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Home Località Riccione

Raibano, che cosa esce dal kamino?

Redazione di Redazione
6 Ottobre 2006
in Riccione
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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AMBIENTE – La lettera

– Fuoco, fuochino / cosa esce dal kamino? / Fumo, ceneri, diossine, / particelle sopraffine. / Sul combusto dei rifiuti / Arpa ed Hera restan muti. / L’immondizia è un grosso affare / e non voglion riciclare…
E’ l’inizio della “Filastrocca del kamino di Raibano”. Questo mostro si trova sul nostro territorio, vicino alle nostre case, ad un passo da Aquafan e dalle nostre spiagge, dal 1974 e da allora ha scaricato nell’atmosfera milioni di tonnellate di gas velenosi, diossine, furani, ceneri, particolato primario e secondario, per non parlare dei residui di queste combustioni che, essendo altamente tossici, vanno “smaltiti” in discariche per rifiuti speciali. Chi avesse voglia di “appostarsi” nelle vicinanze dell’inceneritore di notte, assisterebbe ad un insolito via vai di camion provenienti da ogni dove, che scaricano tonnellate di immondizia da bruciare.
Il presidente della Provincia di Rimini, Ferdinando Fabbri, nel suo discorso conclusivo al Consiglio provinciale aperto del 3 agosto scorso, ha dichiarato che l’inceneritore ci consente di essere autonomi nello smaltimento dei rifiuti perché è “immorale portare rifiuti a casa degli altri”; invece se sono gli altri a portare i loro rifiuti a casa nostra, non è immorale? E poi, a prescindere da chi è il legittimo proprietario dell’immondizia, la cosa più immorale è mettere la salute in secondo piano, a volte non parlarne neppure, ostinandosi a non voler riconoscere le alternative all’incenerimento che, ci sono e sono validissime. Quando bruciamo qualcosa, non facciamo scomparire, ma la trasformiamo. Un oggetto assolutamente innocuo può, grazie alla combustione, produrre sostanze nocive alla salute.
Il grado di pericolosità degli inquinanti prodotti varia a seconda della natura di quello che si brucia e della sua quantità. Dal camino di un inceneritore esce di tutto e questo dipende da quello che buttiamo dentro a quel forno. Il Dr. Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di S. Vito (MO), ha eseguito delle analisi di polveri e ceneri prelevate all’interno del perimetro dell’inceneritore di Raibano, a distanza di qualche mese l’una dall’altra. Nel primo caso è stata rilevata una grandissima quantità di piombo, molto pericoloso per la salute, forse proveniente dalla combustione di pile scariche e, di seguito, bario, zolfo, alluminio, rame, tantalio, zinco, silicio, ferro e quant’altro ancora.
Un particolare molto preoccupante riguarda anche la facilità con la quale si può accedere all’interno della struttura dell’inceneritore, dove le polveri che fuoriescono da tubi, sportelli di forni e guarnizioni e conteiner pieni di elementi tossici (abbiamo le foto), sono praticamente alla portata di tutti e, comunque, occorre sottolineare che, se anche i cancelli fossero adeguatamente sbarrati, le ceneri e le polveri sono talmente fini che uscirebbero comunque svolazzando da tutte le parti, spinte dal minimo soffio di vento e percorrendo chilometri e chilometri.
Il Dr. Montanari ha detto che sarebbe interessante analizzare la sabbia delle nostre spiagge e noi stiamo facendo il possibile per accontentarlo perché quando la scienza chiama è bene rispondere.
E adesso parliamo di soldi: chi si riempie le tasche col business degli inceneritori? Nel nostro caso provinciale Hera, un’azienda già varie volte causa di malcontenti e disservizi e che ha licenziato, tra l’altro, il 9% dei dipendenti a scapito della qualità e a beneficio dei profitti. Nata dalla fusione di ex municipalizzate, Hera (quotata in borsa) detiene il monopolio dei rifiuti in gran parte della regione, non senza il benestare di vari funzionari statali, provinciali e comunali che invece dovrebbero tutelare la salute del cittadino (Art. 32 della Costituzione). Enormi interessi in ballo, tant’è vero che nemmeno “Striscia la Notizia” si è azzardata a toccare l’argomento nonostante i servizi fossero già bell’è pronti.
A causa dei cosiddetti “certificati verdi”, i famigerati cip6, noi diamo il 7% della nostra bolletta Enel agli inceneritori (che però vengono chiamati termovalorizzatori). Nel 2004, grazie a questo stratagemma, i novanta termovalorizzatori di biomasse e rifiuti attualmente in funzione in Italia, hanno ricevuto incentivi per 144 milioni di euro, pagati letteralmente da tutti noi e sottratti allo sviluppo delle vere fonti energetiche rinnovabili. Non ci credete? Controllate la vostra bolletta Enel alla voce “componente A3”. Quei soldi andrebbero alle fonti pulite ed invece il 92% è andato ad impianti inquinanti.
Vari gruppi nella nostra provincia si stanno impegnando per informare i cittadini dell’ennesima fregatura. Sono state raccolte oltre 6mila firme per accogliere il progetto “Rifiuti Zero”, che prevede la messa in pratica delle quattro R: Riduzione, Riuso, Riciclo, Recupero e dunque l’abbandono della costruzione della quarta linea di inceneritori.
Ma Hera cosa dice? Che la raccolta differenziata sta progredendo, che vogliono arrivare al 35% entro il 2007 e al 50-60% entro il 2013 (in Germania sono già adesso al 70%), ma nel frattempo bisogna bruciare. Peccato che da queste percentuali e dai tempi di costruzione del nuovo forno (circa 8 anni), si calcola che quando il ‘termosprecone’ sarà pronto, neanche servirà più e sapete quanto costa un inceneritore? Circa 250 milioni di euro presi dalle nostre tasche. Quanti impianti ad energia (realmente) rinnovabile ci potremmo comprare? Tanti da alimentare una città come New York per almeno dieci anni. Smettiamola di farci fregare.

Sonia Toni,
Comitato Rifiuti Zero

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