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Pesaro. Comitato Pesaro no Gnl: “Pozzi contaminati e appello alla Commissione europea”

Redazione di Redazione
14 Giugno 2026
in Ambiente, Pesaro
Tempo di lettura : 5 minuti necessari
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Roberto Malini e Lisetta Sperindei di fronte al Tribunale di Pesaro, in attesa della seconda udienza

Roberto Malini e Lisetta Sperindei di fronte al Tribunale di Pesaro, in attesa della seconda udienza

Pesaro. Comitato Pesaro no Gnl: “Pozzi contaminati e appello alla Commissione europea”.

“Il caso GNL a Pesaro entra in una fase ancora più delicata. Mentre il progetto di riconversione dell’area Fox Petroli in impianto di liquefazione del gas naturale prosegue il proprio iter autorizzativo dopo il Nulla Osta di Fattibilità positivo, seppure condizionato, espresso dal Comitato Tecnico Regionale, nuovi elementi documentali riportano al centro della discussione pubblica la storia ambientale della piana del Foglia e la necessità di verifiche indipendenti, approfondite e trasparenti.

La recente presa di posizione di Pia Perricci sui pozzi Borgheria ha riaperto una questione che non può essere considerata marginale. Le analisi ARPAM richiamate nella documentazione disponibile indicano la presenza, già dal 2003, di solventi clorurati, in particolare tricloroetilene e tetracloroetilene, in diversi pozzi destinati all’approvvigionamento idropotabile del territorio pesarese. Si tratta di pozzi oggi inattivi, ma tuttora collegati a una vicenda ambientale più che ventennale, relativa a un sito inserito nell’elenco regionale dei siti contaminati.

Per il Comitato PESARO: NO GNL, questo dato ha un’importanza enorme. Non riguarda solo il passato, ma il modo in cui oggi vengono valutati i rischi ambientali e industriali in un territorio fragile, urbanizzato, segnato da una lunga storia produttiva e attraversato da una nuova procedura autorizzativa per un impianto classificabile come attività ad alto rischio.

“Se la contaminazione era nota da oltre vent’anni, perché la città non è stata informata con chiarezza, continuità e completezza? Perché una vicenda che riguarda pozzi, acque sotterranee, salute pubblica e storia industriale non è diventata oggetto di una relazione pubblica, organica, accessibile a tutti i cittadini? E perché oggi si procede verso un nuovo impianto pericoloso senza pretendere prima una ricostruzione integrale dello stato ambientale del sito e della piana del Foglia?”, chiede il Comitato.

I solventi clorurati non sono presenze neutre nel sottosuolo. Sono sostanze utilizzate storicamente in numerosi impieghi industriali, fra cui sgrassaggio, lavaggio di componenti metallici, serbatoi, valvole, tubature e apparati tecnici. Quando raggiungono il sottosuolo e le falde, possono produrre contaminazioni persistenti, difficili da localizzare, da attribuire e da rimuovere. Per questo servono indagini stratigrafiche, carotaggi, campionamenti a diverse profondità, verifiche sulla falda profonda e non solo controlli superficiali o limitati alla falda più prossima al piano campagna.

Il Comitato ritiene che il NOF positivo concesso dal CTR non possa essere considerato una garanzia sufficiente, soprattutto se non accompagnato da un supplemento di istruttoria ambientale e di sicurezza. In un’area vicina al fiume Foglia, fragile dal punto di vista idrogeologico, inserita in un contesto urbano e storicamente industriale, il principio di precauzione dovrebbe imporre il massimo rigore prima di ogni ulteriore passo autorizzativo.

In questo quadro si inserisce anche l’azione promossa da Legambiente e sostenuta da AVS, insieme alle iniziative istituzionali già avviate in Consiglio regionale per chiedere chiarezza sulle condizioni ambientali e di sicurezza del sito Fox Petroli. Il punto comune è uno: non si può decidere il futuro di un impianto GNL in una città abitata senza prima conoscere con precisione lo stato reale del suolo, del sottosuolo, delle falde, dei serbatoi storici, delle strutture obsolete e dei possibili scenari incidentali.

Il Comitato PESARO: NO GNL ha inoltre presentato un appello e una denuncia alla Commissione europea, già protocollati, chiedendo che il caso venga esaminato alla luce delle norme europee in materia di ambiente, sicurezza industriale, rischio di incidente rilevante, principio di precauzione, salute pubblica e partecipazione dei cittadini. L’appello chiede che le strutture competenti della Commissione verifichino la compatibilità del progetto con gli standard europei e valutino l’opportunità di un intervento o di una missione di approfondimento.

Contestualmente, il Comitato rivolge un appello urgente alle istituzioni italiane: Regione Marche, Comune di Pesaro, ARPAM, CTR, Vigili del Fuoco, Provincia, AST e ogni altro ente competente non procedano oltre nell’iter autorizzativo senza disporre prima una caratterizzazione ambientale completa, indipendente e pubblica, comprensiva di carotaggi profondi, analisi del suolo e delle acque sotterranee, verifica delle strutture storiche, valutazione idrogeologica e sismica aggiornata, simulazioni complete di incidente rilevante e pubblicazione degli scenari di rischio.

“Non chiediamo rassicurazioni. Chiediamo dati. Non chiediamo formule amministrative. Chiediamo conoscenza. Non chiediamo che qualcuno dica ai cittadini di stare tranquilli. Chiediamo che le istituzioni dimostrino, con documenti verificabili, che non stanno sottovalutando un rischio che riguarda la sicurezza dell’intera comunità”, afferma il Comitato.

Il clima in città è reso ancora più difficile dalla forte apprensione causata dalla causa civile intentata contro Roberto Malini e Lisetta Sperindei, con una richiesta risarcitoria di due milioni di euro, e dalle ulteriori iniziative giudiziarie che hanno colpito o potrebbero colpire chi manifesta opposizione al progetto. Le dichiarazioni apparse sulla stampa locale, nelle quali Fox Petroli ha annunciato azioni contro chi contesta le politiche dell’azienda, che coinduccono all’installazione di un impianto inquinante e di comprovato rischio di incidente rilevante, accrescono la preoccupazione di cittadini e attivisti.

Per il Comitato, questa situazione produce un evidente effetto di scoraggiamento della partecipazione pubblica. In una democrazia, la critica a un progetto industriale a rischio non può essere vissuta come una colpa. I cittadini devono poter porre domande, manifestare, chiedere accesso agli atti, sollecitare verifiche, denunciare criticità ambientali e pretendere trasparenza senza temere conseguenze economiche o giudiziarie sproporzionate.

Il Comitato PESARO: NO GNL ribadisce che la propria opposizione non nasce da un’opinione nei confronti dell’impresa, ma dal principio elementare che un impianto GNL non può essere valutato come un intervento ordinario se sorge in un’area urbana, vicino ad abitazioni, attività, servizi, infrastrutture e al fiume Foglia, dentro un sito con una lunga storia petrolifera e in un territorio nel quale emergono documenti relativi a contaminazioni ambientali pregresse.

La domanda che oggi Pesaro deve porsi è semplice: come può una comunità accettare un nuovo impianto a rischio di incidente rilevante e insalubre se non conosce fino in fondo la storia ambientale del proprio sottosuolo?

Per questo il Comitato chiede:

  1. la pubblicazione integrale e ordinata della documentazione relativa ai pozzi Borgheria e agli altri pozzi interessati da contaminazioni storiche;
  2. una relazione pubblica di Regione Marche, ARPAM, Comune di Pesaro e gestore idrico sulla contaminazione da TCE, PCE e altri eventuali solventi clorurati, con indicazione di sorgenti ipotizzate o accertate, interventi effettuati e stato attuale;
  3. una caratterizzazione ambientale indipendente dell’area Fox Petroli e del contesto idrogeologico circostante, con carotaggi profondi e campionamenti a diverse quote;
  4. simulazioni complete e pubbliche degli scenari di incidente rilevante connessi all’impianto GNL, comprese le interazioni con trasporto su gomma, rischio idraulico, rischio sismico, vicinanza al fiume e prossimità alle abitazioni;
  5. la sospensione di ogni avanzamento autorizzativo finché tali verifiche non saranno svolte e rese accessibili alla cittadinanza;
  6. un confronto pubblico, trasparente e documentato con la popolazione, alla presenza degli enti tecnici competenti.

Pesaro non ha bisogno di silenzi, rassicurazioni generiche o decisioni prese in stanze chiuse. Ha bisogno di verità ambientale, partecipazione democratica e prudenza. Prima di autorizzare un impianto GNL, la città ha diritto di sapere cosa c’è sotto i suoi piedi, nelle sue falde, nella storia industriale della piana del Foglia e negli scenari di rischio che potrebbero riguardare la vita quotidiana di migliaia di persone. Il Comitato PESARO: NO GNL continuerà a chiedere trasparenza, accesso agli atti, verifiche indipendenti e tutela della comunità. Si esprimerà senza paura in piazza, nelle sedi istituzionale e in tribunale. La sicurezza pubblica non può essere subordinata a una “corsa contro il tempo” autorizzativa. Il principio di precauzione non è un ostacolo allo sviluppo, ma la condizione minima per proteggere la vita, la salute, l’ambiente e il diritto dei cittadini a essere informati”.

 

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