di Chiara Mazzavillani Vasi
ALLELUIA
<<Cari studenti… Buongiorno. Bene, iniziamo. Questo è il mio dolore.» La maestra indicò un uomo pelato impiccato sulla lavagna con un gesso rumoroso. «E questa è la mia voglia di vivere: una donna con un fiore tra i capelli…>>.
I maschi sgranarono gli occhi e se ne andarono. Le femmine, invece, applaudirono. La maestra non cercò nemmeno di capire la rivolta del genere maschile, ma sorrise, consapevole di aver finalmente ottenuto il suo tempio: un’aula di sole donne.
«Ora possiamo parlare della vita. Della morte voglio far finta di non curarmene. Quindi, voi siete rose. Ne disegno nove, come voi. Nove rose significano voglia di vivere. E chi vuole una paglia? No, scherzo… Siete troppo giovani per fumare. E poi, se prendete il vizio e finite come me con un cancro al seno, chi vi salva? Non certo il principe azzurro. Non buttate la vostra esistenza nel cesso!»
Le fanciulle si alzarono in piedi.
«Alleluia!», gridò lei.
Ma quella frase, in fondo, le spaventò definitivamente tutte. A una a una, le ragazze scivolarono fuori, lasciando l’insegnante sola come una lupa spelacchiata, che si era liberata di un nodo alla gola. Lei si accese l’ultima sigaretta del pacchetto e, con un broncio sul volto, la spense sull’anulare della mano sinistra, formando una cicatrice permanente a forma di fede nuziale mentre ragionava sul futuro delle sue alunne, sperava e pregava. Sperava che nessuna di quelle ragazze in futuro dovesse affrontare una diagnosi come la sua. Pregò per tutte le giovani donne e le sue preghiere, alleluia, funzionarono, perché tutte quante arrivarono a un’età anziana in buona salute.











