Rimini. Lipu: “LA RIMINI CHE NON VOGLIAMO: NO AL CUPOLONE DELLA FIERA. NO A NUOVO CEMENTO A DISCAPITO DEL VERDE, DELLA BIODVIERSITA’ E DELLA SALUTE DEI CITTADINI”.
Canti di codibugnoli, colombacci, tortore dal collare, codirossi, il volo di un’upupa e il passaggio veloce (e magico) di una lepre- perché le lepri quando ti corrono davanti sono sempre un po’ magiche: spuntano dal nulla e tornano nel nulla, che poi il nulla non è mai, è semplicemente il non visto. E lo spazio del resto non è banalmente un vuoto da riempire, lo spazio è sempre uno scorcio da osservare, ascoltare. C’è vita anche quando diamo per scontato che non ci sia: la vita del suolo.
Ed era proprio questo lo scenario sonoro e visivo mercoledì mattina verso le 8 al sopralluogo nell’area verde soggetta a vincolo paesaggistico che si trova a ridosso dell’ingresso ovest della Fiera di Rimini, in Via San Martino in Riparotta, davanti al civico 18.
Nel bel mezzo del cemento, con qualche casa e qualche ritaglio di campo coltivato in lontananza, la presenza di quello spazio verde rende perfettamente l’idea di quanto poco serva alla natura per ESSERCI, esserci senza chiedere niente in cambio. O forse sì, qualcosa la Natura ce lo chiede: ci chiede ASCOLTO, e RISPETTO.
Proprio quello che più fatichiamo a darle.
Anche ADESSO, anche nel pieno della CRISI CLIMATICA, anche quando da più parti ci viene detto che proprio il verde e il suolo lasciato vivo saranno la nostra possibile salvezza, l’Amministrazione di Rimini continua a concepire grandi progetti di CEMENTIFICAZIONE che non tengono conto di quel che resta della natura e di quanto sia sempre più importante realizzare città realmente sostenibili- SOSTENIBILI NEI FATTI, non soltanto a parole. Sostenibili per noi umani e per le altre specie viventi. Sostenibili a partire dal verde che GIA’ c’è.
Il nuovo progetto di ampliamento della Fiera- il Cupolone per intenderci- prevede invece l’esproprio non solo di terreni coltivati, definiti dal nostro Comune “agricoltura RESIDUALE” -le parole a volte sono a tal punto forti e chiare che non necessitano di spiegazioni ulteriori- ma anche e soprattutto di aree verdi in quanto tali: degli oltre 224mila metri quadri per cui è richiesto l’esproprio, più di 155MILA METRI QUADRI sono appunto aree verdi. Senza contare che stiamo parlando di un’area CRITICA da un punto di vista di sedime territoriale (già area di ricarica della falda acquifera) e storicamente interessata dalla ESONDAZIONE del fiume Marecchia (da cui l’aggiunta “in Riparotta” alla denominazione della frazione). Per non parlare poi dei disagi che ne deriveranno nell’immediato, in termini di viabilità, e di aria: l’ARIA CHE SI RESPIRA.
Al di là di tutti i temi già messi in luce in questi mesi dal Comitato, che vi invitiamo a seguire, firmando la loro petizione (disponibile sia in formato cartaceo che online: link nei commenti), dispiace che ancora una volta la ricetta sia la stessa di sempre o di quasi sempre: gettare nuovo cemento, prevedere grandi afflussi di gente, grande traffico, grande inquinamento- il tutto a prescindere dalle aree verdi esistenti.
Sembra che Rimini ci tenga a confermare quel TRISTE PRIMATO messo in luce dall’ultimo report di Ispra sul consumo di suolo. Non dimentichiamolo: Rimini come Provincia nel 2025 è stata la prima per consumo di solo, la PRIMA nella Regione a massimo CONSUMO DI SUOLO. Ci rendiamo conto?
Non è tempo di dire STOP AL CONSUMO DI SUOLO?
Non è tempo di lavorare per il BENE COMUNE e per le REALI necessità dei cittadini?
Non è tempo di pensare all’aria che respiriamo, alla qualità della nostra VITA?
Non è tempo di cambiare la ricetta?
Se trent’anni fa la si poteva scusare, questa ricetta, oggi no. Oggi non la si può più scusare.
Come delegata Lipu porto la VOCE e i DIRITTI della NATURA, ma facendo ciò intendo sempre ricordare che questa voce e questi diritti sono la nostra stessa voce, i nostri stessi diritti.
Sono soprattutto la voce e i diritti delle NUOVE GENERAZIONI.
Questa- proprio questa- è la Rimini CHE NON VOGLIAMO.
Arianna Lanci (Lipu Rimini)










