi edifici pubblici, a partire dai Palazzi delle Poste di Catania e Palermo, oggi riletti come testimonianze emblematiche del rinnovamento architettonico tra gli anni Venti e Trenta. A Catania, questa riscoperta si intreccia con quella di Mario Mirko Vucetich, architetto, artista e autore della celebre Partita a Scacchi di Marostica, al quale si lega anche una palazzina cittadina impreziosita da decorazioni e sculture di gusto Déco. Figura eclettica e cosmopolita, Vucetich contribuì alla diffusione del nuovo linguaggio moderno lungo un itinerario che negli anni Venti si estende da Tripoli, dove operò per l’Arco di Trionfo, fino a Bologna, dove la villa di famiglia in cemento armato testimonia una personale interpretazione dell’Art Déco, tra architettura, scultura e arti decorative.
«Dopo anni dedicati all’Art Nouveau, ho sentito l’esigenza di seguire ciò che accade dopo», afferma Andrea Speziali. «L’Art Déco racconta una società che cambia il proprio modo di abitare, viaggiare, comunicare e immaginare il futuro. Vogliamo partire dagli edifici e dalle opere che abbiamo davanti agli occhi: riconoscerli è il primo passo per comprenderne il valore e prendercene cura».
SETTE CONFERENZE, DAI CHINI A TAMARA DE LEMPICKA
Accanto alle visite, Speziali terrà sette conferenze scientifiche online, ogni giorno dalle 11:00 alle 12:30. Il ciclo si apre il 18 novembre con Piero Portaluppi e le geometrie dell’Art Déco e prosegue con la famiglia Chini, i maestri e la scultura Déco tra Italia e New York, Gio Ponti, la diffusione internazionale dello stile a partire dalla Parigi del 1925, l’architettura del turismo tra Miami Beach e l’Italia. La conclusione, il 24 novembre, è dedicata a Tamara de Lempicka e alla pittura della modernità.
Architettura, ceramica, scultura, grafica e pittura compongono così un percorso che amplia lo sguardo oltre gli edifici. Una rivista illustrata, un vaso, un manifesto o un interno possono raccontare il proprio tempo quanto la facciata di un palazzo. Studiare e documentare queste testimonianze significa anche creare le condizioni per conservarle.
Art Déco Week nasce con questa ambizione: costruire, anno dopo anno, una conoscenza più diffusa del patrimonio del primo Novecento e riportare all’attenzione pubblica luoghi e opere che meritano studio, cura e tutela. La prima edizione si svolge con il patrocinio del Touring Club Italiano.
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Le 40 visite guidate, condotte da guide turistiche abilitate, si svolgono dal 18 al 24 novembre 2026. La richiesta di partecipazione va inviata entro il 14 novembre, indicando il codice della visita e il numero dei partecipanti, tramite il modulo dedicato, via e-mail a info@italialiberty.it oppure via SMS al +39 320 044 5798. Il pagamento va effettuato soltanto dopo la conferma dell’organizzazione, attesa entro le 22:00 del 15 novembre, e perfezionato entro il 16 novembre secondo le modalità comunicate.
Contatto stampa e curatela Andrea Speziali – info@andreaspeziali.it – +39 320 044 5798
PROGRAMMA “Art Déco Week” 2026:
Mercoledì 18 novembre
La conferenza inaugurale, «Piero Portaluppi e le geometrie dell’Art Déco», apre il ciclo online alle 11:00.
Nel pomeriggio sono in programma sei visite guidate:
- Pescara, ore 15:00 — «Dall’Aurum alla città moderna: tra Déco e razionalismo». Ritrovo all’Aurum, Largo Gardone Riviera. Codice ADW_001.
- Reggio Calabria, ore 15:30 — «Dallo Stretto moderno al gusto Déco». Ritrovo al Palazzo delle Poste, via Miraglia. Codice ADW_002.
- Napoli, ore 16:00 — «Napoli Déco: monumentalità, porto e modernità». Ritrovo alla Stazione Marittima, Molo Angioino. Codice ADW_003.
- Ferrara, ore 15:30 — «Palazzo Panfilio e la Ferrara Art Déco». Ritrovo a Palazzo Panfilio, corso Isonzo 1. Codice ADW_004.
- Forlì, ore 16:00 — «Forlì anni Trenta: architetture e arti decorative». Ritrovo al Palazzo delle Poste, piazza Aurelio Saffi 28. Codice ADW_005.
- Salsomaggiore Terme, ore 15:00 — «Il sogno termale Déco di Galileo Chini». Ritrovo alle Terme Lorenzo Berzieri, piazza Lorenzo Berzieri 1. Codice ADW_006.
Giovedì 19 novembre
Alle 11:00 la conferenza online «Chini tra Liberty e Déco» approfondisce la produzione ceramica della famiglia Chini e il passaggio fra i due linguaggi artistici.
Le visite della giornata sono:
- Sogliano al Rubicone, ore 11:00 — «Novecento romagnolo: geometrie e città moderna». Ritrovo all’ex Casa del Fascio, piazza G. Matteotti 41. Codice ADW_007.
- Gorizia, ore 10:30 — «Gorizia anni Trenta: Mazzoni, mosaici e modernità». Ritrovo al Palazzo delle Poste, corso Giuseppe Verdi 33. Codice ADW_008.
- Trieste, ore 11:00 — «Trieste Déco: eleganza geometrica nel Borgo Teresiano». Ritrovo in via Genova 9. Codice ADW_009.
- Udine, ore 15:30 — «Udine tra Secessione e Art Déco». Ritrovo a Palazzo d’Oro Contarini, via Manin 15. Codice ADW_010.
- Roma, ore 16:30 — «Roma Déco: alberghi, cinema e lusso degli anni Trenta». Ritrovo al Bettoja Hotel Mediterraneo, via Cavour 15. Codice ADW_011.
Venerdì 20 novembre
La conferenza delle 11:00, «I maestri e la scultura Déco tra Italia e New York», mette in dialogo opere, materiali e protagonisti delle due sponde dell’Atlantico.
Il programma delle visite comprende:
- Genova, ore 10:30 — «Genova Déco sul mare: Coppedè e gli anni Venti». Ritrovo a Villa Canali Gaslini, corso Italia 26. Codice ADW_012.
- Imperia, ore 15:00 — «Villa Grock: fantasia, geometrie e gusto Déco». Ritrovo a Villa Grock, via Fanny Roncati Carli. Codice ADW_013.
- La Spezia, ore 10:00 — «La Spezia Déco: Bibbiani e il nuovo volto urbano». Ritrovo a Palazzo San Giorgio, via dei Colli 9. Codice ADW_014.
- Brescia, ore 16:00 — «Piazza Vittoria: verticalità e modernità Déco». Ritrovo al Torrione INA, piazza della Vittoria 11. Codice ADW_015.
- Busto Arsizio, ore 15:30 — «Silvio Gambini: dal Liberty alla geometria Déco». Ritrovo al Villino Dircea Gambini, via Goffredo Mameli 29. Codice ADW_016.
- Milano, ore 17:00 — «Milano Déco: Portaluppi e la città sotterranea». Ritrovo all’ex Albergo Diurno Venezia, piazza Guglielmo Oberdan. Codice ADW_017.
Sabato 21 novembre
Alle 11:00 l’appuntamento online è «Gio Ponti fra architettura e invenzione decorativa», dedicato al rapporto fra edificio, interno e oggetto nella sua opera.
Sono previste sei visite:
- Ancona, ore 10:30 — «Ancona moderna: il mito dei diurni e il gusto Déco». Ritrovo in piazza Roma, presso l’accesso all’ex Albergo Diurno Cobianchi. Codice ADW_018.
- Ascoli Piceno, ore 9:30 — «Ascoli negli anni Trenta: architettura e modernità». Ritrovo all’ex GIL, via Marcello Federici. Codice ADW_019.
- Pesaro, ore 10:30 — «Pesaro anni Trenta: istituzioni, pietra e geometrie». Ritrovo al Palazzo dell’Economia Corporativa, corso XI Settembre 116. Codice ADW_020.
- Senigallia, ore 15:30 — «La Rotonda e il mare: modernità balneare anni Trenta». Ritrovo alla Rotonda a Mare, piazzale della Libertà 23. Codice ADW_021.
- Campobasso, ore 15:00 — «Campobasso tra le due guerre: bronzi e arti decorative». Ritrovo al Palazzo delle Poste, via Francesco Pietrunto 4-8. Codice ADW_022.
- Torino, ore 16:00 — «Torino Déco: eleganza metropolitana e geometrie moderne». Ritrovo in piazza Solferino 1. Codice ADW_023.
Domenica 22 novembre
La conferenza online «Da Parigi al mondo negli anni ruggenti dell’Art Déco», alle 11:00, parte dall’Esposizione parigina del 1925 per seguire la diffusione internazionale dello stile.
Le visite guidate sono:
- Bari, ore 10:30 — «Il Kursaal e la Bari degli anni ruggenti». Ritrovo al Teatro Kursaal Santalucia, largo Adua 5. Codice ADW_024.
- Cagliari, ore 15:00 — «Cagliari Déco: la Palazzina Scano e il moderno mediterraneo». Ritrovo alla Palazzina Scano, corso Vittorio Emanuele II 404. Codice ADW_025.
- Catania, ore 10:30 — «Catania Déco: Palazzo Garretto e il razionalismo decorato». Ritrovo a Palazzo Garretto, via Santa Maddalena 7. Codice ADW_026.
- Messina, ore 15:00 — «Messina ricostruita: la Galleria tra Liberty e Déco». Ritrovo alla Galleria Vittorio Emanuele III, ingresso da piazza Antonello. Codice ADW_027.
- Palermo, ore 16:00 — «Palermo anni Trenta: Futurismo, Déco e arti pubbliche». Ritrovo al Palazzo delle Poste, via Roma 321. Codice ADW_028.
- Trapani, ore 11:30 — «Déco: il nuovo volto della città». Ritrovo al Palazzo delle Poste, viale Regina Margherita 10. Codice ADW_029.
Lunedì 23 novembre
Alle 11:00 la conferenza «America Art Déco e turismo da Miami Beach all’Italia» esplora alberghi, spazi di accoglienza e architetture del tempo libero.
Nel pomeriggio si svolgono cinque visite:
- Firenze, ore 16:00 — «Firenze Déco: il cinema degli anni ruggenti». Ritrovo al Giunti Odeon, piazza degli Strozzi 2. Codice ADW_030.
- Viareggio, ore 15:30 — «Viareggio tra Liberty e Déco: Chini e gli anni Venti». Ritrovo a Villa Argentina, via Amerigo Vespucci 44. Codice ADW_031.
- Bolzano, ore 15:30 — «Bolzano moderna: geometrie e architetture del Novecento». Ritrovo all’ex Casa del Fascio, piazza del Tribunale. Codice ADW_032.
- Merano, ore 15:00 — «Merano 1930: razionalismo, eleganza termale e Déco». Ritrovo al Palazzo Municipale, via dei Portici 192. Codice ADW_033.
- Perugia, ore 16:00 — «L’altro Déco: la Sala Lippi e le arti applicate». Ritrovo a Palazzo Lippi Alessandri, corso Pietro Vannucci 39. Codice ADW_034.
Martedì 24 novembre
Il ciclo delle conferenze si conclude alle 11:00 con «Tamara de Lempicka e la pittura della modernità».
Le ultime sei visite guidate sono:
- Aosta, ore 15:00 — «Art Déco: design e modernità alpina». Ritrovo al Centro Saint-Bénin, via Festaz 27. Codice ADW_035.
- Lido di Venezia, ore 10:30 — «Cinema e mondanità: il Déco al Lido». Ritrovo al Palazzo del Cinema, lungomare Guglielmo Marconi. Codice ADW_036.
- Padova, ore 15:00 — «Gli anni ruggenti dell’Art Déco: forme e colori». Ritrovo a Palazzo d’Agno Berlese, via Luca Belludi. Codice ADW_037.
- Venezia, ore 15:30 — «Sull’onda dell’Art Déco: architetture e arti tra le due guerre». Ritrovo all’ex Casa del Balilla, Dorsoduro 2447 I. Codice ADW_038.
- Verona, ore 16:00 — «Verona Déco: il Supercinema e la città degli anni Trenta». Ritrovo nell’area dell’ex Supercinema, via Giuseppe Mazzini 18. Codice ADW_039.
- Vicenza, ore 15:30 — «Ruggenti anni Trenta: la GIL e la nuova architettura». Ritrovo all’edificio ex GIL, contrà della Piarda 9. Codice ADW_040.
COSA VISITARE
Il programma attraversa l’Italia costruendo una vera e propria geografia dell’Art Déco e della modernità tra gli anni Venti e Trenta, dalle grandi città ai centri meno raccontati, mettendo in relazione architettura, arti decorative, cinema, turismo, edifici pubblici e nuovi luoghi della vita collettiva. Sono quaranta i percorsi previsti in diciannove regioni, pensati non soltanto per individuare esempi riconducibili al Déco in senso stretto, ma anche per comprenderne il dialogo con il tardo Liberty, la Secessione, l’eclettismo, il Novecento e il Razionalismo.
A Milano il racconto prende le mosse dall’ex Albergo Diurno Venezia di piazza Oberdan, capolavoro della cultura urbana degli anni Venti legato a Piero Portaluppi, figura decisiva per comprendere il passaggio dalla decorazione alla modernità, mentre i suoi interni, i materiali preziosi e le geometrie introducono una città che cambia il proprio modo di abitare e di vivere gli spazi pubblici. A Busto Arsizio il punto di riferimento è invece il Villino Dircea Gambini, occasione per seguire il percorso di Silvio Gambini dal Liberty verso una maggiore semplificazione geometrica. Brescia concentra il proprio racconto in piazza della Vittoria, con il Torrione INA e l’impianto monumentale della nuova città degli anni Trenta, dove verticalità, pietra e sintesi formale mostrano il volto di una modernità ormai pienamente novecentesca.
A Torino, città fondamentale per la storia delle arti applicate e dell’industria italiana, il percorso prende avvio dal Palazzo della Società Anonima Edile Torinese in piazza Solferino, per raccontare quell’eleganza metropolitana fatta di facciate geometriche, atri, ferri, marmi e decorazioni che negli anni tra le due guerre trasformano l’immagine della città. Ad Aosta, con il Centro Saint-Bénin, il festival apre invece una finestra sulla modernità alpina, sul design e sulla progressiva semplificazione delle forme.
La Liguria offre uno dei capitoli più suggestivi. A Genova l’itinerario parte da Villa Canali Gaslini e guarda alla città degli anni Venti attraverso il rapporto con Gino Coppedè, in un momento nel quale l’esuberanza della stagione Liberty ed eclettica comincia a confrontarsi con soluzioni più sintetiche e monumentali. A Imperia, Villa Grock rappresenta invece uno degli episodi più eccentrici e riconoscibili: un’architettura dove fantasia, geometria, scenografia e simbologia convivono in un universo personalissimo. A La Spezia, con Palazzo San Giorgio, il percorso richiama l’opera di Franco Oliva, Manlio Costa e soprattutto Raffaello Bibbiani e il rinnovamento urbano di una città che tra le due guerre costruisce una nuova identità attraverso palazzi, apparati decorativi, cinema e architetture pubbliche.
L’Emilia-Romagna consente di leggere molte declinazioni diverse dello stesso passaggio storico. A Ferrara, Palazzo Panfilio introduce una città nella quale la cultura Déco si intreccia con l’architettura del primo Novecento; a Forlì, il Palazzo delle Poste di piazza Saffi diventa il punto di partenza per osservare il grande laboratorio urbano degli anni Trenta, fatto di edifici pubblici, piazze e apparati celebrativi. A Sogliano al Rubicone, l’ex Casa del Fascio permette di leggere il processo di semplificazione e monumentalizzazione dell’architettura romagnola del Novecento. Ma è soprattutto Salsomaggiore Terme a rappresentare uno dei vertici spettacolari dell’intero itinerario nazionale: le Terme Lorenzo Berzieri, con il contributo determinante di Galileo Chini, trasformano l’edificio termale in un’opera totale, nella quale ceramica, pittura, decorazione, motivi orientaleggianti e geometrie moderne danno vita a una delle esperienze più straordinarie della cultura decorativa italiana fra Liberty e Déco.
Nelle Marche la modernità assume il volto del turismo, degli edifici pubblici e della trasformazione urbana. Ad Ancona, l’ex Albergo Diurno Cobianchi richiama il mito dei diurni cittadini, luoghi simbolo di un nuovo modo di viaggiare e vivere la città. Ad Ascoli Piceno, l’ex GIL racconta invece l’architettura degli anni Trenta e la diffusione di nuovi modelli funzionali. A Pesaro, il Palazzo dell’Economia Corporativa diventa esempio della nuova monumentalità istituzionale fondata su pietra, geometrie e semplificazione delle masse. A Senigallia, la celebre Rotonda a Mare introduce il tema della villeggiatura moderna e della nascita di una nuova cultura balneare, nella quale architettura, mondanità e spettacolo diventano parte dello stesso immaginario.
Lungo la costa adriatica il racconto prosegue a Pescara, dove l’Aurum, nato come Kursaal e poi trasformato nel grande edificio destinato alla produzione del celebre liquore, diventa uno dei simboli della città moderna e un punto ideale per osservare il dialogo tra Déco e Razionalismo. A Campobasso, il Palazzo delle Poste consente di approfondire il ruolo dei bronzi, delle arti decorative e degli edifici pubblici nella costruzione dell’immagine urbana fra le due guerre. A Bari, il Teatro Kursaal Santalucia riporta invece all’atmosfera degli anni ruggenti: un luogo nel quale spettacolo, società e decorazione si incontrano e nel quale la modernità prende la forma di un’architettura destinata al tempo libero.
A Napoli, la Stazione Marittima al Molo Angioino racconta la monumentalità moderna legata al porto, ai viaggi e alla nuova mobilità internazionale, mentre la città conserva numerosi esempi nei quali il gusto Déco entra negli arredi, nei cinema, nei palazzi e nelle arti decorative. La Stazione Marittima rappresenta così un punto privilegiato per comprendere come l’architettura degli anni Trenta abbia ridisegnato il rapporto tra Napoli e il Mediterraneo.
In Toscana il percorso assume forme ancora differenti. A Firenze, il Giunti Odeon, storico cinema di piazza Strozzi, porta al centro il tema dello spettacolo e della cultura degli anni ruggenti, quando sale cinematografiche, foyer, insegne e apparati decorativi diventano laboratori della modernità. A Viareggio, invece, il passaggio dal Liberty al Déco si legge attraverso Galileo Chini e trova in Villa Argentina uno dei suoi luoghi più rappresentativi: ceramiche, decorazioni e superfici policrome fanno dell’edificio una sorta di manifesto del rinnovamento artistico della città balneare, vero capofila per leggere il Déco viareggino e la trasformazione della Passeggiata e delle architetture legate alla villeggiatura.
Anche l’Umbria entra in questa mappa con Perugia, dove la Sala Lippi di Palazzo Lippi Alessandri sposta l’attenzione sulle arti applicate, sugli interni e sulla decorazione, mostrando come il Déco non sia soltanto un fenomeno di facciate monumentali ma una cultura capace di investire arredi, superfici, dettagli e ambienti.
Il Trentino-Alto Adige viene raccontato attraverso due città complementari. A Bolzano, l’ex Casa del Fascio di piazza del Tribunale permette di confrontarsi con le grandi geometrie e con la monumentalità dell’architettura del Novecento, mentre a Merano, partendo dal Palazzo Municipale, il tema è quello di una modernità elegante e termale, in cui Razionalismo, cultura alberghiera e permanenze decorative convivono nel paesaggio urbano.
Nel Nord-Est, Gorizia mette al centro il Palazzo delle Poste, legato alla stagione di Angiolo Mazzoni, con mosaici, arti integrate e sperimentazioni architettoniche che mostrano quanto gli edifici postali siano stati veri cantieri della modernità italiana. A Trieste, un edificio Déco di via Genova introduce l’eleganza geometrica del Borgo Teresiano e il modo in cui il nuovo gusto si inserisce nel tessuto della città mitteleuropea. A Udine, il Palazzo d’Oro Contarini permette invece di seguire il passaggio dalla Secessione verso il Déco, osservando la progressiva trasformazione dell’ornamento in struttura geometrica.
Il Veneto offre un vero itinerario diffuso. Al Lido di Venezia, il Palazzo del Cinema evoca la nascita della Mostra, il mondo dello spettacolo, gli alberghi, la mondanità internazionale e l’immaginario moderno della villeggiatura. A Venezia, l’ex Casa del Balilla a Dorsoduro permette di osservare il passaggio verso le forme semplificate degli anni Trenta e il confronto tra architettura moderna e tessuto storico. A Padova, Palazzo d’Agno Berlese introduce forme e colori degli anni ruggenti, mentre a Verona l’area dell’ex Supercinema riporta alla grande stagione delle sale cinematografiche come templi della modernità e dello spettacolo. A Vicenza, infine, l’ex GIL testimonia l’affermazione di una nuova architettura pubblica, geometrica e funzionale.
A Roma, alberghi, cinema e architetture per il turismo conducono dentro il lusso degli anni Trenta. Il percorso prende avvio dal Bettoja Hotel Mediterraneo di via Cavour, dove interni, arredi, mosaici e materiali raccontano una cultura dell’ospitalità che trasforma l’albergo in una macchina scenografica della modernità. Roma diventa così uno dei luoghi ideali per comprendere la diffusione del Déco negli spazi della vita quotidiana, dal cinema all’hotel, dal ristorante agli arredi destinati al viaggiatore.
Il viaggio verso Sud trova nello Stretto un altro importante laboratorio. A Reggio Calabria, il Palazzo delle Poste introduce il tema della ricostruzione e del nuovo volto urbano, facendo emergere il rapporto tra monumentalità, decorazione e modernità nella città del primo Novecento.
In Sardegna, Cagliari offre con la Palazzina Scano un esempio particolarmente efficace per leggere la modernità mediterranea: volumi, geometrie e decorazioni mostrano come il nuovo gusto venga reinterpretato secondo materiali, luce e caratteri locali.
È però la Sicilia a proporre uno dei capitoli più articolati. A Palermo, il Palazzo delle Poste di via Roma è al centro di un percorso che mette in relazione Futurismo, Déco, architettura pubblica e arti integrate, restituendo il clima sperimentale degli anni Trenta. A Trapani, ancora una volta il Palazzo delle Poste mostra come questi edifici siano stati strumenti privilegiati per dare alle città una nuova immagine moderna. A Messina, la Galleria Vittorio Emanuele III, nata nella città ricostruita dopo il terremoto, costituisce un caso emblematico di transizione tra Liberty e Déco, nel quale lo spazio commerciale coperto assume un carattere monumentale e scenografico. A Catania, il percorso parte da Palazzo Garretto e consente di leggere il rapporto tra decorazione, geometria e Razionalismo, allargando lo sguardo al Palazzo delle Poste, tra le testimonianze più significative del rinnovamento architettonico cittadino tra gli anni Venti e Trenta.
Proprio a Catania questa riscoperta si intreccia con quella di Mario Mirko Vucetich, architetto, artista, scultore e autore della celebre Partita a Scacchi di Marostica, al quale è legata anche una palazzina cittadina impreziosita da decorazioni plastiche e sculture di gusto Déco. Figura eclettica e cosmopolita, Vucetich permette di seguire idealmente il viaggio dell’Art Déco ben oltre la Sicilia: negli anni Venti opera a Tripoli, dove interviene anche nel contesto dell’Arco di Trionfo, mentre a Bologna la villa di famiglia in cemento armato testimonia una personale interpretazione della modernità, nella quale architettura, scultura e arti decorative tendono a fondersi.
Da Milano a Palermo, da Salsomaggiore a Viareggio, da Genova a Catania, da Torino a Napoli, da Venezia a Cagliari, Art Déco Week costruisce così un atlante nazionale nel quale non esiste un unico Déco italiano, ma una pluralità di linguaggi. Ci sono il Déco monumentale degli edifici pubblici, quello mondano degli alberghi e dei cinema, quello termale, quello balneare, quello delle arti applicate, quello che conserva ancora memorie del Liberty e quello che già si avvicina al Razionalismo. Accanto ai grandi capoluoghi emergono Ferrara, Forlì, Sogliano al Rubicone, Salsomaggiore Terme, Imperia, La Spezia, Busto Arsizio, Ancona, Ascoli Piceno, Pesaro, Senigallia, Campobasso, Messina, Trapani, Viareggio, Merano, Gorizia, Udine, Aosta, Padova, Verona e Vicenza, componendo un panorama che consente di riconoscere il cambiamento del gusto nei luoghi concreti della vita quotidiana. Nel programma ufficiale trovano così spazio tutte le quaranta tappe previste tra il 18 e il 24 novembre 2026.
«Dopo anni dedicati all’Art Nouveau, ho sentito l’esigenza di seguire ciò che accade dopo», afferma Andrea Speziali. «L’Art Déco racconta una società che cambia il proprio modo di abitare, viaggiare, comunicare e immaginare il futuro. Vogliamo partire dagli edifici e dalle opere che abbiamo davanti agli occhi, anche da quelli che spesso attraversiamo senza riconoscerli: alberghi, cinema, stazioni, palazzi postali, terme, ville, gallerie, luoghi di villeggiatura e architetture pubbliche. È proprio mettendo insieme queste testimonianze, dalle città più note ai centri meno raccontati, che emerge la ricchezza di un patrimonio diffuso. Riconoscerlo è il primo passo per comprenderne il valore e prendercene cura».
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ITALIA LIBERTY
Associazione di promozione sociale










