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Home Economia

INCHIESTA Economia, salvi con l’export

Redazione di Redazione
28 Gennaio 2013
in Economia, In primo piano, L'inchiesta
Tempo di lettura : 3 minuti necessari
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di FRANCESCO TOTI

Si chiama Bicma. Ha sede a Mondaino e sfida colossi come 3M. Produce catarifrangenti, pannelli di sicurezza per veicoli commerciali ed industriali. E’ leader in molti mercati dell’Europa dell’Est. In uno stabilimento di 6.500 metri quadrati, impiega più di 50 persone. E’ una delle imprese che fanno intravedere una luce in fondo al tunnel della crisi scoppiata nel settembre del 2008, ma con avvisaglie già nella primavera dello stesso anno.

E a leggere con la lente del buon senso prima ancora delle competenze, l’intreccio sociale italiano sorgeva spontanea una riflessione negli anni del boom, semplice quanto banale: non può durare. Non può durare una società solista, con un’organizzazione pubblica spesso inefficiente e con tangibili vizi di corruzione. Dove ogni città ha un aeroporto (ce ne sono una novantina) ed un’Università (sempre attorno alle 90). La sintesi economica e sociale scandita dalle asettiche statistiche è questa: l’Italia è la nazione più iniqua e corrotta dell’Occidente. Malessere sempre meno tollerati dagli italiani. Archiviata la riflessione del buon senso, il Paese, sempre quel Paese corrotto ed inefficiente, che mai diresti, fa cose meravigliose. Come la Bicma e le quasi 40mila aziende del tessuto produttivo del Riminese.

Il riccionese Piero Manaresi acquista e vende aziende. I suoi clienti sono i fondi internazionali; l’80 per cento delle compravendite delle imprese è nelle loro mani. Già perito del Tribunale di Parma per venire a capo dei labirinti societari della Parmalat dopo il crack, Manaresi analizza i bilanci delle imprese e poi ne propone l’affare. A chi gli chiede come sono i bilanci delle aziende più grandi della provincia (le prime 500 per fatturato), racconta: “Ho visto gli indicatori del 2011, pensavo peggio. Mi hanno meravigliato in positivo”.

E questo positivo passa per i mercati esteri. Infatti, le principali fonti di previsione sugli andamenti economici affermano che il 2013, per l’Italia, sarà ancora un anno di recessione: meno 1,1% il Pil (Prodotto interno lordo), a fronte di un meno 2,1% del 2012. Solo nel 2014 ci dovrebbe essere una minima inversione di tendenza con un più 0,6%. In questo quadro di magre vacche interne, gli imprenditori del territorio cercano le vie dell’export. Gli indicatori evidenziano che la quota export è in netto aumento. Ma nuovi mercati significano tensione psichica, fatica e tempo. Investimenti.

Il trend è confermato anche dai dati Istat (l’Istituto nazionale di statistica). Secondo i quali l’export della provincia di Rimini, nel primo semestre del 2012, si attesta ad oltre 914 milioni di euro, contro i circa 860 dell’anno precedente. Un incremento del 6 %, che porta Rimini ad essere la seconda provincia, assieme a Ferrara, per aumento percentuale in Emilia Romagna, precedute soltanto da Piacenza. La percentuale sale analizzando i numeri dell’indagine congiunturale di Confindustria Rimini, dove si evidenzia che l’export nel primo semestre del 2012 ha registrato una crescita del 9,9%, rispetto allo stesso semestre del 2011.

Per quanto riguarda le esportazioni, l’Europa Comunitaria continua ad essere la principale area di riferimento, per quanto in lieve decremento rispetto al 2011. Significativo è il trend positivo riguardante l’Europa dell’Est, quella non comunitaria. Francia e Germania si confermano i paesi verso cui sono prevalentemente destinati i prodotti delle imprese riminesi, rispettivamente il 54,3% e il 50,4%. Balza al terzo posto la Russia. In una indagine di Confindustria, le imprese puntano al mercato russo, segnalato dal 32 % del campione; seguono il Brasile (22,4% contro il 18,2% del 2011), la Cina (15,6% contro il 15% dello scorso anno), gli Stati Uniti (12,9% contro il 9,8% dello scorso anno), Arabia Saudita (11,6%), Germania (10,9%), India (9,5%), Francia (8,8%), Emirati Arabi Uniti (8,2%), Turchia (7,5%). Da rimarcare il forte calo di interesse per la Spagna che rispetto al 14,7% di preferenze dell’indagine 2011, nel 2012 registra soltanto il 4,1 dei consensi.

Maurizio Focchi, titolare di un’azienda che fa facciate continue, con una robusta presenza in Gran Bretagna, chiama le istituzioni. Dice in qualità di presidente di Confindustria Rimini: “In questa situazione riteniamo necessaria un’azione di collaborazione e di solidarietà, con l’assunzione di responsabilità istituzionali, collettive e anche individuali. In concreto, proponiamo alle più importanti autorità etiche e civili di facilitare la costituzione di un ‘Gruppo di lavoro’ che abbia l’unico obiettivo di contribuire all’attraversamento di questo grave momento: tramite analisi accurate della situazione in atto, ma specialmente con proposte di sinergie ed azioni concrete per affrontare e risolvere problemi ed emergenze. Il fine è far sopravvivere le imprese, unico strumento per garantire il futuro e attutire gli squilibri sociali che stiamo vivendo”.

Uomo fuori dai canoni, da sempre impegnato nel sociale, chiude la sua proposta con una citazione: “Augurando a tutti un buon 2013, concludo con una riflessione dello storico britannico Thomas Fuller 1650: E’ sempre più buio appena prima dell’alba”. Queste autorità etiche e civili, come le chiama Focchi, è la politica, sono le istituzioni pubbliche. Sorge di getto una domanda: ma se hanno fatto poco finora, perché dovrebbero cambiare nottetempo? Qualcuno ci infila dentro anche le banche ed il sistema finanziario internazionale, ma questi due attori sono più la conseguenza di una politica debole che le cause.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Tags: eticaexportfocchiimpreseistituzioniregolesviluppo
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