Riccione. Pd: “Parcheggio interrato del lungomare della Libertà, perché non si è arrivati a un accordo? Renata Tosi e il centrodestra devono rispondere”.
Nota del Pd di Riccione, partito di maggioranza in consiglio comunale.
“La condanna del Comune di Riccione al pagamento di 15 milioni e 477mila euro, oltre a interessi e rivalutazione monetaria, rappresenta un fatto molto grave. Una vicenda sulla quale occorre fare chiarezza, senza semplificazioni e soprattutto senza che qualcuno pensi di potersi chiamare fuori dalle proprie responsabilità politiche.
Abbiamo letto con attenzione la sentenza della Corte d’Appello di Bologna. Il quadro che emerge è quello di una complessa operazione di project financing, avviata nel 2008, nella quale il privato si impegnava a realizzare il parcheggio interrato del Lungomare della Repubblica (secondo tratto, da Piazzale Roma a Piazzale san Martino) e il Comune assumeva precisi obblighi per garantirne l’equilibrio economico.
Il piano economico-finanziario prevedeva che il concessionario recuperasse l’investimento attraverso la vendita di una parte dei posti auto e i ricavi della gestione. Per questo il rispetto degli impegni assunti dal Comune sulla regolamentazione della sosta, sul numero dei parcheggi in superficie e sulle tariffe concordate rappresentava un elemento essenziale della convenzione.
La Corte ha accertato che questi impegni non sono stati rispettati. In particolare, ha rilevato un numero di parcheggi in superficie superiore a quello consentito e l’applicazione di tariffe differenti da quelle previste dal contratto.
Secondo i giudici, gli inadempimenti sono proseguiti senza soluzione di continuità dal 2010 al 2018, ma il momento vero in cui si sarebbe dovuto gestire un accordo bonario dopo la presentazione della diffida formale era quello del novembre 2014.
La convenzione venne sottoscritta nel 2008 durante l’amministrazione Imola, ma la vicenda non può essere ricondotta soltanto alla scelta iniziale. Si tratta di un rapporto contrattuale durato anni, caratterizzato da contestazioni, richieste di riequilibrio economico e infine da un lungo contenzioso giudiziario.
Nel 2013 era stata avanzata una proposta di riequilibrio del piano economico-finanziario, respinta dall’amministrazione allora in carica.
Dal 2014 Riccione è stata governata da Renata Tosi e dal centrodestra. Ed è proprio su questa fase che occorre fare piena luce. Nel novembre 2014, durante la giunta Tosi, arriva una formale diffida ad adempiere, quella sulla base della quale viene chiesta la risoluzione del contratto.
A quel punto la controversia era evidente, documentata e potenzialmente molto onerosa per il Comune. Non si trattava più soltanto di discutere le scelte compiute nel 2008, ma di affrontare un problema concreto che rischiava di produrre conseguenze economiche rilevanti per la città.
La giunta Tosi aveva il dovere politico di affrontare quella situazione, verificare gli obblighi contrattuali e soprattutto la possibilità e l’opportunità di trovare un accordo ancora perseguibile. Eppure gli inadempimenti accertati dalla Corte sono proseguiti fino al 2018.
· Perché non si è arrivati a un accordo?
· Quali trattative sono state avviate?
· Quali proposte sono state valutate per evitare che il contenzioso proseguisse?
· E soprattutto, perché non si è riusciti a correggere gli inadempimenti contestati dalla società?
Sono domande precise, alle quali Renata Tosi e il centrodestra devono rispondere.
Non possiamo affermare che una transazione avrebbe certamente evitato la condanna, ma riteniamo che non essere riusciti a trovare una soluzione, dopo anni di amministrazione e con una controversia già aperta, rappresenti un serio problema di responsabilità politica.
C’è poi un altro elemento che merita particolare attenzione.
Il 24 marzo 2020, quando Renata Tosi era ancora sindaca, il Tribunale di Rimini pronunciò la sentenza di primo grado n. 220/2020, respingendo tutte le richieste della società e dando ragione al Comune.
Una decisione favorevole all’amministrazione, ma che non chiudeva definitivamente la controversia. La società presentò appello e la Corte di Bologna ha ora ribaltato completamente quel giudizio, riconoscendo la gravità degli inadempimenti e dichiarando risolta la convenzione.
La sentenza del 2020 non eliminava dunque i rischi economici di un eventuale ribaltamento in secondo grado. Anche su come quei rischi siano stati valutati e gestiti durante l’amministrazione Tosi è necessario fare chiarezza.
Il centrodestra non può oggi limitarsi a ricordare che la convenzione fu firmata nel 2008. Renata Tosi ha governato Riccione per otto anni, ha ricevuto una diffida formale, ha gestito il contenzioso e ha visto arrivare la sentenza di primo grado. Non può essere considerata una semplice spettatrice di questa vicenda.
La Corte non attribuisce responsabilità giuridiche personali ai sindaci. Ma la responsabilità politica è un’altra cosa: significa anche saper affrontare i problemi ereditati, correggere gli errori e assumere le decisioni necessarie per tutelare gli interessi della comunità.
Oggi l’amministrazione Angelini deve affrontare una situazione molto pesante, valutando tutte le possibilità di tutela giudiziaria e finanziaria del Comune.
Il Partito Democratico ritiene indispensabile una ricostruzione completa e trasparente delle decisioni assunte nel corso degli anni. Ma una cosa deve essere chiara: chi ha governato Riccione dal 2014 al 2022 non può oggi presentarsi soltanto come accusatore. Deve spiegare che cosa ha fatto concretamente per affrontare una controversia già aperta e perché non si è riusciti a trovare una soluzione prima che il Comune si trovasse esposto a una condanna di queste dimensioni.
Infine, riteniamo risibile l’accusa che Renata Tosi rivolge all’attuale amministrazione in riferimento alla negazione degli atti relativi alla vicenda; ha fatto la sindaca per ben otto anni e aveva accesso a ogni tipo di documentazione.
E a lei e al suo ex assessore al bilancio Luigi Santi, che accusano l’amministrazione di non aver accantonato a bilancio le somme per le cause pendenti, chiediamo quanto nei loro otto anni di governo hanno previsto a bilancio per l’eventuale condanna al risarcimento dei danni”.











