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Il pastificio Ghigi finisce al colosso Zara. L’ultimo salvataggio è del tandem Ciotti-Fabbri, un disastro industriale ed urbanistico

Redazione di Redazione
10 Settembre 2015
in Economia, In primo piano, Morciano
Tempo di lettura : 2 minuti necessari
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ghigi-inaugurazione
La folla accorsa nel 2013 per l’inaugurazione del nuovo stabilimento (Foto De Angelis)

 

Un colosso veneto della pasta nuovo socio forte del pastificio Ghigi. Pasta Zara, gruppo di Treviso che se la cava non bene benissimo, ha preso sotto il suo ombrello l’azienda morcianese-sanclementese. Quest’anno dovrebbe fatturare, Pasta Zara, 280 milioni di euro (erano 263 nel 2014). Impiega 440 persone ed esporta il 98 per cento della produzione. Con la sua bandiera in 108 nazioni. L’ingresso dei nuovi soci era un passaggio quasi obbligato per la storica azienda romagnola che dalla metà degli anni Sessanta è in balia degli uomini e del loro nulla; veniva, la Ghigi di San Clemente dei Consorzi agrari, da 3 anni conti in rosso. E da un poderoso investimento con linee produttive all’avanguardia. La speranza è che il marchio che ha reso famoso Morciano in Italia e creato ricchezza in Valconca per più di un secolo possa ripartire con progetti solidi. Pasta Zara è stata fondata più di un secolo fa dalla famiglia Bragagnolo che in quattro generazioni ha saputo trasformare un piccolo laboratorio artigianale in un’azienda di dimensioni mondiali. Alla Ghigi, per inciso, è successo l’esatto contrario.
Gli indicatori economici  affermano che va. Nel 2013, il fatturato è stato di 235 milioni di euro (più 14% circa rispetto al 2012). Ha tre stabilimenti in Italia (Riese in Veneto, Muggia in Friuli Venezia Giulia e Rovato in Lombardia). Lavorano 362 giorni l’anno (con il benestare sindacale); producono a ciclo continuo 22 linee di pasta. Il 14,5% della pasta secca italiana consumata nel mondo è prodotta da Pasta Zara, un
risultato che mette l’azienda al primo posto tra gli esportatori italiani, con il proprio marchio e come terzisti, e al secondo posto tra i produttori in Italia. Pasta Zara è da sempre orientata all’export, fin da quando nel 1932 scelse la Dalmazia, allora italiana, per espandersi sul mercato dell’est; esperienza terminata con la Seconda Guerra Mondiale e la confisca di Tito.

 

Ghigi, un po’ di storia. Fondata nel 1870 nella Morciano vecchia, l’azienda è sempre cresciuta. La massima espansione è a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Ha una squadra di ciclisti professionisti (anche il campionissimo Coppi ne veste i colori) e fa pubblicità su Carosello. Negli anni Sessanta i fratelli si dividono. Angelo va a Rimini e costruisce un nuovo stabilmento; i ruderi si possono scorgere ancora oggi sulla superstrada per San Marino, a metà strada tra autostrada e Cerasolo. A Morciano resta Emilio, persona buona ma non all’altezza del ruolo. Nei primi anni ’70 iniziano una serie di salvataggi di stato. Entra nell’orbita delle cooperative verdi (cioè legate alla cultura del Partito repubblicano). Nulla. L’azienda si avvita su se stessa, bruciando immani risorse. L’ultimo salvataggio è del tandem Giorgio Ciotti- Nando Fabbri (sindaco di Morciano e presidente della provincia). Altro disastro industriale ed urbanistico. Bastava ascoltare Battazza, allora all’opposizione, per evitarlo.

Tags: cessioneclaudio battazzagiorgio ciottinando fabbripastificio ghigizara
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