– I fratelli Umberto e Dino Gnassi hanno suonato per i grandi della terra: il raffinato presidente dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov, il regista americano Woody Allen, l’immensa poetessa Alda Marini, l’irrefrenabile attore Alberto Sordi, la grande attrice Gina Lollobrigida, il premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini… il critico d’arte Vittorio Sgarbi (del quale conservano il numero di cellulare).
Tutt’e due sono grandi musicisti. Umberto, classe 1968, oggi insegna in una scuola media di Cattolica, ma suona l’amato clarinetto almeno 4 ore al giorno e di tanto in tanto va a Parigi per puro piacere e suonare a Parigi, magari in un locale di Montmartre. Lo fa solo per il piacere di suonare.
Mentre il più giovane di un anno Dino, insegna trombone al conservatorio di Palermo, ma continua a portare avanti l’attività di musicista, arando in lungo ed in largo l’Italia.
A chi chiede come mai si sono buttati nella musica, raccontano: “Ai nostri tempi a Morciano non c’erano molte alternative per i bambini: andare al Centro parrocchiale, giocare a calcio, a calcio balilla in qualche bar. Noi siamo entrati nella Banda Città di Morciano. Quella fu un periodo davvero felice per la musica morcianese; molti i talenti nostri coetanei. Qualche nome: Alberto Facondini, Tiziano Pantucci, Sauro Dadi, Luigi Marzi, i fratelli Marzi, Mario e Stefano…”.
Di quella talentata covata, i fratelli Marzi hanno fatto cose eccellente. Mario è arrivato all’orchestra della Scala; il fratello Stefano ha raggiunto vette importanti.
Umberto e Dino, entrano in Conservatorio a Pesaro. Umberto sin dedica al clarinetto, ma se la cava egregiamente anche col sax. Mentre Dino affronta prima la tromba e poi il trombone. Dino: “Inizia a studiare, a guardarti intorno ed a riflettere. Con i primi concerti, capisci che ti diverti e quando il pubblico ti apprezza diventa una magia. I due, in parallelo agli studi classici, spaziano nel jazz, swing, soul… E si innamorano delle grandi orchestre: quelle di Glen Miller, Louis Amstrong. Insomma, il loro sarà un approccio più moderno e più internazionale. Sortite che saranno utilissime per la loro strepitosa carriera artistica.
Dino: “Quando ero giovane capisco che il nostro territorio è ricco e che riesce a darti molto, ma il centro sono le grandi città: Roma e Milano su tutte. Così dopo i 20 anni parto per Milano. Dopo un paio di mesi inizio a lavorare seriamente, grazie al fatto che avevo allacciato una serie di relazioni suonando nei locali di Milano”.
Sarà l’inizio di una carriera importante, amplificata anche dalla televisione. Il suo primo ingresso nel mondo delle televisioni è nella trasmissione “Paperissima” nel 1991. Le relazioni importanti si infittiscono. Dino conosce Demo Morselli; con lui entra negli studi di registrazione. E’ uno degli orchestrali dei dischi di Jovanotti, Antonello Venditti… Fiorello.
Attraverso Fiorello, nel 1995, Dino Gnassi arriva a Roma per fare “Buona Domenica”, quell’infinito contenitore pomeridiano. Uno dei presentatori è Maurizio Costanzo. Dino: “Con la sua bella voce rauca, dice che una band id 20 elementi è troppo costosa. Ma Fiorello insiste che siamo bravi ed affidabili. Siamo talmente piaciuti che non abbiamo più abbandonato neppure il Maurizio Costanzo Show”. Dino p rimasto fino alla morte del famoso presentatore.
Anche il fratello Umberto, clarinettista di sicuro valore, entra a far parte della band di Maurizio Costanzo; ma la lascia nel 2005. Doveva prendere l’abilitazione al conservatorio Rossini di Pesaro per insegnare ad aveva bisogno di tempo. Ma ha continuato a suonare in molte orchestre romagnole e band fino al 2010. Ha fatto parte delle orchestre Renzo & Luana e Castellina-Pasi. Oggi, insegna soltanto nelle scuole medie, ma per puro diletto continua a suonare. Si esercita alcune ore al giorno e spesso, per puro piacere, si cimenta col Gypsy jazz. A metà agosto è stato 4 giorni in Toscana; di tanto in tanto va a Parigi, zona Montmartre. Umberto: “A Parigi quando suoni, ti guardano come se tu fossi la Madonna. E’ un piacere esibirsi per tali intenditori ed appassionati”.












