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Quando si dice trovare il pelo nell’uovo

Redazione di Redazione
30 Settembre 2022
in In primo piano, La buona tavola
Tempo di lettura : 4 minuti necessari
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uovasignificatocodicedi MILENA ZICCHETTI

Al centro di numerose preparazioni e dietro la forma così perfetta e fragile del suo guscio, l’uovo racchiude in sè un prezioso concentrato di sostanze che lo rendono un alimento straordinario ed estremamente nutriente. In un uovo di gallina, dal peso medio di 60gr, sono concentrati lipidi, proteine dal valore biologico altissimo, ferro, fosforo, sodio, magnesio, potassio, vitamina A, D ed E (presenti nel tuorlo) e vitamine del gruppo B, contenute sia nel tuorlo che nell’albume, il tutto per un apporto di circa 80 calorie. Un alimento che ha davvero bisogno di pochissimo altro per esprimere al massimo il suo potenziale. E questo lo sapeva bene anche Dante Alighieri, secondo il quale, l’uovo con il sale, sarebbe stato il miglior alimento al mondo. Forse non tutti però sanno che, in Italia, sono 13 miliardi le uova che vengono consumate ogni anno, indicativamente 12 kg pro-capite. Una parte di queste viene naturalmente assunta indirettamente e quindi sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari.

Ma veniamo al dunque: le uova, anche se sembrano tutte uguali, in realtà non lo sono. Una prima distinzione va fatta dal punto di vista commerciale, secondo il quale sono suddivise in Categoria A, quelle destinate al consumo umano, e Categoria B, quelle destinate alla trasformazione, solitamente dopo essere state pastorizzate. Quindi vengono distinte in base al loro peso: XL uovo grandissimo di oltre 73 grammi, L uovo grande, da 63 a 73 grammi, M uova medie, da 53 a 63 grammi, S uova piccole, meno di 53 grammi. Ma quanti sanno che ci sono ben quattro tipologie di uova in vendita sul mercato, a seconda di come vengono allevate le galline?

Non ci si deve fermare quindi a quello che c’è scritto sulle confezioni, o limitarsi a guardare le immagini o gli spot pubblicitari, dove si vedono galline che vengono lasciate razzolare libere perchè  nella maggior parte dei casi non è così. Come riuscire quindi a districarsi nella vasta offerta di mercato, per una scelta più consapevole e di qualità? Quello che molto semplicemente ognuno di noi dovrebbe fare, è controllare l’etichettatura delle uova che, ai sensi del Regolamento CE 2295 del 2003, è obbligatoria (e non lasciata alla discrezione del produttore). Dal 2004 infatti, tutte le uova prodotte nell’Unione Europea, hanno sul guscio una etichetta ben precisa, un vero e proprio codice identificativo alfanumerico stampigliato (es: 0IT009FO290), che fornisce tutte le informazioni sulla loro produzione e provenienza. In questo modo il consumatore ottiene tutte le informazioni essenziali su come sono state allevate le galline.

Cerchiamo ora di capire come leggere questo codice. La prima cifra indicata, è la più importante e identifica la tipologia di allevamento. Ne esistono di quattro tipi e sono contrassegnati dai numeri 0-1-2-3. Troviamo quindi uova da agricoltura biologica – ‘0’ (come nel nostro caso), dove gli allevamenti sono soggetti alle principali caratteristiche e normative in materia, vengono utilizzati mangimi biologici all’80% e le galline stanno per lo più in un terreno naturale e all’aperto. Segue poi l’allevamento all’aperto – ‘1’, in cui le galline per alcune ore al giorno possono razzolare in un ambiente esterno, ma protetto e controllato per ragioni sanitarie e per prevenire contagi con animali esterni all’allevamento, e le uova vengono deposte sul terreno o nei nidi. A salire troviamo l’allevamento a terra – ‘2’, dove le galline vengono allevate in grandi capannoni con luce artificiale e una densità non superiore a 7 animali per mq. Anche in questo caso, le uova vengono deposte nei nidi o sul terreno. Questa dicitura trae però spesso in inganno.

Come le aziende stesse dichiarano, dispongono di impianti di allevamento sicuramente all’avanguardia e nel rispetto delle normative vigenti sul benessere animale, ma specificano loro stesse che garantiscono un ambiente naturale “dal momento della deposizione delle uova fino alla raccolta” e quindi non un ambiente naturale nella quotidianità della vita della gallina. Infine abbiamo l’allevamento in gabbia (o in batteria) – ‘3’, in cui le galline vengono allevate in un ambiente confinato, rinchiuse perennemente in gabbie e depongono le uova direttamente in una macchina preposta alla raccolta. Un allevamento che “sicuramente” causa problemi sia fisici che mentali alle galline che non possono avere quegli atteggiamenti tipici della loro specie, data la scarsità di spazio.

Continuiamo la lettura del nostro codice alfanumerico. IT sta per Italia e indica la nazione di produzione (il nostro paese produce tutte le uova di cui abbiamo bisogno, per cui difficilmente si troveranno altri codici). Segue poi il codice ISTAT del comune dove è situato l’allevamento e la sigla della provincia di ubicazione del produttore (nel nostro esempio, 009FO = Forlì-Cesena). Per finire, il codice identificativo del singolo allevamento in cui la gallina ha fatto l’uovo (290), necessario per la tracciabilità.

Gli allevamenti delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna (come molte in Emilia Romagna), hanno già tempo deciso di dire “no” all’allevamento di tipo ‘3’, tirando fuori le galline dalle gabbie e lasciandole vivere libere, preferendo per lo più allevamenti di tipo ‘2’ a terra e, in alcuni casi, biologici o all’aperto. Ma quali tipologie di uova troviamo sugli scaffali dei nostri supermercati e quali sono le loro scelte commerciali? Ne abbiamo verificato qualcuno. Sui banchi Coop, non ci sono uova che provengono da allevamenti di galline in gabbia. “Una decisione – dichiarano – che vuole coinvolgere in questa scelta anche tutti i nostri fornitori” e di questo ne fanno buona mostra nei singoli punti vendita, con tanto di cartello informativo. A parte una sola confezione di uova fresche biologiche ‘Vivi Verde Coop”, le altre confezioni sono tutte di uova da allevamento a terra, di tipo 2: Tedaldi, Coop e Fattorie Natura. Non è la stessa cosa nei punti vendita Sisa, dove le uova sono prevalentemente di tipologia ‘3’ e provenienti dal triveneto. Tra queste i marchi Sisa e Coccovo Italianissime. Un solo marchio propone uova da allevamento a terra: Gusto&Passione. L’ultimo controllo è stato effettuato presso il punto vendita A&O dove risultano paritarie le proposte di varie categorie: due confezioni propongono uova biologiche (Prima Natura Bio e Natura Chiama Selex), due uova da allevamento a terra di tipo 2 (le uova marchio Selex e Tedaldi) e due di tipologia 3 allevamento intensivo in gabbia (Le Naturelle e Fress). La differenza tra una confezione di uova da galline allevate in gabbia e le altre non è che di pochi centesimi. A voi la scelta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Tags: a terraallevamenticodicedifferenzegrande distribuzioneintensiviuova
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